11 mar 2026

Ex autista di taxi al centro della guerra ombra russa

Il caso dei sabotaggi coordinati da un ex autista di taxi e finanziati da servizi segreti russi ha scosso le autorità europee, rivelando una strategia di guerra non convenzionale che coinvolge criminali e spie.

22 febbraio 2026 | 07:36 | 5 min di lettura
Ex autista di taxi al centro della guerra ombra russa
Foto: The New York Times

Il caso dei sabotaggi coordinati da un ex autista di taxi e finanziati da servizi segreti russi ha scosso le autorità europee, rivelando una strategia di guerra non convenzionale che coinvolge criminali e spie. Gli attacchi, tra cui l'incendio di oltre 1.000 attività commerciali fuori Warszawa e la distruzione di un negozio IKEA a Vilnius, sono stati attribuiti a una rete che include un ex conducente di taxi, Aleksei Vladimirovich Kolosovsky, 42 anni, e agenti russi. Secondo fonti internazionali, Kolosovsky, legato a gruppi criminali specializzati in hacking, falsificazione di documenti e furto di auto, ha agito come intermediario tra il servizio segreto russo e i criminali europei. Le operazioni, che si estendono anche a Gran Bretagna e Germania, segnalano un cambiamento nella tattica di guerra russa, che si sposta da atti di vandalismo insignificanti a azioni più violenti, come incendi e minacce di morte, con l'obiettivo di indebolire l'unità della comunità occidentale. Il caso ha scatenato una reazione immediata da parte di governi europei, che hanno chiuso i consolati russi in Polonia e intensificato le indagini.

Kolosovsky, noto per la sua apparenza trascurata e la sua origine da un'area rurale russa, ha svolto un ruolo cruciale nella pianificazione e nell'esecuzione delle operazioni. Secondo documenti legali e interviste a oltre una dozzina di funzionari di sicurezza europei, ha collaborato con agenti del GRU, la direzione militare degli spionaggi russi, che si occupano di sabotaggi. La sua rete di criminali, in grado di muoversi liberamente in Europa senza attirare l'attenzione delle forze dell'ordine, ha permesso di distribuire dispositivi esplosivi in stazioni ferroviarie, dove reclute spesso non sospette hanno ritirato le bombe. L'operazione più nota fu l'incendio di un IKEA a Vilnius, dove un ragazzo ucraino, Daniil Bardadim, ha posizionato un dispositivo incendiario il 8 maggio 2024, intenzionalmente programmato per esplodere il 9 maggio, data simbolica per la vittoria sovietica sulla Germania nazista. Bardadim, arrestato in Lituania, aveva con sé materiali per costruire un'altra bomba, tra cui un telecomando e sei cellulari, e aveva ricevuto un'auto come compenso per l'attentato. Queste azioni hanno messo in evidenza come il mix tra criminalità e spionaggio possa ampliare le capacità operative di Mosca.

Il contesto di questa strategia si inserisce in un quadro più ampio di tensioni internazionali. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, il numero di diplomatici russi espulsi dall'Europa è salito a oltre 750, la maggior parte dei quali ritenuti spie. Questo ha reso difficile per gli agenti russi operare in modo tradizionale, spingendo il governo a cercare alternative. Il GRU, che ha già svolto operazioni di sabotaggio in passato, ha rafforzato la sua attività, con l'elezione di un generale, Andrei Averyanov, a capo di un'unità specializzata in attacchi. La collaborazione con individui come Kolosovsky, che hanno accesso a reti criminali, è diventata fondamentale per superare le limitazioni poste dai governi occidentali. Le operazioni sono state coordinate da un "spazio tra la pace e la guerra", come ha sottolineato Blaise Metreweli, capo del MI6, descrivendo le azioni russe come un test per le istituzioni occidentali. Questo approccio, che mescola terrorismo, sabotaggio e crimine, rappresenta un'evoluzione del conflitto, dove la violenza è usata non solo per danneggiare ma anche per indebolire le alleanze.

Le implicazioni di questa strategia sono profonde, segnando un cambiamento nella guerra informale tra Russia e Occidente. L'uso di criminali come intermediari permette a Mosca di evitare il rischio di espulsioni o ritorsioni, sfruttando le reti di persone che operano in modo anonimo. Tuttavia, questa forma di guerra non convenzionale presenta sfide per le autorità, che devono monitorare non solo spie ma anche attività criminali. La lista di oltre 300 nomi di agenti russi coinvolti in operazioni di sabotaggio, fornita da fonti internazionali, mostra l'estensione del fenomeno. I servizi segreti europei, come il Czech Security Information Service, hanno sottolineato come la capacità di Russia di muoversi in Europa sia ridotta, ma l'adattamento a nuove tattiche sta aprendo nuove opportunità. Questa evoluzione richiede un coordinamento internazionale più stretto, con un focus su prevenzione e intelligence, per contrastare una minaccia che si muove tra le linee del conflitto.

La chiusura di questa vicenda segna un punto di svolta nella guerra non convenzionale. Il caso di Kolosovsky e il suo legame con il GRU mette in luce come la Russia stia riconvertendo le sue capacità di spionaggio in un modello ibrido, combinando spie e criminalità. Le reazioni dei governi, come la chiusura dei consolati russi in Polonia, dimostrano la determinazione a contrastare queste attività. Tuttavia, il futuro dipende dall'efficacia delle misure adottate per monitorare e neutralizzare queste reti. La collaborazione tra servizi segreti e forze dell'ordine sarà cruciale per affrontare una minaccia che si evolve rapidamente, con conseguenze potenzialmente devastanti per l'Europa. La strategia russa, sebbene ancora in fase iniziale, segnala un cambiamento di paradigma in cui la guerra non si limita a fronti militari ma si estende a ogni aspetto della società. Il caso di Kolosovsky non è solo un episodio isolato, ma un segnale di come la guerra moderna possa diventare sempre più complessa e imprevedibile.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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