11 mar 2026

Epstein, in Milano rete di modelle pagate da Brunel

Un'inchiesta ha rivelato un network internazionale di abusi sessuali legati a Epstein, con Milano come nodo chiave e Brunel come gestore di ragazze. Il sistema usava carte di credito per occultare il traffico e evitare contatti diretti, svelando una complicità istituzionale.

11 febbraio 2026 | 18:47 | 6 min di lettura
Epstein, in Milano rete di modelle pagate da Brunel
Foto: Repubblica

L'inchiesta sulle reti di abusi sessuali legate al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein ha rivelato un collegamento tra Milano e un'organizzazione internazionale che coinvolgeva giovani donne, spesso adolescenti, reclutate per essere ospitate in hotel della città. Secondo i documenti resi noti dal Dipartimento di Giustizia statunitense, il network aveva accesso a un sistema di trasferimenti organizzati, che includeva l'arrivo all'aeroporto di Malpensa e l'ospitalità in strutture milanesi. Al centro di questa trama c'era Jean-Luc Brunel, agente francese delle modelle, accusato di aver reclutato ragazze per Epstein e di aver gestito i loro spostamenti e i loro soggiorni. I file indicano che Brunel forniva supporto materiale per garantire l'ingresso delle ragazze in camera, un sistema che mirava a evitare il contatto diretto con il finanziere. Le ragazze, inoltre, avevano accesso a carte di credito per coprire le spese, evitando di registrare i costi su conti di Epstein, mentre i saldi venivano gestiti attraverso le segretarie del pedofilo. Questo sistema, complesso e ben organizzato, svela una rete di potere che si estendeva oltre i confini statunitensi, con Milano come uno dei nodi chiave. La vicenda ha riacceso il dibattito su come tali reti siano state possibili e quali responsabilità spettino a chi ha permesso il loro funzionamento.

La collaborazione tra Brunel e Epstein si basava su un accordo che metteva in gioco non solo il traffico sessuale, ma anche il controllo su giovani donne attraverso la moda e il lavoro. Brunel, attraverso la sua agenzia Mc2 Model Management, aveva accesso a un mercato globale di modelle, spesso ragazze con pochi mezzi e una forte dipendenza dal lavoro nel settore. Secondo le accuse, l'agente reclutava ragazze con la promessa di opportunità professionali, ma in realtà le sottoponeva a un sistema di sfruttamento. Le ragazze, una volta reclutate, venivano spostate in modo invisibile, con l'aiuto di Brunel, che garantiva l'ingresso in stanza per il pedofilo. I documenti americani descrivono un sistema in cui le ragazze erano fornite di carte di credito per pagare gli alloggi, riducendo il rischio di un contatto diretto con Epstein. Questo metodo, però, non cancellava le conseguenze: le ragazze, spesso minorenni, erano esposte a abusi sessuali, mentre il sistema di pagamento nascondeva la responsabilità di Epstein e dei suoi complici. L'analisi dei documenti ha anche rivelato come Brunel avesse accesso alle proprietà del pedofilo, tra cui sedi negli Stati Uniti e nelle Isole Vergini, che servivano da luogo per i colloqui. Questo collegamento ha reso la rete ancor più complessa, con il rischio di un impatto globale sull'industria della moda e del modello.

Il contesto di questa vicenda si colloca all'interno di un sistema più ampio di abusi sessuali e traffico di minori, che Epstein aveva sfruttato per anni. L'agente francese, Jean-Luc Brunel, era stato accusato di aver facilitato l'ingresso di giovani donne in un'organizzazione che aveva come scopo principale la sfruttazione sessuale. Le accuse, presentate dai procuratori francesi, indicavano che Brunel aveva "procurato" minori per Epstein, ponendolo al centro di una rete che coinvolgeva centinaia di ragazze. Questa rete, spesso operativa attraverso strutture apparentemente legittime come agenzie di modelli o hotel, aveva trovato un terreno fertile in città come Milano, dove la presenza di un'industria della moda in crescita facilitava l'integrazione delle ragazze nel sistema. Le indagini hanno anche rivelato come Brunel avesse accesso alle proprietà di Epstein, tra cui sedi in America e nelle Isole Vergini, dove si svolgevano incontri segreti. Questi luoghi, spesso ritenuti sicuri, diventavano in realtà centri di controllo e abuso. L'organizzazione, che si estendeva su diversi continenti, sfruttava la complicità di figure chiave, come agenti e manager, per nascondere le proprie attività. L'incriminazione di Brunel, che era già stato indagato per accuse di violenza sessuale e traffico, ha rivelato come la rete fosse strutturata per evitare il controllo delle autorità, sfruttando la complessità dei sistemi internazionali.

L'analisi delle conseguenze di questa vicenda rivela un sistema di abusi che ha messo a repentaglio la vita di molte giovani donne, spesso senza una difesa legale o una protezione adeguata. La collaborazione tra Brunel e Epstein ha svelato come il potere economico e la corruzione delle istituzioni potessero permettere tali abusi per anni. Le accuse a Brunel, tra cui la facilitazione del traffico di minori, indicano un modello di operazione che si basava sulla manipolazione delle opportunità professionali per sfruttare le ragazze. L'organizzazione, che aveva accesso a risorse finanziarie e a strutture di supporto, ha dimostrato come l'indifferenza delle autorità potesse permettere la prosecuzione di attività illegali. La rete di Epstein, con il suo sistema di pagamento attraverso carte di credito e la gestione dei conti tramite segretarie, ha creato una sorta di "nascita" delle ragazze, nascondendo le responsabilità dei complici. Questo sistema, però, non ha potuto resistere alle indagini, che hanno portato alla luce le tracce di un'organizzazione che aveva operato per anni, sfruttando la complessità di un mondo in cui la moda e la bellezza erano diventate strumenti di controllo. Le implicazioni di questa vicenda vanno ben al di là dei singoli casi: mettono in luce come le istituzioni debbano rivedere i meccanismi di protezione delle minori e come il sistema giudiziario debba affrontare le complicità di figure chiave.

La chiusura di questa vicenda ha riacceso il dibattito su come prevenire futuri abusi e garantire la giustizia per le vittime. Le indagini in corso, che coinvolgono non solo il caso di Brunel ma anche altre figure legate al network di Epstein, indicano che il sistema internazionale non è stato in grado di fermare tali attività per anni. Le accuse a Brunel, che ha finito per finire in carcere e suicidarsi, hanno messo in luce le responsabilità di chi ha permesso il funzionamento di una rete così complessa. Tuttavia, il dibattito non si ferma qui: si chiede come le istituzioni possano migliorare la protezione delle minori e come i sistemi economici possano essere ristrutturati per evitare che tali abusi siano possibili. La figura di Virginia Giuffre, una delle vittime, ha svelato come il sistema di controllo su ragazze minorenni potesse essere organizzato con una precisione inaudita. La sua testimonianza, insieme a quelle di altre vittime, ha richiesto un cambiamento radicale nel modo in cui si gestiscono i diritti delle donne e la prevenzione del traffico. Il futuro di questa vicenda dipende da come le autorità riusciranno a affrontare le complicità di figure chiave e a garantire una giustizia che non si limiti ai casi individuali, ma che abbia un impatto strutturale sulle istituzioni.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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