11 mar 2026

Epstein ha stretto legami con ufficiali doganali Usa, indagine penale

Jeffrey Epstein, il noto finanziere accusato di traffico sessuale e abusi sessuali, ha costruito un network di relazioni estese e complesse per mantenere il controllo su attività illegali e evitare la sorveglianza.

20 febbraio 2026 | 03:14 | 5 min di lettura
Epstein ha stretto legami con ufficiali doganali Usa, indagine penale
Foto: The New York Times

Jeffrey Epstein, il noto finanziere accusato di traffico sessuale e abusi sessuali, ha costruito un network di relazioni estese e complesse per mantenere il controllo su attività illegali e evitare la sorveglianza. La sua strategia si basava sulla creazione di legami con figure di potere, tra cui agenti della dogana e del servizio di frontiera (Customs and Border Protection, CBP), che operavano nel porto di St. Thomas, un'importante entrata negli Stati Uniti Virgin Islands. Queste relazioni, documentate da email e registri recentemente rilasciati dal Dipartimento della Giustizia, rivelano come Epstein abbia offerto benefici tangibili, come cibo, voli in elicottero, consulenza finanziaria e persino concerti musicali, ai funzionari che gestivano il traffico di persone e merci verso il suo paradiso fiscale. Il caso ha scatenato un'indagine penale che ha coinvolto agenti del Federal Bureau of Investigation (FBI), del Dipartimento dell'Immigrazione e il sistema giudiziario federale, che hanno esaminato se gli agenti CBP avessero permesso a Epstein e ai suoi ospiti di evitare controlli. Nonostante il lavoro di indagine durato oltre un anno, non ci sono state accuse formali nei confronti degli agenti coinvolti, e i portavoce delle autorità non hanno fornito commenti immediati. L'episodio rappresenta solo una parte di una strategia più ampia, che includeva anche la costruzione di alleanze con politici locali e la gestione di un'immagine pubblica dietro la quale si celava un'attività criminale.

Le relazioni di Epstein con gli agenti CBP si svilupparono a partire dal 2008, un periodo in cui autorità locali avevano già segnalato la sua attività di abusi sessuali su minori sull'isola di Little St. James, proprietà di Epstein. I documenti rivelano come il finanziere abbia utilizzato la sua influenza per influenzare le decisioni degli agenti, che avevano il potere di interrompere il suo modo di vivere privilegiato, tra cui l'importazione di ragazze da paesi esteri. L'indagine ha anche evidenziato come Epstein avesse un rapporto personale con almeno un agente, Carol Montgomery, che aveva ricevuto un prestito di 200.000 dollari dopo essere stata trasferita in un ufficio CBP su terraferma. La sua amicizia con Epstein era talmente forte che, al momento della sua liberazione dal carcere nel 2009, Montgomery aveva scritto: "Benvenuto a casa Jeff". Questi legami si estendevano anche a figure come Timothy Routch, un agente CBP che aveva collaborato con Epstein per anni, ritenendolo una figura di riferimento per questioni finanziarie e potenziali carriere politiche. Il rapporto tra i due era così stretto che Routch ha dichiarato di non aver mai saputo del traffico sessuale, pur essendo stato in contatto con Epstein per anni.

Il contesto del caso è radicato in un sistema di potere e corruzione che ha permesso a Epstein di operare per anni senza essere fermato. Gli Stati Uniti Virgin Islands, un territorio d'oltremare, avevano offerto alle aziende come quelle di Epstein vantaggi fiscali significativi, il che ha reso il luogo un'area di interesse per attività illegali. Epstein, che aveva già avuto un processo per prostituzione minorile nel 2008, aveva utilizzato le sue relazioni per mitigare i controlli, anche quando era in libertà vigilata. La sua capacità di costruire alleanze con funzionari locali, tra cui la moglie del governatore, era un elemento chiave per mantenere il controllo. Tuttavia, il caso ha rivelato come queste relazioni fossero state messe a dura prova quando l'indagine federale ha iniziato a scoperchiare la rete di potere che aveva protetto Epstein. L'assenza di accuse formali contro gli agenti CBP ha suscitato dubbi su quanto la giustizia abbia realmente investigato sulle sue attività, nonostante le prove documentate.

L'analisi del caso rivela le implicazioni di un sistema in cui il potere di un individuo può essere sfruttato per evitare la sorveglianza. Le relazioni di Epstein con i funzionari CBP non solo gli hanno permesso di gestire le sue operazioni illegali, ma hanno anche creato un ambiente in cui le norme legali venivano sottoposte a pressione. L'indagine, pur non essendo arrivata a accuse formali, ha evidenziato come le dinamiche di corruzione possano influenzare le istituzioni. La mancanza di risposte da parte delle autorità sugli agenti coinvolti solleva questioni su come la giustizia federale abbia gestito l'inchiesta. Inoltre, il caso ha messo in luce le vulnerabilità di un sistema in cui la corruzione può diventare un mezzo per evitare il controllo legale. La rete di Epstein, che si estendeva da politici a funzionari, rappresenta un esempio di come il potere possa essere sfruttato per mantenere una posizione di privilegio.

La chiusura del caso, pur non essendo definitiva, apre nuove prospettive. L'indagine non ha portato a accuse formali, ma ha lasciato aperte molte domande su come i legami tra Epstein e i funzionari CBP abbiano potuto influenzare la sua attività. Il caso ha anche sollevato interrogativi sull'efficacia delle istituzioni in grado di controllare figure con tanta influenza. Mentre l'opinione pubblica continua a chiedere risposte, il destino degli agenti coinvolti rimane sconosciuto. L'episodio rappresenta un esempio di come la corruzione possa operare in un sistema complesso, ma anche come la lotta al potere illegittimo possa richiedere un'azione più incisiva. La mancanza di risultati concreti lascia aperta la possibilità di nuove indagini, ma il caso di Epstein rimarrà un simbolo di come il potere può essere utilizzato per evitare la giustizia.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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