11 mar 2026

Enasarco: acquisto case. Stop da destra e sindacati attaccano

Roma Capitale si trova in un delicato equilibrio tra l'obiettivo di risolvere l'emergenza abitativa e le crescenti resistenze di una parte della popolazione e delle istituzioni.

13 febbraio 2026 | 20:39 | 5 min di lettura
Enasarco: acquisto case. Stop da destra e sindacati attaccano
Foto: RomaToday

Roma Capitale si trova in un delicato equilibrio tra l'obiettivo di risolvere l'emergenza abitativa e le crescenti resistenze di una parte della popolazione e delle istituzioni. Dopo anni di dibattito e tentativi di trovare una soluzione al problema delle famiglie in attesa di una casa da anni, il Comune ha annunciato un piano ambizioso: l'acquisto di 1.040 appartamenti appartenenti all'Enasarco, ente previdenziale che gestisce immobili a scopo sociale. L'operazione, che ha visto la firma di un rogito per 338 unità a un costo complessivo di circa 53 milioni di euro, ha però scatenato una reazione di protesta da parte di chi aveva precedentemente acquistato immobili da Enasarco, nonché attacchi da parte di parte della politica e dei sindacati. L'obiettivo dichiarato del piano è di rispondere a due esigenze contrapposte: quelle delle famiglie nella graduatoria Erp, che attendono da anni una casa, e quelle della cosiddetta "fascia grigia", che non soddisfano i requisiti per l'assegnazione ma non hanno neppure i mezzi per accedere al mercato. L'inserimento di nuclei a basso reddito in condomini precedentemente privi di tali soggetti ha suscitato preoccupazioni, soprattutto per il rischio di un calo del valore degli immobili e della possibilità di morosità da parte degli inquilini Erp.

Il Comune, conscio delle critiche, ha tentato di rassicurare i proprietari quartiere per quartiere, promettendo tre misure chiave: limitare al 15% la quota di assegnazioni Erp in ogni stabile, aprire bandi specifici per categorie come coppie giovani, forze dell'ordine e padri separati, e garantire che il rapporto tra Comune e inquilini sia diretto, escludendo l'amministratore di condominio. Queste misure, però, non hanno placato le preoccupazioni. Tra le principali preoccupazioni c'è la paura che l'arrivo di famiglie di origine rom e sinti, pur regolarmente in graduatoria, possa generare tensioni. Allo stesso tempo, il rischio di una perdita di valore degli immobili, a causa della presenza di alloggi popolari, e la possibilità di morosità da parte di nuclei economicamente svantaggiati hanno alimentato il dibattito. Il sindaco, Giorgia Meloni, ha ribadito l'impegno a procedere con calma, analizzando caso per caso i contesti in cui le famiglie a basso reddito saranno inserite. Tuttavia, la promessa di pagare gli oneri condominiali ha suscitato ulteriore interesse, poiché potrebbe ridurre il carico economico sui proprietari.

Il contesto dell'operazione è legato a un lungo periodo di crisi abitativa a Roma, dove la scarsità di alloggi disponibili e la crescita della popolazione hanno esacerbato le tensioni. L'Enasarco, istituito per gestire immobili a scopo sociale, ha svolto un ruolo chiave nel soddisfare le esigenze di famiglie in difficoltà, ma il processo di vendita di questi immobili ha suscitato opposizione da parte di chi temeva una riduzione del numero di case disponibili. La decisione di Roma Capitale di acquistare gli appartamenti è parte di un piano più ampio per gestire il patrimonio immobiliare e migliorare l'accesso alle abitazioni. Tuttavia, l'operazione ha rivelato le profonde divisioni tra chi ritiene necessario intervenire con forza per risolvere l'emergenza e chi teme conseguenze negative per i proprietari e per la qualità degli alloggi. Il dibattito ha coinvolto non solo il Comune ma anche la Regione Lazio, dove si è registrata una forte opposizione da parte di alcuni esponenti politici.

L'analisi delle implicazioni dell'operazione rivela un quadro complesso. Da un lato, l'acquisto di 1.040 appartamenti potrebbe rappresentare un passo importante per affrontare l'emergenza abitativa, soprattutto per famiglie in condizioni di grave precarietà. Dall'altro, il rischio di un impatto negativo sui prezzi degli immobili e sulla sostenibilità finanziaria dei condomini ha suscitato preoccupazioni. Le proposte di limitare la quota di assegnazioni Erp e di introdurre bandi specifici per categorie protette sono state accolte da alcuni come un tentativo di bilanciare gli interessi in gioco. Tuttavia, il dibattito ha evidenziato una mancanza di accordi su come gestire il passaggio da case popolari a un modello di housing sociale, che prevede un mix di alloggi a canone calmierato e inquilini con condizioni economiche più stabili. La necessità di definire regole chiare, valutazioni di impatto e garanzie economiche è diventata un tema centrale, con il rischio che la mancanza di trasparenza possa alimentare ulteriori tensioni.

La situazione sembra destinata a rimanere in bilico tra le esigenze di risolvere l'emergenza abitativa e le preoccupazioni dei soggetti coinvolti. Il Comune, pur avendo adottato alcune misure per mitigare le critiche, deve ora affrontare la sfida di trovare un equilibrio tra la soddisfazione delle famiglie in attesa di una casa e la protezione degli interessi dei proprietari. La pressione politica, con le opposizioni che continuano a sollevare dubbi su metodi e risultati, potrebbe complicare ulteriormente il processo. Tuttavia, il dibattito ha anche svelato la necessità di un confronto più ampio, coinvolgendo non solo il Comune e la Regione ma anche sindacati e comunità locali. La strada per un'effettiva soluzione appare lunga e complessa, ma il bisogno di trovare una via d'uscita per la crisi abitativa a Roma sembra essere un obiettivo condiviso da tutti gli attori coinvolti.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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