11 mar 2026

Ecco come gli Stati Uniti accettarono il controllo danese su Greenland 100 anni fa

L'interesse di Donald Trump per la Groenlandia ha suscitato un clamore internazionale, rivelando una questione storica e giuridica poco conosciuta.

04 febbraio 2026 | 17:57 | 5 min di lettura
Ecco come gli Stati Uniti accettarono il controllo danese su Greenland 100 anni fa
Foto: The New York Times

L'interesse di Donald Trump per la Groenlandia ha suscitato un clamore internazionale, rivelando una questione storica e giuridica poco conosciuta. Il presidente degli Stati Uniti, noto per il suo approccio non convenzionale nei confronti delle questioni internazionali, ha riacceso il dibattito su un accordo stipulato nel 1917, nel quale il governo americano si impegnò a non intervento nell'isola artica, in cambio dell'acquisto delle isole danesi del Carico, oggi conosciute come Isole Vergini Americane. Questo accordo, che risale a un periodo di espansione territoriale americana, ha suscitato preoccupazioni tra i danesi e i groenlandesi, che temono l'eventuale volontà di Trump di ripristinare un'azione simile. La questione non solo riguarda la sovranità territoriale, ma anche le implicazioni legali e strategiche di un'epoca passata, quando gli Stati Uniti si espandevano attraverso la forza e il commercio. La situazione attuale si colloca al centro di un dibattito tra diritto internazionale e volontà politica, con il presidente americano che ha rifiutato di riconoscere limiti legali, affermando che la sua azione è guidata solo dal suo senso morale.

Il 1917 segnò un momento cruciale nella relazione tra gli Stati Uniti e la Danimarca, con un accordo che vincolava l'amministrazione americana a non intervenire nella gestione della Groenlandia. Questo impegno fu concesso in cambio della cessione delle isole danesi del Carico, un gruppo di isole nell'Oceano Atlantico, che furono acquistate per 25 milioni di dollari in oro. L'operazione fu vista come un passo decisivo nella crescita territoriale americana, che nel XIX secolo aveva visto l'espansione verso ovest e verso il sud, acquisendo nuovi stati e territori. La Groenlandia, però, fu considerata meno strategica rispetto alle isole del Carico, che vantavano porti naturali e accesso a rotte commerciali vitali. Gli storici sottolineano che la scelta di privilegiare le isole del Carico fu legata a una valutazione economica e militare, poiché la sua posizione geografica offriva vantaggi significativi. Il governo danese, pur non desiderando vendere, riconobbe che un'occupazione americana era un rischio concreto, e così si accordò per un'acquisizione finanziaria.

La Groenlandia, nel frattempo, è rimasta un'area di interesse strategico per gli Stati Uniti, anche se non è mai stata un territorio formalmente acquisito. La sua relazione con il resto del mondo è stata influenzata da un accordo che, pur essendo storico, potrebbe ancora essere considerato vincolante. Gli esperti legali hanno sottolineato che il trattato del 1917 non è stato revocato né contestato, e quindi potrebbe rappresentare un elemento di riferimento per le azioni future. Tuttavia, la situazione è complessa, poiché la Groenlandia non è più una colonia danese ma un'entità semiautonoma all'interno del regno danese. Questo ha reso il dibattito su un eventuale intervento americano ancora più intricato, con la possibilità di conflitti tra diritti sovrani e diritti internazionali. Inoltre, la questione non è solo legata al passato, ma anche alle prospettive future, dato che il riscaldamento globale sta modificando la geografia e la strategia dei territori artici.

L'interesse di Trump per la Groenlandia si colloca all'interno di un contesto più ampio di volatilità geopolitica e di una politica estera che tende a rifiutare i vincoli internazionali. Il presidente, noto per il suo atteggiamento non convenzionale, ha espresso più volte la sua volontà di agire in base al proprio giudizio morale, senza essere vincolato dal diritto internazionale. Questo atteggiamento ha suscitato preoccupazioni tra gli analisti, che temono un possibile ripristino di strategie coloniali passate. L'acquisto delle isole del Carico nel 1917 fu un esempio di come gli Stati Uniti potessero espandere il proprio dominio attraverso accordi e acquisizioni, ma oggi la situazione è diversa. La Groenlandia, con la sua posizione geografica e le risorse naturali, potrebbe rappresentare un'area strategica per gli interessi americani, soprattutto in un contesto di cambiamenti climatici che stanno modificando le rotte commerciali e le risorse disponibili. Tuttavia, il rispetto dei trattati e delle sovranità nazionali rimane un tema cruciale, con il rischio di un confronto tra diritti e interessi.

La Groenlandia e la Danimarca stanno vivendo un momento di tensione, con il presidente Trump che potrebbe ripristinare un interesse per un'area che, sebbene non sia mai stata formalmente acquisita, è comunque un'area di importanza strategica. La questione si colloca all'interno di un dibattito più ampio sul ruolo dei trattati internazionali e sulle politiche estere degli Stati Uniti. Sebbene il presidente abbia rifiutato di riconoscere limiti legali, la situazione potrebbe evolversi in modo diverso, soprattutto se i governi danese e groenlandese decidessero di agire per proteggere i propri interessi. La Groenlandia, con la sua autonomia crescente, potrebbe diventare un esempio di come le nazioni possano gestire relazioni complesse in un contesto di globalizzazione e cambiamenti climatici. Tuttavia, il rischio di un intervento americano rimane, e la questione potrebbe diventare un punto di frizione tra potenze mondiali. La situazione non è solo una questione legale, ma anche un riflesso di un'epoca passata in cui gli Stati Uniti si espandevano attraverso la forza e il commercio, e oggi potrebbe riaffiorare in un contesto diverso, ma sempre complesso.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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