11 mar 2026

Due uomini condannati a dieci anni per violenza di gruppo a Champigny-sur-Marne

Due minorenni condannati a 10 anni per aver violentato una ragazza nel 2020, mentre un terzo ricevette 6 anni per complicità. La vittima, traumatizzata, non denunciò subito per il trauma subito. L'ADN fu chiave per l'identificazione, ma il caso sottolinea le sfide nel processo giudiziario e la necessità di supporto per le vittime.

12 febbraio 2026 | 03:32 | 4 min di lettura
Due uomini condannati a dieci anni per violenza di gruppo a Champigny-sur-Marne
Foto: Le Monde

Due giovani uomini, minorenni al momento degli episodi, sono stati condannati il 11 febbraio, presso il tribunale per i minori di Créteil, a dieci anni di carcere per aver violato una ragazza di diciotto anni, Milly, a Milly, in un episodio avvenuto nel 2020. Un terzo individuo è stato invece sentenziato a sei anni per complicità, come riferito da un comunicato degli avvocati delle parti. L'udienza, tenuta in camera di consiglio, ha visto i due principali accusati condannati al massimo previsto dalla legge, a quanto ha dichiarato l'avvocato di uno di loro, il dottor Clément Abitbol, che ha espresso la possibilità di un ricorso. Gli avvocati delle vittime, invece, hanno accolto con soddisfazione la sentenza, considerando le prove raccolte nel caso, che hanno reso inevitabile la condanna.

L'episodio ha avuto luogo in un'area comune della città degli Mordacs, a Champigny-sur-Marne, nel Val-de-Marne, dove la ragazza, allora residente a Niort ma in visita nella zona parigina, era stata lasciata sola da amici. Durante l'investigazione, Milly ha descritto l'orrore vissuto: otto uomini, quasi tutti coperti da maschere, hanno invaso lo spazio, l'hanno insultata, picchiata e violentata. Alcuni hanno avuto un comportamento violento, mentre altri hanno riso o osservato senza intervenire. La ragazza ha ricevuto un colpo alla nuca, perdendo conoscenza, e successivamente è stata minacciata con un pistole alla tempia per farla tacere. Dopo essere tornata a casa, Milly ha confidato alla madre la sua sofferenza, ma non ha presentato denuncia immediatamente, a causa del trauma subito. Secondo dati governativi, solo l'1 per cento delle donne segnala un episodio di violenza sessuale, un tentativo di violenza o un vero e proprio stupro.

La denuncia, presentata il 23 aprile 2021, ha permesso agli investigatori di utilizzare l'ADN trovato su un leggings e una culotte che la ragazza indossava la sera del delitto, conservati da sua madre in un sacchetto di plastica. La polizia giudiziaria del Val-de-Marne ha identificato quattro minorenni, benché alcuni campioni di ADN risultassero inutilizzabili. Due di loro, all'epoca dei fatti quindicenni, sono stati condannati a dieci anni di reclusione, dopo essere stati riconosciuti attraverso le prove. Gli altri due giovani, entrambi sedicenni al momento del delitto, saranno processati davanti alla corte d'assise dei minori, insieme ad un altro accusato, maggiorenne, condannato per minacce di morte. Gli avvocati dei due ragazzi non ancora processati hanno rifiutato di commentare la situazione.

L'episodio ha avuto un impatto profondo sulla vita di Milly, che, come rivelato da un articolo del Monde pubblicato nel 2024, ha tentato di suicidarsi e soffre di gravi conseguenze psicologiche, tra cui un disturbo da stress post-traumatico. La sua esperienza sottolinea le complessità legate alle vittime di violenze sessuali, che spesso non denunciano per il timore di non essere credute o per la vergogna. Il caso ha anche sollevato questioni sulle capacità investigative della polizia e sull'efficacia del sistema giudiziario nel rispondere a episodi di questa gravità. L'uso dell'ADN come prova chiave ha permesso di ottenere un verdetto, ma rimane aperta la questione delle prove insufficenti in altri casi, che possono portare a condanne non definitive o a condanne a carico di minori non identificati.

La sentenza, pur rappresentando un passo avanti per la giustizia, ha suscitato dibattiti su come proteggere le vittime e garantire un processo equo. Il caso ha evidenziato la necessità di una maggiore sensibilità nei confronti delle donne che subiscono violenze, nonché di strumenti legali più efficaci per identificare e punire i responsabili. La sentenza, se confermata, potrebbe diventare un riferimento per futuri processi simili, ma la strada per un recupero psicologico per Milly resta lunga. L'attenzione continua a essere rivolta al suo stato di salute, con un appello alla società affinché non si dimentichi le vittime e che si faccia strada per una cultura di rispetto e sicurezza. La giustizia, in questo caso, ha espresso una voce forte, ma il lavoro per la piena ripresa di chi ha subito un trauma rimane un impegno collettivo.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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