11 mar 2026

Due terzi degli italiani temono di perdere la libertà di manifestare

Due terzi degli italiani, circa 66%, temono di perdere la libertà di manifestare, secondo un recente sondaggio condotto dall'Osservatorio Civico, un'organizzazione non governativa che monitora le dinamiche sociali e politiche del paese.

09 febbraio 2026 | 03:27 | 5 min di lettura
Due terzi degli italiani temono di perdere la libertà di manifestare
Foto: Repubblica

Due terzi degli italiani, circa 66%, temono di perdere la libertà di manifestare, secondo un recente sondaggio condotto dall'Osservatorio Civico, un'organizzazione non governativa che monitora le dinamiche sociali e politiche del paese. La ricerca, basata su un campione rappresentativo di 1.200 cittadini, ha rivelato un crescente timore di repressione da parte dello Stato, alimentato da un clima di tensione sociale e da nuove normative che limitano le forme di protesta. L'indagine ha messo in luce una preoccupazione diffusa, soprattutto tra i giovani e i cittadini attivi in movimenti sociali, che percepiscono un aumento della vigilanza da parte delle forze dell'ordine e una maggiore rigidità nelle procedure per organizzare eventi pubblici. La paura di una repressione più incisiva si inserisce in un contesto di crescente polarizzazione politica e di dibattiti su come bilanciare sicurezza e libertà civili. Questo timore, però, non è limitato a una sola regione o a un gruppo specifico: le preoccupazioni si estendono a diverse fasce della popolazione, evidenziando una crisi di fiducia nella capacità dello Stato di rispettare i diritti fondamentali.

L'Osservatorio Civico ha sottolineato che il 40% dei partecipanti al sondaggio ritiene che le leggi recentemente approvate, come il decreto sulla sicurezza pubblica del 2022, stiano limitando la libertà di espressione e di assemblea. Questo decreto, che prevede sanzioni più severe per chi organizza proteste in aree urbane, è stato visto da molti come un tentativo di ridurre le possibilità di opposizione al potere. Allo stesso tempo, il 35% dei rispondenti ha espresso preoccupazione per l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine durante le manifestazioni, un fenomeno che si è intensificato negli ultimi anni. L'analisi del sondaggio ha anche rivelato una correlazione tra la percezione di insicurezza e il timore di reprimere la protesta: il 28% degli intervistati ha indicato che la presenza costante di polizia in contesti pubblici ha ridotto la loro volontà di partecipare a eventi di contestazione. Questo atteggiamento, però, non è limitato ai movimenti tradizionali: anche le iniziative digitali, come le manifestazioni virtuali, sono state percepite come meno sicure a causa della possibile censura da parte delle autorità.

Il contesto di questa preoccupazione si colloca all'interno di un quadro politico e sociale complesso, caratterizzato da un dibattito acceso sulla relazione tra sicurezza nazionale e libertà civili. Negli ultimi anni, l'Italia ha visto un aumento delle tensioni tra i partiti, con alcune forze politiche che hanno promosso leggi più stringenti per contrastare la delinquenza e le proteste, mentre altre hanno sottolineato l'importanza di garantire i diritti costituzionali. Il 2022, in particolare, è stato un anno cruciale: il governo ha introdotto un piano di sicurezza che ha rafforzato le procedure per l'organizzazione di manifestazioni, introducendo limiti ai movimenti e alla libertà di riunione. Questo quadro è stato ulteriormente influenzato dall'atteggiamento della Commissione Europea, che ha espresso preoccupazione per la riduzione dei diritti democratici in alcuni paesi membri, tra cui l'Italia. In questo contesto, il timore di una repressione più incisiva non è solo un fenomeno locale, ma parte di un dibattito più ampio sull'equilibrio tra ordine pubblico e libertà individuale.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela un potenziale impatto significativo sulla partecipazione civile e sulla coesione sociale. Se il timore di reprimere la protesta si trasformerà in una reale limitazione delle libertà, potrebbe portare a una riduzione della partecipazione politica, con conseguenze per la democrazia italiana. I movimenti sociali, che hanno sempre svolto un ruolo chiave nel dibattito pubblico, potrebbero vedersi indeboliti se i cittadini si sentiranno troppo monitorati o se le loro iniziative saranno considerate illegittime. Inoltre, il clima di tensione potrebbe alimentare una polarizzazione crescente, con gruppi che si sentono esclusi da un sistema che sembra non rispettare i loro diritti. La ricerca dell'Osservatorio Civico ha anche segnalato un aumento della diffidenza verso le istituzioni, con il 32% dei rispondenti che ritiene che lo Stato non abbia più la capacità di proteggere i diritti costituzionali. Questo atteggiamento, se non contrastato, potrebbe portare a una crisi di legittimità, con conseguenze a lungo termine per la stabilità politica del paese.

La chiusura del dibattito sull'argomento richiede una riflessione su come il governo e la società civile possano trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà. Il timore di reprimere la protesta non deve tradursi in un reale controllo delle libertà, ma in un dialogo aperto tra le istituzioni e i cittadini. Le forze politiche, in particolare, hanno il dovere di rivedere le leggi in modo da garantire la protezione della sicurezza senza compromettere i diritti fondamentali. Allo stesso tempo, la società civile deve mantenere un ruolo attivo nel monitorare l'azione dello Stato e nel promuovere un clima di trasparenza. Il dibattito sull'equilibrio tra ordine pubblico e libertà civili non è solo un problema italiano, ma parte di un dibattito internazionale su come difendere i valori democratici in un contesto di crescente tensione. La capacità del paese di trovare una soluzione equilibrata sarà cruciale per preservare la sua democrazia e il senso di partecipazione dei cittadini.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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