11 mar 2026

Drone Shahed 136, vantaggio di Iran nella guerra

La guerra moderna si sta trasformando in un teatro di conflitti sempre più complessi, dove i droni kamikaze stanno assumendo un ruolo centrale.

04 marzo 2026 | 07:21 | 5 min di lettura
Drone Shahed 136, vantaggio di Iran nella guerra
Foto: El País

La guerra moderna si sta trasformando in un teatro di conflitti sempre più complessi, dove i droni kamikaze stanno assumendo un ruolo centrale. Negli ultimi mesi, il fronte ucraino ha visto un aumento significativo dell'uso di questi veicoli aerei non tripulati, prodotti in gran numero da Russia e Iran. Secondo i dati raccolti da due centri di analisi, il fronte orientale è stato colpito da oltre 60.000 droni in un anno, un numero che ha sconvolto le difese ucraine. Questi dispositivi, conosciuti come "Shahed", sono diventati un'arma strategica grazie al loro basso costo e alla capacità di causare danni devastanti in aree residenziali. Il loro impatto è stato particolarmente sentito in Ucraina, dove i residenti hanno imparato a riconoscerli grazie al suono simile a una motocicletta o a un cortacésped. La loro velocità, inferiore a quella dei missili tradizionali, ha reso più facile per gli ucraini individuare e contrastare questi attacchi. Tuttavia, nonostante le difese, alcuni droni sono riusciti a raggiungere centri urbani, causando distruzione e preoccupazione tra la popolazione.

Il caso più noto riguarda il modello Shahed 136, prodotto in Iran e replicato in Russia. Questo drone, con un costo di circa 30.000 euro a unità, è diventato un simbolo del potere militare di Teheran. La sua efficacia si è rivelata in diversi episodi, tra cui l'attacco alla base militare britannica in Cipro e l'incursione nella sede diplomatica americana a Riyad. I dati raccolti da fonti internazionali indicano che ogni euro speso da Iran per i droni equivale a circa 20-28 euro spesi dagli Emirati Arabi Uniti per la loro difesa. Questo rapporto di costi ha reso i droni una minaccia duratura, poiché la loro produzione a basso costo permette a chi li utilizza di lanciarne migliaia senza esaurire le risorse. La Russia, in particolare, ha sfruttato questa strategia, producendo oltre 18.000 unità al anno in Tartaristan, con il supporto tecnico iraniano. Questo flusso di droni ha messo sotto pressione le difese ucraine, che hanno dovuto affrontare un'ondata continua di attacchi, spesso senza poter neutralizzarli tutti.

Il contesto storico di questa escalation risale agli anni precedenti la guerra in Ucraina, quando l'Iran aveva già iniziato a fornire armi ai suoi alleati. Il modello Shahed 136, originariamente sviluppato in Iran, è stato adottato da Moscù come parte di un piano più ampio per aumentare la sua capacità di guerra asimmetrica. Questo approccio si è rivelato particolarmente efficace in aree come il Golfo Persico, dove i droni hanno causato danni significativi alle infrastrutture e ai centri urbani. L'uso di questi dispositivi non è limitato a un solo teatro di guerra: in Ucraina, i droni sono diventati un'arma di distruzione di massa, con la capacità di colpire quartieri residenziali e infrastrutture civili. La loro facilità di produzione e il loro basso costo li rendono un'arma accessibile a nazioni con risorse limitate, ma che vogliono esercitare un impatto significativo sul campo di battaglia. Questo ha reso il problema ancora più complesso, poiché i droni non solo minano la sicurezza delle nazioni colpite, ma anche la stabilità regionale.

Le implicazioni di questa evoluzione tecnologica sono profonde, tanto dal punto di vista militare quanto politico. La capacità di lanciare migliaia di droni a basso costo ha cambiato le regole del gioco, rendendo obsolete molte strategie tradizionali. I sistemi di difesa antiaerea, progettati per affrontare missili a velocità elevata, sono risultati inadeguati di fronte a questi dispositivi che volano a bassa quota e con traiettorie irregolari. Questo ha portato a un aumento dei costi di difesa, poiché le nazioni devono investire in tecnologie più sofisticate per contrastare il rischio. Allo stesso tempo, i droni hanno rivelato un'arma di guerra che non richiede un investimento massiccio, ma una capacità produttiva e una capacità di lancio. Questo ha reso i droni un'arma ideale per nazioni che vogliono esercitare pressione senza dover spendere enormi risorse. La conseguenza è stata un aumento del numero di conflitti asimmetrici, dove le potenze regionali cercano di esercitare influenza attraverso mezzi economicamente sostenibili.

La prospettiva futura di questa guerra appare sempre più incerta, poiché i droni continueranno a essere un'arma chiave nel confronto tra potenze. Le nazioni coinvolte devono trovare soluzioni innovative per contrastare questi dispositivi, come sistemi di difesa a strati, tecnologie di guerra elettronica e infrastrutture resilienti. L'esperienza ucraina ha mostrato che il successo dipende non solo dal numero di droni lanciati, ma anche dalla capacità di difendersi in modo efficiente. La Russia, grazie alla sua capacità produttiva e alla collaborazione con l'Iran, sembra aver acquisito un vantaggio strategico, ma il rischio di un aumento del numero di attacchi rimane elevato. La sfida per le nazioni colpite è trovare un equilibrio tra difesa e risorse, evitando di esaurire i fondi necessari per mantenere un sistema di sicurezza efficace. In questo contesto, la guerra non si limita più a fronti tradizionali, ma si estende a nuovi scenari tecnologici e strategici, dove il potere si misura non solo in armi, ma anche in capacità di adattamento e innovazione.

Fonte: El País Articolo originale

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