11 mar 2026

Droga, racket, martello contro pusher e tossici: Cinturrino, poliziotto arrestato in doppia vita

Carmelo Cinturrino, capo assistente della squadra mobile, è stato arrestato per l'omicidio di un spacciatore, rivelando una doppia vita come trafficante. La vicenda ha scosso le forze dell'ordine e sollevato interrogativi su corruzione e etica.

24 febbraio 2026 | 14:19 | 4 min di lettura
Droga, racket, martello contro pusher e tossici: Cinturrino, poliziotto arrestato in doppia vita
Foto: La Stampa

Milano, 28 febbraio - L'assistente capo Carmelo Cinturrino, 41 anni, è stato arrestato e trattenuto in carcere per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, un spacciatore morto durante un episodio avvenuto il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo. L'incidente, che ha scosso la città e il mondo della polizia, ha svelato un lato oscurissimo della carriera di un uomo che, fino a poco tempo prima, era considerato un esempio di professionalità e integrità. Cinturrino, in servizio presso la Squadra mobile, è stato trovato con un fermo di polizia per omicidio volontario, un'accusa che ha sconvolto il corpo dei carabinieri e ha messo in discussione la sua reputazione di poliziotto modello. Il caso ha acceso dibattiti su etica, responsabilità e il ruolo di chi ha il potere di proteggere la società. L'inchiesta, condotta dagli inquirenti della Procura di Milano, ha rivelato una complessa rete di relazioni, alleanze e comportamenti che hanno portato a questa tragica svolta.

L'omicidio di Mansouri, avvenuto in un'area periferica di Milano nota per la presenza di traffici di droga, ha scatenato una serie di interrogativi. Secondo le indagini, Cinturrino, in qualità di poliziotto, aveva sviluppato un'altra identità, conosciuta come Luca, con la quale si era infiltrato nel mondo degli spaccia per controllare il mercato. Le testimonianze di alcuni agenti, trascinati in un'inchiesta per favoreggiamento e omissione di soccorso, hanno svelato un quadro allarmante. Secondo gli inquirenti, Cinturrino era abituato a usare metodi violenti, tra cui un martello, per intimidire coloro che frequentavano il boschetto di Rogoredo. Un agente, durante un interrogatorio, ha dichiarato di aver avuto paura che il collega potesse sparare a un'altra persona mentre correva. Le dichiarazioni hanno rafforzato l'ipotesi di una doppia vita, in cui Cinturrino, pur essendo un poliziotto, si era trasformato in un personaggio pericoloso e temuto.

La carriera di Cinturrino, però, non era mai stata segnata da incidenti o critiche. Fino al 26 gennaio, era considerato un esempio di professionalità, con una carriera pluridecennale e un'esperienza maturata in zone difficili come Rogoredo e Corvetto. Era noto per la sua capacità di gestire situazioni complesse e per la sua dedizione al lavoro. Il suo ruolo, però, era stato sconvolto da un episodio che ha svelato un lato oscurissimo. Secondo le indagini, Cinturrino aveva accettato un patto con il diavolo, diventando un intermediario tra la polizia e i traffici di droga. Le sue azioni, però, hanno portato a un incidente fatale, che ha messo in discussione non solo la sua integrità, ma anche la capacità del sistema di vigilare su chi ha il potere di proteggere. La sua dualità, tra l'identità di poliziotto e quella di Luca, ha creato un conflitto di interessi che ha avuto conseguenze tragiche.

L'omicidio di Mansouri ha acceso un dibattito su come si possa gestire la corruzione all'interno delle forze di polizia. Le indagini hanno evidenziato un sistema di relazioni complesso, in cui Cinturrino era stato in grado di mantenere una doppia vita per anni. La sua scelta di abbandonare la strada e la sua attività di poliziotto ha avuto conseguenze devastanti. Gli inquirenti hanno sottolineato che la sua azione non era solo un atto di violenza, ma anche una forma di controllo e potere su un mercato che aveva svelato. Le testimonianze di chi lo ha conosciuto, sia dentro che fuori la polizia, hanno messo in luce un'immagine di uomo che, pur essendo un professionista, aveva abbandonato i principi di etica e responsabilità. La sua vicenda ha sollevato domande sulle capacità di controllo interni alle forze di polizia e sulle misure adottate per prevenire tali abusi.

L'udienza di convalida del fermo di Cinturrino, prevista questa mattina davanti al giudice Domenico Santoro, rappresenta un momento cruciale per il processo. Il caso ha già suscitato reazioni da parte di sindacati, politici e cittadini, che hanno espresso preoccupazione per l'incapacità del sistema di prevenire tali abusi. L'inchiesta, che ha coinvolto decine di testimoni e documenti, ha reso evidente come un'identità di poliziotto potesse essere sconvolta da una scelta di vita non etica. La conclusione di questa vicenda potrebbe avere ripercussioni significative sulle politiche di controllo interni alle forze di polizia e sulle procedure per garantire la correttezza e l'integrità di chi opera in nome della legalità. La storia di Cinturrino, per quanto tragica, potrebbe diventare un monito per il futuro.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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