Dove sono le 338 case di Enasarco acquistate da Roma Capitale
A fine dicembre 2025, Roma Capitale ha approvato una delibera decisiva, passata inizialmente in giunta municipale e successivamente in assemblea, che conferisce il via libera all'acquisto di 702 immobili appartenenti alla Fondazione Enasarco.
A fine dicembre 2025, Roma Capitale ha approvato una delibera decisiva, passata inizialmente in giunta municipale e successivamente in assemblea, che conferisce il via libera all'acquisto di 702 immobili appartenenti alla Fondazione Enasarco. Questa mossa, frutto di un lungo processo di negoziati e confronti tra le istituzioni locali e la fondazione, mira a trasformare gli immobili in alloggi popolari o di edilizia sociale con canoni calmierati. L'obiettivo principale è rispondere all'emergenza abitativa che ha colpito la Capitale negli ultimi anni, un problema che ha visto un incremento esponenziale del numero di famiglie in cerca di un'abitazione dignitosa. La decisione, presa durante una seduta dell'assemblea comunale, rappresenta un passo fondamentale per ridurre la pressione sul mercato immobiliare e garantire un accesso più equo alle abitazioni. La delibera, tuttavia, non è solo un atto amministrativo: è il risultato di un'azione strategica volta a rafforzare il sistema di edilizia sociale e a contrastare l'abbandono delle aree periferiche.
La realizzazione dell'acquisto prevede un piano di intervento complesso che coinvolge diversi settori. La Fondazione Enasarco, istituita per gestire immobili destinati a fini sociali, ha messo a disposizione i 702 immobili, tra cui appartamenti, ville e terreni, alcuni dei quali ubicati in aree marginali della città. La scelta di acquistare questi beni, piuttosto che procedere a un'acquisizione diretta, è stata motivata dall'esigenza di garantire un controllo più diretto sulle proprietà e di evitare la speculazione immobiliare. Il progetto prevede la ristrutturazione degli immobili, con un investimento stimato in milioni di euro, e la loro destinazione a abitazioni a canone sostenibile. L'obiettivo è creare alloggi accessibili a famiglie con reddito medio-basso, con un sistema di sovvenzioni e sgravi fiscali per le istituzioni locali. La delibera, inoltre, include un piano di gestione a lungo termine, che prevede la collaborazione tra enti pubblici e privati per garantire la sostenibilità finanziaria del progetto.
L'emergenza abitativa a Roma non è un fenomeno recente, ma un problema che si è aggravato negli ultimi anni a causa di una combinazione di fattori. La crescita demografica, l'espansione urbana e la scarsità di terreni disponibili hanno reso sempre più difficile la costruzione di nuove abitazioni. Secondo dati recenti, il 35% delle famiglie romane vive in condizioni di sovrappopolazione o in abitazioni non adeguate, con un numero record di 200.000 nuclei in cerca di un'abitazione. La Fondazione Enasarco, nata nel 1987 come ente di gestione per immobili di proprietà pubblica, ha sempre svolto un ruolo cruciale nel supporto alla popolazione più vulnerabile. Tuttavia, la gestione dei beni da parte dell'ente ha spesso subito critiche per l'incapacità di rispondere tempestivamente alle esigenze. L'acquisto dei 702 immobili rappresenta un tentativo di rilanciare il ruolo di Enasarco e di integrarlo nel sistema di politiche abitative della città.
L'impatto di questa decisione potrebbe essere significativo, ma non privo di sfide. L'acquisto richiederà un notevole investimento iniziale, con costi di ristrutturazione e manutenzione che potrebbero superare i 50 milioni di euro. Inoltre, la realizzazione degli alloggi popolari richiederà tempi lunghi, con un processo che potrebbe richiedere anni per completare. Le istituzioni dovranno gestire anche la complessità della gestione degli immobili, che potrebbe richiedere l'implementazione di nuovi sistemi di controllo e di supporto ai beneficiari. L'analisi degli esperti indica che, sebbene il progetto sia un passo avanti, la soluzione completa dell'emergenza abitativa richiederà un approccio più ampio, che includa politiche di incentivo alla costruzione, sgravi fiscali per i costruttori e un piano di riconversione di aree abbandonate.
La delibera approvata a fine dicembre 2025 segna un momento chiave nella lotta contro l'emergenza abitativa romana, ma la sua efficacia dipenderà da come saranno gestiti i prossimi passi. La città dovrà affrontare non solo il problema della scarsità di alloggi, ma anche la gestione della complessità di un progetto che coinvolge diversi settori e istituzioni. L'obiettivo finale è creare un sistema sostenibile che permetta a ogni famiglia di accedere a un'abitazione dignitosa, ma il cammino verso questa meta richiederà tempo, risorse e una collaborazione tra enti pubblici e privati. La decisione di Roma Capitale rappresenta un'importante mossa, ma rimane da vedere se sarà sufficiente a rispondere a un problema che ha messo in discussione la qualità della vita della popolazione romana.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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