11 mar 2026

Dopo oltre quarant'anni chiude "Sahara", il primo ristorante eritreo a Roma

Fabio e Ghennet, i gestori di "Sahara" (foto dalla pagina Facebook della comunità di Asmara e Addis Abbeba) Quando aprì, negli anni '80, il ristorante "Sahara" rappresentò una novità straordinaria per Roma.

02 marzo 2026 | 19:57 | 4 min di lettura
Dopo oltre quarant'anni chiude "Sahara", il primo ristorante eritreo a Roma
Foto: RomaToday
Attualità Bologna / Viale Ippocrate, 43

Dopo oltre quarant'anni chiude "Sahara", il primo ristorante eritreo a Roma

Aperto dallo stato africano negli anni '80, dal 2003 è stato gestito da Fabio Ferretti insieme a Ghennet Zeru. Per il quadrante di piazza Bologna è stato un punto di riferimento, una vera e propria ambasciata africana nella Capitale

Fabio e Ghennet, i gestori di "Sahara" (foto dalla pagina Facebook della comunità di Asmara e Addis Abbeba)

Quando aprì, negli anni ‘80, il ristorante “Sahara” rappresentò una novità straordinaria per Roma. Su iniziativa dell’allora governo dell'Eritrea, venne inaugurato nella Capitale d'Italia un locale che offriva i migliori piatti della tradizione locale. Oggi, quella che per molti è stata la vera ambasciata eritrea in Italia, chiude i battenti. 

Chiude lo storico ristorante “Sahara”

Non per mancanza di clienti, né di stimoli. Non c'è dietro una storia di seconde generazioni che non hanno voluto, o saputo raccogliere l'eredità dei genitori. Il ristorante “Sahara”, a viale Ippocrate 43, chiude per finita locazione. Ad annunciarlo, con un lungo post Facebook, sono stati gli stessi gestori: “La proprietà ha preso altre strade per questo locale, una decisione che non ci appartiene ma che siamo chiamati ad accettare”, fanno sapere. 

L'annuncio dei gestori

Venerdì 27 febbraio il ristorante, che negli anni ha affiancato a quella eritrea anche la cucina etiope, non ha accettato prenotazioni: “Il Sahara chiude le porte di questa casa con il cuore pesante, ma con la consapevolezza di aver lasciato un segno difficile da cancellare. Questo significa che il ristorante non aprirà e non sarà più possibile effettuare prenotazioni” hanno scritto Fabio Ferretti e Ghennet Zeru, i gestori. “Siamo stati tra i primi ristoranti eritrei a Roma - ricordano -. Nel tempo, Sahara è diventato un luogo di fusione eritrea ed etiope, un abbraccio tra culture che vanno oltre confini e questioni territoriali. Un modo per raccontare, attraverso il cibo, una storia di convivenza, tradizione e identità condivisa”.

Una comunità “in lutto”

La notizia ha scatenato la reazione di centinaia di clienti abituali, abitanti e non del quadrante di piazza Bologna, e dei tanti romani nati e vissuti ad Asmara o Addis Abeba nel periodo del post-colonialismo italiano: “Oltre trent'anni di storia, un'identità costruita mattone dopo mattone, recensioni che parlano da sole e una comunità affezionata che ha fatto del Sahara un punto di riferimento per Roma e non solo. Eppure, come accade nella vita, anche i capitoli più belli a volte si chiudono per ragioni che esulano dalla qualità di ciò che si è costruito” scrive Pasquale. 

Una pausa di riflessione

Quella del “Sahara” a viale Ippocrate, però, non sembra essere una chiusura definitiva. I due gestori, che 23 anni fa hanno preso in mano l'attività da Teodoro Bonanni (a sua volta alla guida dagli anni ‘90), lasciano aperto un grande spiraglio. E’ già iniziata, infatti, la caccia a un nuovo spazio che abbia le caratteristiche giuste per ricreare le atmosfere tradizionali allestite a viale Ippocrate: “Ci prenderemo del tempo per comprendere se e come Sahara potrà continuare a essere Sahara. Dopo più di vent'anni l’idea di non poter più accogliere è difficile da accettare - dicono Fabio e Ghennet -. Per questo abbiamo bisogno di fermarci, riflettere e capire quale sarà il nostro prossimo passo”. 

Una strada in trasformazione

Ci si chiede cosa aprirà al posto di “Sahara”. Viale Ippocrate da diversi anni è una strada in trasformazione: le attività di quartiere, le botteghe storiche, spesso e volentieri sono state sostituite da cocktail bar a prezzi stracciati, a uso e consumo di una clientela molto giovane che affolla la zona soprattutto nei fine settimana e nei mesi estivi. L'addio forzato di un'attività storica, presente da oltre quarant'anni, fa interrogare molti.  

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Fonte: RomaToday Articolo originale

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