11 mar 2026

Dopo la Riconquista dei M23, Goma ha ricordi di violenza e segni di speranza

Un anno fa, il gruppo ribelle M23, sostenuto da Ruanda, ha lanciato un'offensiva violenta contro Goma, una città della Repubblica Democratica del Congo, sconfiggendo le forze governative e prendendone il controllo.

09 febbraio 2026 | 07:49 | 4 min di lettura
Dopo la Riconquista dei M23, Goma ha ricordi di violenza e segni di speranza
Foto: The New York Times

Un anno fa, il gruppo ribelle M23, sostenuto da Ruanda, ha lanciato un'offensiva violenta contro Goma, una città della Repubblica Democratica del Congo, sconfiggendo le forze governative e prendendone il controllo. La presa di potere ha scatenato una crisi umanitaria senza precedenti, con migliaia di civili colpiti da violenze, distruzioni e sconvolgimenti nella loro vita quotidiana. La città, situata alle pendici del vulcano Nyiragongo, è diventata un simbolo di instabilità regionale, mentre il governo congolese e le forze di sicurezza cercano di riprendere il controllo. La situazione rimane drammatica, con conflitti tra M23 e le autorità locali che continuano a alimentare tensioni e sofferenze. La popolazione, costretta a vivere in condizioni di incertezza, cerca di ricostruire una normalità in un contesto segnato da violenza e disoccupazione.

La caduta di Goma ha avuto conseguenze devastanti, con oltre 3.000 morti e più di 2.800 feriti registrati nei mesi successivi al raid del 2025. La città, che ospita circa 2 milioni di abitanti, è diventata un teatro di distruzione, dove il caos ha colpito ogni aspetto della vita. Roger Lufwamba, un padre di cinque figlie, ha raccontato come un bombardamento abbia distrutto la sua casa e ucciso due dei suoi figli, lasciandolo con un terzo ferito. La sua esperienza rappresenta quella di migliaia di famiglie, costrette a vivere in condizioni di emergenza. In ospedali sovraccarichi, medici e infermieri hanno dovuto gestire feriti gravi, mentre i civili si sono trovati a fronteggiare una guerra che non rispetta confini né età. La città, una volta un'area relativamente sicura, è ora un luogo di conflitti e incertezze, con le istituzioni locali paralizzate e la popolazione costretta a sopravvivere in un ambiente di tensione costante.

Il contesto storico della crisi risale a anni di conflitti tra gruppi ribelli, forze governative e potenze estere, con Ruanda e Congo che si sono contrapposti in una lotta per il controllo delle risorse naturali. La M23, nata come un'organizzazione di combattenti per il rispetto della sovranità congolese, si è evoluta in un gruppo che ha sostenuto il proprio potere attraverso la violenza. La sua espansione ha portato alla creazione di governi paralleli, con leader locali scelti da M23, che hanno ridotto la capacità del governo centrale di esercitare controllo. La situazione è ulteriormente complicata dall'arrivo di nuove forze armate, che si contendono il controllo delle miniere e delle risorse strategiche. La regione, un'area già segnata da anni di conflitti, è diventata un campo di battaglia permanente, con il rischio di un'escalation che potrebbe coinvolgere paesi esteri.

L'impatto della guerra ha creato una crisi umanitaria senza precedenti, con oltre 8,2 milioni di persone dislocate nel paese e milioni di altre gettate in povertà. Le violenze hanno distrutto infrastrutture essenziali, interrotto i servizi pubblici e reso difficile la vita quotidiana. I mercati, come il Kituku, continuano a operare, ma con una scarsità di beni e una mancanza di sicurezza. Le banche, chiuse da mesi, non offrono più un sistema finanziario stabile, mentre gli scambi avvengono in modo informale. La popolazione, spesso senza accesso a cure mediche o supporto economico, si trova a fronteggiare una realtà in cui la sopravvivenza è una sfida quotidiana. La guerra ha anche colpito le istituzioni, con le scuole e le università paralizzate e il sistema sanitario sovraccarico. La comunità internazionale ha chiamato a interventi urgenti, ma le tensioni tra le parti in conflitto hanno ostacolato ogni tentativo di mediazione.

Sebbene le condizioni siano difficili, i residenti di Goma mostrano una resilienza notevole. In un centro di riabilitazione, pazienti come Kambale Muyisa, ferito durante l'assedio, si preparano a riprendersi la vita attraverso terapie e dispositivi protesici. Wivine Mukata, un'artigiana che ha perso un piede in un bombardamento, lavora per aiutare altri con disabilità, trasformando la sua sofferenza in un impegno per gli altri. La città, pur segnata da dolore, non è priva di segni di speranza: matrimoni celebrati in municipi controllati dai ribelli, concerti in luoghi culturali e la ripresa di attività quotidiane lungo le rive del Lago Kivu. La vita a Goma continua, sebbene a un ritmo lento e doloroso, con la comunità che cerca di ricostruire un futuro nonostante le cicatrici del passato. La strada è lunga, ma la determinazione dei cittadini rimane un segno di resistenza.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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