11 mar 2026

Dopo i tagli di Trump, alcuni ex dipendenti federali diventano candidati

La decisione di alcuni ex dipendenti pubblici di entrare in politica, dopo le riforme radicali introdotte dall'amministrazione Trump, ha creato un movimento politico inaspettato e significativo.

11 febbraio 2026 | 21:14 | 5 min di lettura
Dopo i tagli di Trump, alcuni ex dipendenti federali diventano candidati
Foto: The New York Times

La decisione di alcuni ex dipendenti pubblici di entrare in politica, dopo le riforme radicali introdotte dall'amministrazione Trump, ha creato un movimento politico inaspettato e significativo. Tra coloro che hanno deciso di candidarsi, c'è Alysa Kassay, una veterana del servizio fiscale statunitense con 30 anni di esperienza, che ha scelto di lanciare una campagna per il Congresso nell'undicesimo distretto elettorale del North Carolina, un'area tradizionalmente conservatrice. La sua decisione non è stata casuale: dopo le accuse di Trump contro il personale federale e i tagli di posti di lavoro, Kassay ha ritenuto che il momento fosse giusto per cambiare il sistema. Le sue parole rivelano un'emotività forte: "Trump ha distrutto l'amministrazione federale come se fosse un killer, e io non potevo restare a guardare". La sua scelta, però, non è isolata: almeno 36 ex dipendenti pubblici, tra cui molti ex dipendenti del Servizio di Controllo dei Rischi, hanno deciso di candidarsi in gare locali, regionali o nazionali. Questo fenomeno rappresenta un effetto collaterale del conflitto tra il presidente e il sistema burocratico, che ha spinto alcuni a rivedere le proprie priorità.

La transizione da funzionario a politico non è sempre semplice. Molti ex dipendenti pubblici si trovano a fronteggiare sfide inedite, come la gestione dei fondi elettorali, la costruzione di una campagna politica, e la necessità di muoversi in primo piano davanti al pubblico. Kassay, ad esempio, ha dovuto abbandonare un lavoro dietro le quinte per diventare un candidato visibile, un passaggio che ha richiesto tempo e adattamento. Allo stesso tempo, alcuni ex dipendenti, come Michael Masuda, un ex ingegnere che ha lavorato per il Dipartimento degli Esteri, hanno riconosciuto un vantaggio: "Siamo esperti nella comprensione del funzionamento delle agenzie federali e del loro interazione. Questo ci permette di offrire un'alternativa alle politiche attuali". Masuda, candidato democratico per un distretto repubblicano in California, ha sottolineato come la sua esperienza nella burocrazia lo abbia preparato a criticare le decisioni del governo senza essere un outsider. Tuttavia, la strada è lunga: la maggior parte dei candidati si trova a competere in contesti difficili, dove la tradizionale gestione delle istituzioni pubbliche non è più sufficiente.

L'origine di questa ondata di candidature risiede nei cambiamenti radicali introdotti da Trump nel 2025, quando ha avviato una politica di tagli e pressioni su funzionari e dipendenti. L'attacco al personale del Dipartimento di Giustizia, dell'FBI e di altri enti ha spinto alcuni a sentirsi traditi e a cercare un'alternativa. Zach Dembo, un ex procuratore del Dipartimento di Giustizia, ha riferito che l'ostilità verso i dipendenti federali era "insopportabile per un uomo che credeva nell'onestà e nel servizio pubblico". Anche Allison Eriksen, un ex funzionario dell'Agenzia per l'Aiuto Internazionale, ha espresso frustrazione: "Dopo essere stata licenziata, abbiamo visto l'indifferenza di alcuni membri del Congresso. Eravamo in grado di spiegare le conseguenze delle politiche di Trump, ma nessuno sembrava preoccuparsi". Questo scenario ha creato un'energia di protesta, che si è tradotta in un impegno politico. I candidati, però, non si limitano a criticare: molti cercano di ripristinare funzioni perse, come i programmi per il riscaldamento domestico o la tracciatura delle malattie globali, e di riconquistare la fiducia del pubblico.

L'effetto di questa mossa politica ha implicazioni profonde per la governance americana. I candidati ex dipendenti, pur provenienti da ruoli diversi, condividono un'esperienza comune: la comprensione del funzionamento delle istituzioni federali. Questo li rende unici, ma anche vulnerabili. La loro capacità di operare in un ambiente complesso può essere un vantaggio, ma la mancanza di esperienza politica li espone a errori. Alcuni, come Megan O'Rourke, un ex dipendente dell'Agricoltura, hanno dovuto affrontare la sfida di trasmettere il loro know-how a un pubblico non sempre attento. Inoltre, la decisione di alcuni di candidarsi come democratici in distretti repubblicani o viceversa sottolinea una polarizzazione crescente. Questo fenomeno, però, potrebbe influenzare il dibattito politico, introducendo un'alternativa alla tradizionale divisione tra partiti. Gli ex dipendenti, con la loro visione di servizio pubblico, potrebbero riuscire a superare le barriere ideologiche e a offrire soluzioni pratiche a problemi complessi.

La strada davanti a questi candidati è tutt'altro che facile. Molti si trovano a fronteggiare una campagna elettorale che richiede una gestione attenta del denaro, della comunicazione e del rapporto con i cittadini. Alcuni, come Rachel Porter, una professore di scienze politiche, hanno sottolineato che la loro esperienza potrebbe essere un fattore decisivo: "Siamo in grado di spiegare come funziona il sistema, ma dobbiamo farlo in modo accessibile". Tuttavia, il rischio di essere visti come tecnici piuttosto che leader politici rimane. Per questo, alcuni, come Alissa Ellman, un ex dipendente del Servizio di Veterani, hanno deciso di adottare una strategia più personale, cercando di condividere storie di vita e di lavoro. La sua campagna, per esempio, si basa su un'esperienza diretta con il sistema sanitario, un tema che ha attirato l'attenzione di un'ampia platea. In un contesto in cui il governo è sempre più distante dal cittadino, l'esperienza di chi ha lavorato in prima linea potrebbe diventare un punto di forza. La sfida, però, resta: trasformare la conoscenza in un'azione politica efficace, e convincere il pubblico che i loro sforzi possono davvero cambiare il destino del Paese.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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