11 mar 2026

Divisione tra i giudici conservatori della Corte Suprema potrebbe mettere alla prova l'agenda di Trump

Il Supremo Tribunale ha respinto le tariffe di Trump, con un 6-3 divario tra giudici conservatori e progressisti, evidenziando una profonda frattura su poteri esecutivo e legislativo.

21 febbraio 2026 | 19:30 | 5 min di lettura
Divisione tra i giudici conservatori della Corte Suprema potrebbe mettere alla prova l'agenda di Trump
Foto: The New York Times

La sentenza del Supremo Tribunale statunitense, resa venerdì, ha segnato un netto rifiuto dell'iniziativa economica di Donald Trump, che aveva cercato di imporre tariffe su quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti attraverso un'emergenza dichiarata in via d'urgenza. La decisione, adottata da un collegio di giudici 6-3, ha evidenziato un netto divario tra i giudici conservatori e quelli progressisti, con il presidente repubblicano accusato di aver superato i propri poteri. Il caso, che si è concluso con un verdetto contrario al presidente, ha svelato una profonda frattura tra i giudici, che si sono divisi non solo per motivi ideologici, ma anche per interpretazioni diverse del ruolo della legislatura e del potere esecutivo. Questo scisma ha sottolineato le divergenze tra i giudici su come il presidente possa utilizzare lo strumento di emergenza per influenzare le politiche economiche, e ha gettato le basi per future decisioni che potrebbero influenzare la governance americana. Il verdetto, che ha visto il presidente sconfitto per la prima volta in una causa legata al suo mandato, ha sollevato domande cruciali su come il tribunale possa gestire le future richieste di potere da parte del governo.

Il verdetto del Supremo Tribunale ha sottolineato un divario tra i giudici conservatori e quelli progressisti, con il presidente Trump accusato di aver violato il potere legittimo di imporre tariffe senza approvazione parlamentare. Il giudice presidente John G. Roberts, accompagnato da due giudici progressisti e due nomi di Trump, ha scritto la maggioranza, affermando che il presidente aveva abusato del potere di emergenza per estendere tariffe su quasi tutti i partner commerciali. Questa decisione ha rivelato un'importante differenza tra i giudici su come il presidente possa utilizzare il potere d'emergenza e come la legislatura intenda limitare tale potere. Il giudice Brett Kavanaugh, uno dei nomi di Trump, ha dissentito insieme a due altri giudici conservatori, evidenziando un divario tra le interpretazioni del ruolo del presidente e della legislatura. Questo scisma ha messo in luce una profonda divisione tra i giudici su come il potere esecutivo possa interagire con il potere legislativo, e ha reso evidente che il tribunale non è un'entità monolitica, ma un'istituzione complessa con opinioni divergenti.

La decisione ha rivelato una profonda divisione tra i giudici su come il presidente possa utilizzare il potere d'emergenza e come la legislatura intenda limitare tale potere. Il giudice Roberts, che ha guidato la maggioranza, ha sottolineato che il presidente non aveva autorità sufficiente per imporre tariffe su quasi tutti i partner commerciali senza un'approvazione parlamentare. Questo approccio ha messo in luce un dibattito su come il Congresso intenda delegare poteri al presidente in materia di politiche economiche. Al contrario, il giudice Kavanaugh, insieme a due altri giudici conservatori, ha sostenuto che il presidente aveva il diritto di agire in base al potere d'emergenza, affermando che la legislatura aveva intenzionalmente concesso una certa flessibilità al presidente. Questo scisma ha evidenziato un'importante divergenza tra le interpretazioni del ruolo del presidente e della legislatura, e ha reso chiaro che il tribunale non è un'entità monolitica, ma un'istituzione complessa con opinioni divergenti.

La decisione ha anche rivelato una profonda divisione tra i giudici su come il presidente possa utilizzare il potere d'emergenza e come la legislatura intenda limitare tale potere. Il giudice Roberts, che ha guidato la maggioranza, ha sottolineato che il presidente non aveva autorità sufficiente per imporre tariffe su quasi tutti i partner commerciali senza un'approvazione parlamentare. Questo approccio ha messo in luce un dibattito su come il Congresso intenda delegare poteri al presidente in materia di politiche economiche. Al contrario, il giudice Kavanaugh, insieme a due altri giudici conservatori, ha sostenuto che il presidente aveva il diritto di agire in base al potere d'emergenza, affermando che la legislatura aveva intenzionalmente concesso una certa flessibilità al presidente. Questo scisma ha evidenziato un'importante divergenza tra le interpretazioni del ruolo del presidente e della legislatura, e ha reso chiaro che il tribunale non è un'entità monolitica, ma un'istituzione complessa con opinioni divergenti.

La decisione ha posto le basi per future decisioni che potrebbero influenzare la governance americana. Il tribunale è ancora impegnato in altri casi che riguardano il potere del presidente, tra cui la sua autorità a rimuovere un membro del Consiglio di Gestione Federaled e la possibilità di licenziare regolatori indipendenti nonostante le protezioni legali. Inoltre, il tribunale dovrà affrontare il caso riguardante la possibilità di abolire la cittadinanza per nascita. Questi casi, insieme al precedente, mostrano che il tribunale non è un'entità monolitica, ma un'istituzione complessa con opinioni divergenti. La decisione del venerdì ha anche sottolineato che il presidente non può assumere automaticamente il sostegno di tutti i giudici conservatori, e che le sue future richieste potrebbero incontrare resistenza. Questo scenario ha reso chiaro che il tribunale non è un'entità monolitica, ma un'istituzione complessa con opinioni divergenti, e che le future decisioni potrebbero influenzare la governance americana in modo significativo.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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