Dipendenti Google DeepMind chiedono ai vertici di proteggerli fisicamente da ICE
Dipendenti di Google DeepMind e altre aziende tech esprimono preoccupazioni per la sicurezza da ICE, segnalando silenzio dei vertici. La crisi interiore si estende a settori come OpenAI e Meta, con richieste di interventi per proteggere lavoratori stranieri.
Google DeepMind, il dipartimento di intelligenza artificiale del colosso tecnologico Google, ha visto emergere preoccupazioni significative tra i suoi dipendenti riguardo alla sicurezza fisica dei lavoratori da parte degli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE), l'agenzia federale statunitense per l'immigrazione. La tensione ha trovato espressione in un messaggio interno pubblicato su un forum interno della società, che ha suscitato reazioni da parte di colleghi. Il messaggio, circolato in data 27 gennaio, ha espresso preoccupazione per il rischio che agenti federali possano entrare in sede e minacciare la sicurezza dei dipendenti, in seguito all'omicidio di Alex Pretti, un'infermiera di Minneapolis uccisa da agenti ICE la settimana precedente. I dipendenti hanno sottolineato che lo stato civile o la legge non sono più garanzie di sicurezza, a causa delle azioni recenti degli agenti federali. La richiesta di informazioni sui piani di sicurezza della società ha suscitato oltre 20 reazioni positive da parte di colleghi, ma nessun commento da parte dei dirigenti senior, inclusi il CEO Sundar Pichai e il CEO di DeepMind Demis Hassabis. Questo silenzio ha alimentato ulteriori preoccupazioni tra i dipendenti, che vedono un divario tra le posizioni dei vertici aziendali e le preoccupazioni dei lavoratori.
Le preoccupazioni non si limitano al caso specifico di Pretti. Molti dipendenti di aziende tecnologiche, come Palantir e Google DeepMind, hanno espresso critiche interne e esterne verso l'operato dell'ICE. A Palantir, un'azienda che collabora con ICE, alcuni dipendenti hanno rifiutato di sostenere le azioni dell'agenzia, con un collega che ha espresso in un messaggio Slack: "Non mi sento orgoglioso del fatto che l'azienda per cui lavoro sia parte di questa situazione". Queste preoccupazioni si estendono anche a aziende come OpenAI, Meta, Anthropic e Amazon, che collaborano con Palantir. Alcuni dipendenti di questi laboratori stanno valutando se chiedere ai vertici di interrompere i rapporti con la società di difesa. Il tema è diventato centrale nel dibattito interno tra aziende tecnologiche e i loro dipendenti, che vedono un contrasto tra le politiche di Trump e le esigenze di sicurezza dei lavoratori.
Il contesto di questa situazione si colloca all'interno di un quadro più ampio di tensioni tra il governo statunitense e il settore tecnologico. Il presidente Trump ha intensificato l'azione dell'ICE, con un'ondata di operazioni mirate a controllare l'immigrazione e a rafforzare le frontiere. Questo ha portato molte aziende tecnologiche a rivedere le politiche di sicurezza e a offrire protezioni speciali ai dipendenti stranieri, che rappresentano una parte significativa del loro personale. Nell'ultimo anno, Google e Apple hanno adottato misure per proteggere i dipendenti con visto, suggerendo loro di non lasciare il paese a causa del rafforzamento dei controlli. Tuttavia, nonostante queste misure, le aziende sembrano essere rimaste silenziose sulle azioni dell'ICE, anche se alcuni vertici hanno espresso preoccupazione. Ad esempio, Sam Altman, CEO di OpenAI, ha commentato internamente il caso di Pretti, dicendo che le azioni dell'ICE "stanno andando troppo oltre".
L'impatto delle preoccupazioni dei dipendenti potrebbe essere profondo, sia per le aziende che per il ruolo del settore tecnologico nel dibattito sull'immigrazione. Le aziende che dipendono da talenti internazionali, come Google, devono bilanciare la collaborazione con l'amministrazione con la sicurezza dei propri dipendenti. La mancanza di risposte da parte dei dirigenti potrebbe alimentare una crisi di fiducia interna, con dipendenti che si sentono esposti a rischi inutili. Inoltre, il dibattito interno potrebbe influenzare le politiche pubbliche, con aziende che potrebbero chiedere un intervento legislativo per proteggere i lavoratori stranieri. Al tempo stesso, il silenzio dei vertici potrebbe essere visto come una mancanza di leadership, con dipendenti che chiedono maggiore trasparenza e azioni concrete.
La situazione sembra segnare un momento di svolta per le aziende tecnologiche, che devono affrontare una crescente pressione da parte dei dipendenti e del pubblico. La richiesta di sicurezza da parte di Google DeepMind non è un caso isolato, ma parte di un trend più ampio. Mentre le aziende cercano di mantenere il loro ruolo di innovatori, devono anche rispondere alle preoccupazioni di chi opera all'interno di queste aziende. Le prossime mosse potrebbero includere un maggiore coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni aziendali, o un riorientamento delle politiche di sicurezza. In ogni caso, il dibattito sul ruolo del settore tecnologico nell'immigrazione e nella sicurezza nazionale è destinato a crescere, con conseguenze che potrebbero influenzare non solo le aziende, ma anche le politiche pubbliche in materia di immigrazione.
Fonte: Wired Articolo originale
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