Digitalizzazione del campo da parte delle tecnologie minaccia di allargare il divario con il Sud globale, studio
L'agricoltura di precisione, basata su sensori, satelliti, droni e analisi di dati su larga scala, si presenta come una soluzione innovativa per aumentare la produttività con minori risorse.
L'agricoltura di precisione, basata su sensori, satelliti, droni e analisi di dati su larga scala, si presenta come una soluzione innovativa per aumentare la produttività con minori risorse. Questa tecnologia permette di adattare il raggio, l'applicazione di fertilizzanti o l'uso di pesticidi alle condizioni specifiche di ogni terreno, riducendo sprechi e impatto ambientale. Tuttavia, un recente rapporto del think tank IPES Food ha messo in luce una preoccupazione fondamentale: nonostante le potenzialità di queste innovazioni, il loro sviluppo segue un percorso dominante che rischia di marginalizzare i piccoli agricoltori e di concentrare il controllo delle tecnologie in mani private. L'obiettivo del documento è non contestare l'uso di strumenti digitali, ma interrogarsi sulle dinamiche economiche e politiche che guidano la loro implementazione. L'articolo sottolinea che la digitalizzazione del settore agricolo non è solo una questione tecnologica, ma un processo che riscrive le regole del mercato e la governance dei sistemi alimentari globali.
L'innovazione tecnologica, pur promettendo di migliorare l'efficienza e la resilienza alle sfide climatiche, non risolve i problemi strutturali che alimentano la fame e la povertà. Secondo il rapporto, molti sistemi di agricoltura di precisione sono integrati in piattaforme digitali gestite da grandi aziende tecnologiche, che raccolgono e processano enormi quantità di dati agricoli. Questa dipendenza genera "blocco tecnologico", un termine utilizzato dagli autori per descrivere come la complessità e i costi di conversione da un sistema a un altro limitino la libertà di scelta degli agricoltori. Quando i produttori investono in macchinari connessi, software e servizi di abbonamento, diventa estremamente difficile abbandonare questi modelli, anche se si riconosce il loro impatto negativo. Il documento mette in guardia sul fatto che questa digitalizzazione non è solo un cambiamento tecnico, ma un processo politico che ristruttura le relazioni di potere nel settore agricolo.
Il contesto di questa discussione è legato a una serie di sfide globali, tra cui la crisi climatica, la crescita demografica nei paesi del Sud Globale e la riduzione delle risorse finanziarie per lo sviluppo. L'agricoltura di precisione è vista come un'alternativa per aumentare la produttività in un contesto di tensione, ma il rapporto sottolinea che la tecnologia da sola non è sufficiente a risolvere le disuguaglianze strutturali. L'accesso ai dati e alle tecnologie è diventato un fattore chiave nella competitività agricola, ma la sua gestione da parte di corporazioni globali crea un'asimmetria tra grandi aziende e piccoli produttori. Inoltre, la diffusione di modelli di produzione standardizzati, come quelli basati su monoculture, rischia di ridurre la diversità genetica e di aumentare la vulnerabilità ecosistemica. Questo fenomeno non solo mina la sicurezza alimentare, ma esacerbà la divisione tra paesi del Nord e del Sud Globale, con conseguenze significative per la sostenibilità a lungo termine.
L'analisi del rapporto evidenzia le conseguenze profonde del modello dominante, che privilegia la concentrazione di potere e l'efficienza economica a scapito della autonomia dei produttori. La digitalizzazione del settore agricolo, se implementata senza un controllo democratico, potrebbe rafforzare il dominio delle grandi aziende tecnologiche e agroindustriali, che estraggono valore dai dati generati dai campi senza condividere il loro utilizzo. Per esempio, aziende come Monsanto, ora parte di Bayer, hanno acquisito aziende specializzate in dati agricoli, mentre giganti come Alibaba hanno sviluppato piattaforme basate su intelligenza artificiale per gestire la produzione. Queste alianze hanno generato investimenti enormi, con un valore di 11,67 miliardi di dollari nel 2024, ma hanno anche limitato le opportunità per i piccoli agricoltori. Il rapporto mette in guardia sul rischio che questo modello, se non riformulato, possa ampliare la dipendenza da fertilizzanti chimici e ridurre la capacità di decisione dei produttori, mettendo a rischio la sicurezza alimentare.
La chiusura del rapporto sottolinea l'importanza di rivedere il ruolo degli agricoltori nel processo di innovazione, favorendo modelli decentralizzati e sostenibili. Nelle regioni come i Andes del Perù, gruppi di contadini hanno creato sistemi locali per preservare la biodiversità delle patate, mentre in Cina la Red di Semine di Agricoltori (FSN) ha contribuito a salvaguardare la conoscenza tradizionale. In Europa, paesi come la Francia e la Belgio stanno investendo nella formazione di agricoltori per gestire processi autonomi, privilegiando la sostenibilità piuttosto che la produttività. I ricercatori del Panel chiedono alle politiche pubbliche di riconoscere e supportare questi sistemi, che rappresentano una risposta efficace al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità. La sfida, però, rimane: come riuscire a equilibrare l'innovazione tecnologica con la giustizia sociale, garantendo che i benefici siano condivisi equamente tra tutti i soggetti coinvolti nel settore agricolo.
Fonte: El País Articolo originale
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