11 mar 2026

Dietro la rapida revoca del riconoscimento di pericolo

Il governo Usa revoca il riconoscimento del 2009 sull'incidenza dei gas serra, riducendo il controllo federale sulle emissioni. Legal experts prevedono un impatto su politiche climatiche future e una sfida alle normative esistenti.

10 febbraio 2026 | 23:45 | 5 min di lettura
Dietro la rapida revoca del riconoscimento di pericolo
Foto: The New York Times

La decisione del governo degli Stati Uniti, guidato da Donald Trump, di procedere alla revoca del "determination of endangerment" emesso dall'Environmental Protection Agency (EPA) rappresenta un passo significativo nel contesto delle politiche climatiche e ambientali. Il provvedimento, annunciato ufficialmente il 19 aprile 2020, mira a rimuovere una determinazione scientifica del 2009, approvata durante l'amministrazione Obama, che aveva stabilito che i gas serra come il biossido di carbonio e il metano costituiscano un rischio per la salute pubblica e il benessere generale. La mossa, che richiederà un periodo di circa un anno per essere formalizzata, segna un'intensa accelerazione rispetto ai tempi di routine dell'agenzia, che di solito impiega almeno tre anni per completare procedure simili. Il presidente Trump, attraverso la sua portavoce Karoline Leavitt, ha sottolineato l'urgenza della decisione, ritenendo che la rapida conclusione potesse permettere al tribunale supremo degli Stati Uniti di intervenire nel processo legale, favorendo l'azione di una giurisdizione conservatrice e anti-regolamentare. Questo scenario potrebbe avere conseguenze profonde, potendo limitare non solo le capacità del governo attuale di affrontare il riscaldamento globale, ma anche quelle di future amministrazioni democratiche.

L'accelerazione del processo di revoca del "determination of endangerment" ha suscitato l'attenzione di esperti legali, che hanno evidenziato come la velocità con cui l'EPA sta procedendo non sia casuale. Secondo Jody Freeman, direttrice del programma di diritto ambientale e energetico dell'Università di Harvard, il governo sta mirando a un obiettivo ben preciso: non solo ridurre le regolamentazioni esistenti, ma eliminare del tutto il ruolo del governo federale nel controllo dei gas serra. La strategia, spiega Freeman, è volta a "sfidare le normative che hanno sempre limitato la capacità del governo di agire in materia climatica", con l'obiettivo di rendere impossibile una futura politica ambientale democratica. Jeffrey Holmstead, ex funzionario dell'EPA sotto il presidente George W. Bush, ha sottolineato come la seconda amministrazione Trump abbia dimostrato una maggiore organizzazione e una chiara strategia rispetto al primo mandato, quando le misure erano state limitate. La rapida implementazione del provvedimento, ha aggiunto Holmstead, potrebbe permettere al governo di anticipare eventuali contestazioni legali, ma al tempo stesso esporre a rischi di errori procedurali, che potrebbero indebolire la posizione giuridica del governo.

La determinazione scientifica del 2009, nota come "endangerment finding", si basa su un'ampia base di dati che dimostrano come i gas serra siano in grado di alterare il clima e mettere a rischio la salute umana. L'EPA, guidata da un gruppo di esperti, aveva concluso che la concentrazione crescente di CO2, metano e altri gas nel corso degli anni avesse intensificato fenomeni climatici estremi, come uragani, ondate di calore, alluvioni e incendi boschivi, contribuendo a malattie e morti. Questo documento ha servito da base per regolamenti federali che limitavano l'emissione di gas serra da parte di settori come l'energia e il trasporto. Tuttavia, il governo Trump, attraverso l'EPA, ha deciso di revocarla, argomentando che l'autorità dell'agenzia non fosse esplicitamente confermata dal Congresso. La posizione ufficiale dell'EPA, espresso attraverso una dichiarazione della portavoce Carolyn Holran, sostiene che il provvedimento di Obama del 2009 abbia avuto conseguenze negative, come costi elevati per le famiglie e le piccole imprese. La portavoce ha anche sottolineato che il "determination of endangerment" era stato utilizzato per giustificare regolamenti costosi, tra cui quelli che limitavano la produzione di auto a combustione interna.

L'implicazione di questa mossa risiede nel potenziale impatto sulla capacità del governo americano di affrontare il cambiamento climatico. Se il tribunale supremo degli Stati Uniti dovesse confermare la legittimità della revoca, il governo potrebbe ritrovarsi privo di strumenti legali per regolamentare i gas serra, un ambito che era stato precedentemente riconosciuto come competenza federale. Il caso Massachusetts v. EPA del 2007, in cui i giudici hanno stabilito che l'agenzia aveva il potere di agire, rimane un precedente cruciale, ma la strategia del governo attuale mira a contestare tale decisione. Secondo Jonathan Adler, professore della William & Mary Law School, la rapida azione dell'EPA potrebbe permettere al governo di difendere le sue decisioni in tribunale, evitando che un'eventuale amministrazione futura possa abbandonare il caso. Tuttavia, Adler ha avvertito che l'accelerazione potrebbe portare a errori procedurali, che potrebbero indebolire la posizione legale del governo. La mancanza di un intervento legislativo da parte del Congresso, che negli ultimi cinquant'anni non ha mai risolto il dibattito sull'autorità dell'EPA, rende il processo ancora più incerto.

La questione del "determination of endangerment" ha suscitato un dibattito politico e giuridico che si estende da anni, con conseguenze significative per le politiche climatiche. Sebbene il governo attuale abbia deciso di procedere alla revoca, il dibattito non si ferma qui. Le organizzazioni ambientaliste hanno espresso la loro intenzione di contestare il provvedimento in tribunale, anche se il rischio di un'eventuale sconfitta potrebbe portare a un ricorso al tribunale supremo. Steven J. Milloy, fondatore di un sito che ha messo in discussione il consenso scientifico sul riscaldamento globale, ha sottolineato che l'obiettivo non è solo di annullare la determinazione, ma di "inibire qualsiasi azione futura da parte delle amministrazioni democratiche", garantendo che il dibattito rimanga bloccato fino a un intervento legislativo da parte del Congresso. Tuttavia, la polarizzazione politica sul tema del clima rende improbabile un'intervento legislativo, poiché il Congresso non ha mai trovato un accordo su una definizione precisa dei gas serra come inquinanti. In questo contesto, il ruolo del tribunale supremo diventa cruciale, con il potere di decidere se il governo ha il diritto di agire o meno. La decisione finale, quindi, dipenderà non solo dalle argomentazioni legali, ma anche dal peso delle posizioni politiche e del dibattito pubblico.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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