11 mar 2026

Denuncia per perquisizione a casa del reporter del Washington Post

Un'organizzazione per la libertà di stampa ha presentato un reclamo disciplinare al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati del Virginia contro un procuratore federale, Gordon D.

10 febbraio 2026 | 06:27 | 5 min di lettura
Denuncia per perquisizione a casa del reporter del Washington Post
Foto: The New York Times

Un'organizzazione per la libertà di stampa ha presentato un reclamo disciplinare al Consiglio dell'Ordine degli Avvocati del Virginia contro un procuratore federale, Gordon D. Kromberg, accusato di non aver segnalato al giudice di merito l'esistenza del Privacy Protection Act del 1980 durante la richiesta di un mandato per cercare la casa di un giornalista del Washington Post come parte di un'indagine sulle fughe di informazioni. L'azione è stata avviata dopo che il procuratore aveva richiesto un mandato per cercare la casa di Hannah Natanson, una reporter del Post, durante un'indagine relativa all'Espionage Act. La Freedom of the Press Foundation ha sottolineato che l'omissione del procuratore potrebbe non essere stata un errore casuale, poiché il mandato aveva suscitato notizia nazionale a causa dell'unicità dell'azione di perquisire la casa di un giornalista durante un'indagine su falle di informazioni da parte di personale governativo. Seth Stern, capo dell'advocacy dell'organizzazione, ha scritto nel reclamo che il mandato era diventato materia di dibattito pubblico, dato che le perquisizioni di abitazioni di giornalisti durante indagini su falle di informazioni sono state rare e contestate. La richiesta di commento da parte del Dipartimento della Giustizia e del procuratore Kromberg non è stata risposta. Il reclamo cita commenti di tre professori di diritto specializzati in etica professionale, pubblicati su un articolo del New York Times, che hanno sottolineato che se Kromberg fosse stato a conoscenza del 1980 Privacy Protection Act, sarebbe stato obbligato, secondo le regole professionali del Virginia, a segnalare la presenza di una autorità contraria nel materiale presentato al giudice per permettergli di valutarne l'applicazione.

L'indagine del Dipartimento della Giustizia riguardava un contratto governativo, Aurelio Perez-Lugones, accusato di aver rivelato informazioni classificate a Natanson. Il mandato è stato approvato dal giudice William B. Porter, del distretto orientale del Virginia. I legali del Post e di Natanson hanno presentato un'azione legale per chiedere il ritorno dei dispositivi e dei dati della reporter, argomentando che il Privacy Protection Act rende illegale, almeno in parte, la revisione del lavoro giornalistico da parte del governo se non è direttamente legato all'indagine su Perez-Lugones. La reporter, che copre l'amministrazione federale, ha scritto nel dicembre scorso che 1.169 funzionari del ramo esecutivo avevano contattato lei durante il primo anno del secondo mandato di Trump. Un altro aspetto legale riguarda una questione inedita del primo emendamento: se l'attività di raccolta di notizie ordinaria potrebbe essere considerata un reato da parte di una legge. Il Privacy Protection Act stabilisce che è illegale per il governo cercare e sequestrare il materiale giornalistico a meno che il reporter non sia personalmente sospettato di un crimine a cui il materiale è rilevante. La legge include due eccezioni: un reato contro le immagini sessuali di minori e l'Espionage Act, che criminalizza la detenzione e la diffusione non autorizzata di informazioni di sicurezza nazionali.

Il contesto storico del Privacy Protection Act risale al 1980, quando il Congresso ha introdotto una normativa per proteggere il lavoro dei giornalisti da interventi governativi. La legge ha un'eccezione per il caso in cui il reporter è sospettato di un reato specifico, come l'Espionage Act. La sua applicazione è stata testata solo in pochi casi, tra cui un episodio del 2010 quando il Dipartimento della Giustizia ha cercato di ottenere un mandato per leggere le email di James Rosen, un giornalista del Fox News, che aveva scritto su piani nucleari della Corea del Nord. In quel caso, il procuratore aveva incluso un affido di un agente dell'FBI che aveva menzionato il Privacy Protection Act e discusso del suo applicazione. Tuttavia, il mandato non aveva sollevato le questioni del primo emendamento, che riguardano la libertà di stampa. L'indagine su Rosen aveva suscitato un dibattito bipartisan nel 2013, quando i documenti del mandato sono diventati pubblici. L'allora procuratore generale Eric H. Holder Jr. aveva introdotto una regola per vietare agli investigatori di presentare reporter come criminali per aggirare la normativa, ma la regola è stata revocata nel 2023 dall'attuale procuratore generale, Pam Bondi.

L'analisi del caso solleva un dibattito su come bilanciare la sicurezza nazionale con i diritti costituzionali. L'Espionage Act, introdotto nel 1917, è stato utilizzato per punire spie, ma negli ultimi anni è stato applicato anche a funzionari e contrattisti con accesso a informazioni sensibili. Tuttavia, applicarlo a giornalisti tradizionali solleva preoccupazioni per il primo emendamento, che protegge la libertà di stampa. Il caso di Julian Assange, accusato di violare l'Espionage Act durante la sua attività con WikiLeaks, ha creato un dibattito su come definire l'attività giornalistica come reato. Anche se Assange ha raggiunto un accordo di patteggiamento, la costituzionalità delle accuse non è stata testata. Il Privacy Protection Act, sebbene riconosciuto come strumento di protezione, ha limiti quando si tratta di casi in cui il materiale giornalistico potrebbe essere legato a reati. L'ipotesi di un'azione legale per il ritorno dei dati di Natanson potrebbe influenzare future indagini, soprattutto se il governo dovesse dimostrare che il materiale non è rilevante per l'indagine su Perez-Lugones.

La situazione rimane un caso di grande rilevanza per il dibattito sulla libertà di stampa e la sicurezza nazionale. L'azione legale avviata da Natanson e il Post potrebbe portare a una decisione che chiarisca i confini tra la protezione del materiale giornalistico e la necessità di indagini su falle di informazioni. La comunità giornalistica e gli esperti di diritto vedono in questo caso un momento cruciale per definire i limiti della legislazione esistente e per garantire che la libertà di informazione non venga compromessa. La decisione finale potrebbe influenzare non solo il caso specifico, ma anche le future indagini su falle di informazioni, determinando se il governo potrà procedere con mandati simili o se dovrà rispettare i limiti imposti dal Privacy Protection Act. Il dibattito è tuttavia aperto, con le parti che continuano a cercare di influenzare il risultato finale.

Fonte: The New York Times Articolo originale

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi