11 mar 2026

Crisi in classe di Religione: scuole senza strumenti per 370mila alunni in cinque anni

La materia di Religione, una volta centrale nel sistema educativo spagnolo, sta vivendo un declino senza precedenti.

02 marzo 2026 | 16:40 | 4 min di lettura
Crisi in classe di Religione: scuole senza strumenti per 370mila alunni in cinque anni
Foto: El País

La materia di Religione, una volta centrale nel sistema educativo spagnolo, sta vivendo un declino senza precedenti. L'implementazione della Legge Lomloe (Ley Orgánica de Modificación del Estatuto de la Educación) ha accelerato una tendenza già in atto da anni, riducendo drasticamente il numero di studenti iscritti alle lezioni di religione. Secondo i dati ufficiali del documento Las cifras de la educación en España 2026, il numero di alunni ha perso 369.807 studenti in cinque anni, un calo dieci volte superiore a quello registrato per motivi demografici. Questo trend si osserva principalmente nelle scuole pubbliche, dove il 75% dei 369.807 studenti persi proviene da questa rete educativa. La riduzione delle ore dedicate alla materia, combinata con un numero di docenti stabilito (12.554) e un aumento del carico orario, ha portato a una situazione di sovraccarico per i professori, che spesso vengono utilizzati per compiti non legati all'insegnamento, come supervisione dei ricreosi o gestione dell'orto scolastico. La Navarra, un territorio tradizionalmente cattolico, è diventata il primo esempio di questa crisi, con un calo di 1.020 ore non impartite per anno scolastico, corrispondente a 2,1 milioni di euro di spesa non utilizzata. Questi fondi, che non permettono di licenziare i docenti, vengono destinati a progetti come il rafforzamento della Formazione Profesionale.

La crisi non si limita alle statistiche, ma coinvolge anche le scelte delle scuole e le risorse disponibili. In molte istituzioni, i professori di Religione non riescono a svolgere le loro funzioni in modo completo, poiché vengono assegnati a compiti diversi. Ad esempio, in un istituto pubblico di Navarra, una docente ha 9 ore di lezione, ma riceve un compenso per 23, mentre coordina il programma di volontariato, l'orto scolastico e le attività di recupero. In Galicia, dove il calo della matricola è stato più marcato (14 punti in primaria), i docenti gestiscono anche il controllo dei ricreosi o la gestione del refettorio. Questa situazione è riconosciuta anche da Isabel Moreno, vicepresidente della federazione Fedeip, che spiega che i professori di Religione non possono essere utilizzati per sostituire insegnanti in altre materie, a differenza degli altri docenti. Questo vincolo, unito alla riduzione della domanda, ha reso i professori di Religione un'eccezione nel sistema educativo spagnolo.

La questione della Religione nelle scuole spagnole ha radici storiche che risalgono alla Transizione democratica. Durante quel periodo, il governo ha firmato accordi con il Vaticano per mantenere la materia nelle aule, pur abbandonando elementi che avevano sostenuto la sua popolarità. La Legge Lomce (Ley Orgánica de Modificación del Estatuto de la Educación) aveva incluso provvedimenti come la valutazione della materia nel fascicolo delle borse di studio o nell'accesso alla Selectividad (esame di maturità), nonché l'obbligo di studiare una materia "specchio" per chi non avesse scelto la Religione. La Lomloe, invece, ha eliminato queste misure, riducendo ulteriormente la motivazione degli studenti. Il calo delle iscrizioni ha avuto un impatto significativo, con una media di 1,5 punti di riduzione annuale in primaria. Tuttavia, il declino non è un fenomeno recente: la materia è rimasta marginale da 25 anni, un periodo che permette di analizzare le tendenze a lungo termine.

Le implicazioni di questa crisi vanno oltre il semplice calo degli iscritti. La riduzione della presenza della Religione nelle scuole ha un impatto su una serie di aspetti, tra cui il ruolo della Chiesa nella società spagnola e la formazione delle nuove generazioni. José María Guardia, presidente del sindacato Aprecce, ha chiesto di reintrodurre elementi che potessero rilanciare la materia, ma i partiti di destra, come il PP e Vox, non sembrano intenzionati a modificare la legge. Inoltre, la mancanza di una strategia chiara ha portato a un uso improprio delle risorse, con docenti costretti a svolgere compiti non legati alla loro formazione. Questo fenomeno non solo mette a rischio la professionalità del sistema educativo, ma anche la capacità delle scuole di rispondere alle esigenze di una società in continua evoluzione.

La situazione attuale rappresenta un momento di riflessione per il sistema educativo spagnolo. Mentre le scuole cercano di adattarsi alle nuove normative, il ruolo della Religione resta un tema dibattuto. La crisi non è solo un problema quantitativo, ma anche qualitativo, con conseguenze sulle politiche educative e sul rapporto tra istituzioni e comunità. Il futuro dipenderà da decisioni politiche e da una riconsiderazione del ruolo della materia nel contesto moderno. Per il momento, la questione rimane aperta, con la speranza che nuove iniziative possano rilanciare un'insegnamento che, pur declinando, ha lasciato un segno indelebile nella storia educativa del Paese.

Fonte: El País Articolo originale

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