11 mar 2026

Crans Montana: incontro a Berna tra autorità svizzere e procura romana

La tragedia che ha colpito Crans-Montana, un comune svizzero situato a circa 2.000 metri sul livello del mare, ha scatenato un'ondata di dolore e preoccupazione a livello internazionale.

19 febbraio 2026 | 18:59 | 4 min di lettura
Crans Montana: incontro a Berna tra autorità svizzere e procura romana
Foto: RomaToday

La tragedia che ha colpito Crans-Montana, un comune svizzero situato a circa 2.000 metri sul livello del mare, ha scatenato un'ondata di dolore e preoccupazione a livello internazionale. La notte di Capodanno, il 31 dicembre 2023, un incendio scoppiato nel bar Le Constellation ha causato la morte di 41 persone e ferito 115, tra cui sei cittadini italiani. Tra le vittime si trovava anche Riccardo Minghetti, un ragazzo romano che si era recato in Svizzera insieme all'amico Manfredi Marcucci. Il primo contatto tra le autorità italiane e svizzere si è verificato in un vertice tenutosi a Berna, dove è stata discussa la collaborazione tra le procure e la possibilità di creare una squadra investigativa comune. L'incontro, che ha visto la partecipazione di figure chiave come il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Canton Vallese Beatrix Pilloud, segna un passo importante nella ricerca di verità e responsabilità per un evento che ha sconvolto la comunità locale e il mondo intero.

L'incontro a Berna ha rappresentato un momento cruciale per il coordinamento tra le indagini italiane e svizzere. La procura di Roma, che indaga per reati come omicidio, lesioni, incendio e disastro colposo, ha espresso la sua volontà di accedere alle prove raccolte dagli inquirenti elvetici. Dopo il vertice, è stato stabilito che la trasmissione degli atti avverrà nei prossimi giorni, consentendo alle autorità italiane di proseguire l'indagine senza interruzioni. Tra i partecipanti all'incontro, oltre ai rappresentanti della procura romana, c'erano anche il primo dirigente della polizia Salvatore Gava e il tenente colonnello dei carabinieri Stefano Carella, che hanno sottolineato l'importanza di una collaborazione stretta e senza barriere. La procura svizzera, da parte sua, ha indicato possibili responsabilità a carico di Jacques Moretti e Jessica Moretti, gestori del bar, nonché di Ken Jacquemoud e Cristophe Balet, ex responsabili della sicurezza del comune. Questi ultimi, però, hanno ancora una volta espresso la loro disponibilità a fornire informazioni, pur rimanendo in attesa di un'indagine completa.

La tragedia di Capodanno ha messo in luce le fragilità della sicurezza in ambienti ad alto rischio, come i locali aperti al pubblico durante le feste. Il bar Le Constellation, situato in un'area turistica famosa per la sua bellezza ma anche per la sua affollata clientela, è stato il teatro di un incendio che si è propagato rapidamente, soffocando le persone che si trovavano all'interno. Le autorità locali hanno immediatamente avviato un'indagine per comprendere le cause dell'incidente, ma la complessità della situazione ha richiesto un approccio internazionale. La collaborazione tra Italia e Svizzera non è solo un atto di solidarietà, ma anche una necessità giuridica, poiché le prove raccolte sul territorio elvetico potrebbero essere fondamentali per il processo. Inoltre, il coinvolgimento di figure come Ken Jacquemoud, che ha avuto un ruolo chiave nella gestione della sicurezza del comune, ha sollevato domande su come si sia potuta verificare un'eventuale mancanza di vigilanza.

Le implicazioni di questa tragedia vanno ben al di là del contesto locale. L'incendio ha scosso le coscienze di migliaia di persone, ricordando l'importanza di misure preventive e di una gestione adeguata degli eventi pubblici. Le famiglie delle vittime, tra cui quelle dei sei italiani, vivono un trauma profondo, mentre le autorità sono chiamate a rispondere non solo per l'indagine, ma anche per le conseguenze umanitarie e sociali. In particolare, il caso di Riccardo Minghetti, che è rimasto in coma farmacologico per due settimane, ha acceso un dibattito su come la salute mentale e fisica dei giovani possa essere protetta in contesti di emergenza. Inoltre, il ruolo delle istituzioni, come il comune di Crans-Montana, è stato messo sotto lente, con accuse di potenziale negligenza nella gestione della sicurezza. Questo tipo di eventi richiede una riflessione su come i sistemi di controllo possano essere migliorati, non solo per evitare tragedie future, ma anche per garantire un'assistenza adeguata a chi ne è vittima.

La strada verso un'indagine completa e trasparente sembra ancora lunga, ma il coinvolgimento di entrambi i Paesi rappresenta un passo importante per rispondere alle famiglie e alla società. Le autorità italiane e svizzere dovranno affrontare sfide legali, logistice e emotive, ma la volontà di collaborare indica un impegno concreto. Per gli italiani, in particolare, la vicenda è un monito su come la sicurezza in luoghi di aggregazione possa diventare un tema prioritario. Al tempo stesso, il caso di Crans-Montana potrebbe diventare un esempio di come la cooperazione internazionale possa aiutare a superare le complessità di un incidente tragico. Mentre le indagini proseguono, il ricordo di quelle 41 vittime rimarrà un segno di quanto sia necessario agire con responsabilità e prevenzione.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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