11 mar 2026

Corte Suprema conferma sanzione a guardia ubriaco che mostrò il sedere al capo della scorta di Sánchez

Il Tribunale Supremo ha confermato la sanzione di 20 giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio inflitta a un agente della Guardia Civile, riconosciuto per aver commesso un comportamento grave durante l'orario di servizio.

31 gennaio 2026 | 08:56 | 5 min di lettura
Corte Suprema conferma sanzione a guardia ubriaco che mostrò il sedere al capo della scorta di Sánchez
Foto: El País

Il Tribunale Supremo ha confermato la sanzione di 20 giorni di sospensione dal lavoro e dallo stipendio inflitta a un agente della Guardia Civile, riconosciuto per aver commesso un comportamento grave durante l'orario di servizio. L'episodio, avvenuto il 1 gradi aprile 2022, ha scatenato un dibattito sull'etica professionale e la disciplina in un ambiente sensibile come La Moncloa, dove si svolge la vita quotidiana del presidente del governo, Pedro Sánchez. L'agente, che era responsabile della sorveglianza del gym del dipartimento di sicurezza, ha bevuto alcolici prima di iniziare il turno e ha partecipato al consumo di alcolici con due compagni, creando un clima di abuso che ha portato a un episodio inquietante. Il comportamento, definito "gravemente contrario alla dignità" della Benemérita, ha visto l'agente, dopo quattro ore di lavoro, comportarsi in modo inappropriato, mostrando il sedere al capo della scorta del presidente. La sentenza, resa nota da EL PAÍS, ha sottolineato che l'incidente ha avuto conseguenze significative per l'immagine istituzionale e la professionalità richiesta in un contesto di elevata responsabilità.

L'episodio si è svolto in un ambiente di lavoro dove ogni gesto deve rispettare standard elevati. L'agente, che aveva il turno di pomeriggio, ha iniziato la sua attività con un consumo di alcolici già prima di entrare in servizio. Secondo le testimonianze, ha partecipato al consumo di una bottiglia di ginebra con due compagni, che si sono scolati insieme a coca-cola. Questo comportamento ha violato le norme interne, poiché è vietato l'ingresso e il consumo di alcolici in strutture di sicurezza. Dopo quattro ore di servizio, intorno alle 19.15, è arrivato il capo della scorta del presidente, il quale ha subito notato i sintomi di ebbrezza dell'agente: un odore forte di alcol, una voce pastosa e frasi incoerenti. L'agente, in un momento di degrado, ha mostrato il sedere mentre danzava e si metteva in posizione di seduta. Questo episodio, pur avvenendo in un ambiente ristretto, ha suscitato reazioni forti, non solo per l'inciviltà personale ma anche per la mancanza di rispetto verso la dignità professionale.

Il contesto del caso è legato alla stretta supervisione che caratterizza le strutture di sicurezza del governo. La Moncloa, luogo di lavoro del presidente, richiede un livello di disciplina e rispetto delle regole estremamente elevato, tanto per motivi di sicurezza quanto per l'impatto sull'immagine istituzionale. L'agente, che era incaricato di vigilare il gym, aveva un ruolo chiave nel garantire la sicurezza di un ambiente dove si trovano figure di alto rango. La sua mancanza di autocontrollo ha messo in discussione non solo le sue capacità professionali, ma anche il rispetto per le norme che regolano l'attività di servizio. Il comportamento, pur avvenendo in un contesto privato, ha comunque avuto ripercussioni pubbliche, poiché è stato visto da personale di sicurezza e da figure esterne. La sentenza del Supremo ha sottolineato che l'incidente ha rappresentato una grave violazione della dignità della Guardia Civile, un corpo che si fonda su valori di rispetto e professionalità.

L'analisi del caso mette in luce le conseguenze di un comportamento che va oltre le norme di comportamento personale, entrando in conflitto con i principi di disciplina e rispetto che devono caratterizzare ogni funzionario pubblico. L'incidente ha rappresentato un episodio di grave disattenzione, non solo per l'abuso di alcolici durante il servizio, ma anche per la mancanza di controllo su se stesso e sulle proprie azioni. Il Tribunale ha ritenuto che la sospensione di 20 giorni fosse proporzionata, considerando l'impatto negativo sull'immagine istituzionale e la gravità del comportamento. La sentenza ha anche sottolineato che l'agente aveva un ruolo chiave nel garantire la sicurezza, e il suo comportamento ha potuto compromettere il funzionamento delle operazioni. Inoltre, il caso ha messo in luce la necessità di un controllo rigoroso su comportamenti che, sebbene privati, possono avere ripercussioni pubbliche. L'incidente ha quindi rappresentato un monito per tutti i funzionari pubblici, che devono mantenere un elevato standard di comportamento anche al di fuori del lavoro.

La decisione del Supremo ha chiaramente espresso la volontà di mantenere un livello di disciplina elevato, anche in contesti dove la responsabilità è massima. L'agente, pur avendo appena concluso il ricorso, ha visto il suo caso confermato, con una sospensione che, sebbene non sia la pena massima prevista, rappresenta un esempio di come le istituzioni non tollerino comportamenti che possono danneggiare la loro immagine. Il caso ha anche sollevato questioni di carattere giuridico e morale, poiché ha messo in discussione la possibilità di giudicare comportamenti privati in contesti professionali. Tuttavia, il Tribunale ha ritenuto che la mancanza di rispetto per la dignità istituzionale renda necessaria una sanzione. Il futuro di chi ha commesso l'errore potrebbe dipendere da ulteriori procedimenti, ma il caso ha già lasciato un segno nel dibattito su come equilibrare la libertà personale con le responsabilità professionali. L'episodio, pur se singolo, ha rafforzato il ruolo del controllo interno per garantire che ogni membro delle forze di sicurezza mantenga un comportamento all'altezza del ruolo che ricopre.

Fonte: El País Articolo originale

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