11 mar 2026

Corte Suprema blocca Trump

Il Tribunale Supremo degli Stati Uniti ha recentemente emesso una sentenza storica che ha definitivamente sancito la limitazione del potere esecutivo del presidente Donald Trump nel campo dei dazi doganali.

20 febbraio 2026 | 23:32 | 3 min di lettura
Corte Suprema blocca Trump
Foto: El País

Il Tribunale Supremo degli Stati Uniti ha recentemente emesso una sentenza storica che ha definitivamente sancito la limitazione del potere esecutivo del presidente Donald Trump nel campo dei dazi doganali. La decisione, approvata con un voto di sei a tre, ha stabilito che gran parte delle misure commerciali adottate nel corso dell'ultimo anno sono incompatibili con la Costituzione. La Corte ha chiarito che la politica commerciale è competenza esclusiva del Congresso, e che il Poder Judicial ha il compito di frenare l'accumulazione di potere da parte del presidente, un fenomeno che si è intensificato sin da quando Trump è entrato in carica nel gennaio 2025. Questa sentenza rappresenta un chiaro segnale che le istituzioni americane, nonostante i segnali di debolezza, continuano a svolgere il loro ruolo di contrappeso al potere esecutivo.

La sentenza, lunga 170 pagine, ha sottolineato che la legge di emergenza economica del 1977, utilizzata da Trump per giustificare i dazi, non è sufficiente a autorizzare le misure adottate. Il Congresso può delegare al presidente l'autorità di impostare dazi per scopi specifici e all'interno di limiti precisi, ma Trump ha superato i confini legali. La Corte ha ritenuto che le azioni del presidente non siano state giustificate da una base normativa solida, e che quindi non possano essere considerate legittime. Questo significa che se Trump intende proseguire con la politica protezionista, dovrà richiedere esplicitamente il consenso del Congresso o utilizzare strumenti legali alternativi, che richiederanno un tempo maggiore e saranno meno efficaci.

L'evento si colloca in un contesto di crescente tensione tra il potere esecutivo e le altre istituzioni dello Stato. Negli ultimi mesi, il Tribunale Supremo, che ha una maggioranza conservatrice, ha quasi sempre supportato le decisioni di Trump, permettendogli di procedere con molte delle sue iniziative senza ostacoli giudiziari. Tuttavia, questa sentenza rappresenta un cambio di rotta. I giudici hanno riconosciuto che la separazione dei poteri è un pilastro fondamentale della democrazia americana e che il presidente non può agire in modo autocratico. Questo è un segnale importante, soprattutto in un momento in cui il Paese si muove verso una forma di "autoritarismo competitivo", come definito dagli studiosi Levitsky e Way. La sentenza potrebbe dunque essere vista come una vittoria per chi sostiene la salvaguardia delle istituzioni democratiche.

Le implicazioni di questa decisione sono profonde e si estendono al livello globale. I trattati commerciali firmati negli ultimi mesi da Washington, tra cui quelli con l'Unione Europea, ora si trovano in un'area di incertezza. Inoltre, la decisione potrebbe influire sulle proiezioni economiche, dato che le aziende che hanno beneficiato dei dazi potrebbero chiedere la restituzione dei 200 miliardi di dollari raccolti. Questo potrebbe generare instabilità nei mercati finanziari, considerando il deficit pubblico statunitense. Per Trump, che agisce come un mercantilista del XVII secolo, la soluzione potrebbe essere l'incremento dei dazi, ma non è chiaro se il Congresso abbia la maggioranza per approvarli.

L'incertezza che si profila ha un impatto diretto sulle relazioni internazionali. Mentre l'Unione Europea e altri Paesi si stanno adattando al protezionismo americano, il loro sistema commerciale non ha subito un collasso. Tuttavia, la strategia per il futuro dovrà includere la firma di nuovi accordi commerciali, come quelli recentemente approvati con il Mercosur e l'India, e l'ottimizzazione del mercato interno. La democrazia americana, nonostante i segnali di crisi, sembra ancora in grado di esercitare un controllo su un presidente che, per sua natura, tende a concentrare potere. La sentenza del Tribunale Supremo è un passo significativo in questa direzione, anche se le sfide future saranno complesse e richiederanno una collaborazione costante tra le istituzioni.

Fonte: El País Articolo originale

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