11 mar 2026

Corte d'Appello Permette a Trump Revoca Protezioni dall'Espulsione per 60.000 Migranti

Un tribunale di appello federale ha dato il via libera al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per procedere con l'eliminazione delle protezioni contro l'espulsione per oltre 60.000 migranti originari di Nepal, Honduras e Nicaragua.

10 febbraio 2026 | 09:31 | 4 min di lettura
Corte d'Appello Permette a Trump Revoca Protezioni dall'Espulsione per 60.000 Migranti
Foto: The New York Times

Un tribunale di appello federale ha dato il via libera al presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per procedere con l'eliminazione delle protezioni contro l'espulsione per oltre 60.000 migranti originari di Nepal, Honduras e Nicaragua. La decisione, arrivata in un'udienza tenuta il 25 aprile, rappresenta un ulteriore passo nella strategia del governo di ridurre il numero di beneficiari del programma Temporary Protected Status (TPS), un meccanismo che permette ai migranti in fuga da crisi domestiche di vivere e lavorare negli Stati Uniti. La vittoria del governo Trump ha suscitato reazioni contrastanti, con chi sostiene che si tratta di una misura legittima per rispettare il diritto internazionale e chi denuncia una politica discriminante e iniqua. La decisione ha riacceso il dibattito su come i governi debbano gestire le migrazioni di massa e le responsabilità nei confronti di coloro che fuggono da guerre, disastri naturali e repressione politica.

La controversia si è sviluppata lungo un percorso giudiziario complesso, con il governo Trump che ha presentato diverse azioni legali per revocare il TPS per decine di migliaia di migranti. Il ministero dell'Interno, guidato da Kirstjen Nielsen, ha sostenuto che il programma era stato progettato per offrire un aiuto temporaneo, ma aveva perso il suo scopo originale a causa di una crescita eccessiva del numero di beneficiari. Molti giudici federali hanno però respinto le richieste del governo, affermando che la decisione di terminare il TPS era preordinata e motivata da un intento politico di ridurre il numero di migranti. Tra le cause più note, c'è quella riguardante i migranti venezuelani, in cui il Supremo Court aveva permesso il decadimento delle protezioni nel 2019. Questa decisione ha influenzato le sentenze successive, anche se i giudici del tribunale di appello hanno sottolineato che il caso venezuelano non era direttamente applicabile al caso specifico dei migranti nepalesi, hondurani e nicaraguensi.

Il contesto storico del TPS risale al 1989, quando il Congresso degli Stati Uniti ha istituito il programma per aiutare i migranti che si trovavano in situazioni di emergenza. L'obiettivo era di permettere a chi era costretto a lasciare il proprio Paese di vivere in sicurezza negli Stati Uniti fino a quando le condizioni domestiche non si fossero normalizzate. Negli anni, il programma si è esteso a diversi Paesi, tra cui El Salvador, Haiti e Liberia, ma ha sempre suscitato critiche per la sua ambiguità e per la mancanza di un criterio chiaro per decidere quando terminare le protezioni. Nel caso specifico dei migranti nepalesi, hondurani e nicaraguensi, il governo ha sostenuto che le situazioni in questi Paesi erano sufficientemente stabili per permettere il ritorno dei beneficiari, ma molti attivisti e organizzazioni non governative hanno contestato questa valutazione, argomentando che le crisi interne continuavano a esistere.

L'analisi delle implicazioni di questa decisione rivela un conflitto tra diritti umani e politiche migratorie. Da un lato, il governo sostiene che il TPS è stato creato per fornire un aiuto temporaneo, ma non per un periodo indefinito, e che il suo allargamento ha creato un'eccezione ingiustificata alle norme di immigrazione. Dall'altro, i difensori dei migranti sottolineano che la revoca delle protezioni mette in pericolo la vita di persone che si trovano in Paesi instabili e non hanno alternative. La decisione del tribunale di appello ha anche sollevato questioni legali sul potere del governo di modificare i programmi migratori senza un'approvazione parlamentare, un tema che potrebbe risurfare in futuro. Inoltre, la mancanza di un criterio oggettivo per valutare le condizioni dei Paesi di origine ha reso il TPS un bersaglio per le politiche di deportazione, spesso in contrasto con le norme internazionali.

La chiusura di questa vicenda apre nuove prospettive per il dibattito sull'immigrazione. La decisione del tribunale di appello potrebbe essere contestata da organizzazioni legali e da gruppi di migranti, che potrebbero presentare ricorsi per ottenere un'analisi più approfondita delle condizioni dei Paesi di origine. Inoltre, la politica del governo Trump verso il TPS ha riacceso il dibattito su come i governi debbano gestire le migrazioni di massa, bilanciando la protezione dei diritti umani con la gestione delle frontiere. La questione ha anche implicazioni internazionali, poiché il TPS rappresenta un esempio di come le politiche migratorie degli Stati Uniti possano influenzare le strategie di altri Paesi. La soluzione a questo dilemma potrebbe richiedere un accordo tra le istituzioni internazionali e i governi, ma per ora la decisione del tribunare di appello sembra aver dato un ulteriore colpo di spugna al programma TPS, con conseguenze che potranno essere sentite per anni.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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