11 mar 2026

Consiglio della Pace attribuisce a Trump poteri estesi su Gaza

Il Board of Peace, proposto da Trump, mira a gestire la ricostruzione di Gaza con un controllo diretto, suscitando dibattiti su sovranità e legittimità. Paesi come Qatar e Azerbaijan hanno aderito, mentre Regno Unito e Francia esprimono scetticismo.

27 gennaio 2026 | 23:43 | 5 min di lettura
Consiglio della Pace attribuisce a Trump poteri estesi su Gaza
Foto: The New York Times

La notizia che ha suscitato grande interesse e dibattito nel mondo diplomatico e politico riguarda l'ipotetica ascesa al potere di Donald Trump come leader del nuovo organismo internazionale denominato Board of Peace, un'entità che mira a riformulare la governance della Striscia di Gaza e a garantire la sicurezza e il benessere dei suoi abitanti. La struttura, presentata durante il primo incontro a Davos, in Svizzera, ha visto la partecipazione di nazioni come l'Azerbaijan e il Qatar, che hanno sottoscritto la sua costituzione. L'obiettivo dichiarato del Board of Peace è di portare pace in aree minacciate da conflitti, ma il piano elaborato da Trump prevede un controllo diretto sul futuro della Striscia, con poteri estesi che potrebbero influenzare la vita quotidiana dei palestinesi. La notizia ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni Paesi che hanno accolto l'iniziativa e altri che hanno espresso diffidenza o rifiuto, come il Regno Unito e la Francia, che non hanno aderito al progetto. L'ipotesi di un governo straniero che gestisca la ricostruzione di Gaza, un'area devastata da due anni di guerra, ha acceso dibattiti su diritti umani, sovranità nazionale e l'efficacia di un'azione non governativa.

L'articolo del New York Times, ottenuto in anteprima, ha rivelato dettagli cruciali del piano elaborato da Trump. Secondo il testo, il presidente degli Stati Uniti avrebbe il potere di nominare funzionari chiave che gestirebbero la gestione della Striscia, tra cui un "rappresentante alto" per Gaza, che supervisionerebbe un ente palestinese, e un comandante di una forza internazionale di stabilizzazione. Trump potrebbe anche approvare risoluzioni o sospendere le attività in situazioni di emergenza. Il documento, datato 22 gennaio, non è ancora stato sottoscritto da Trump, il che ne limita l'effettiva validità. Gli esperti consultati hanno sottolineato che il testo non rappresenta ancora il piano definitivo, ma è un primo passo per formalizzarne le linee guida. L'organismo, che somiglia a una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, mira a creare un meccanismo strutturato per la ricostruzione di Gaza, un progetto che richiederebbe centinaia di milioni di dollari e anni di lavoro. Tuttavia, il piano non ha ancora ricevuto il consenso unanime, e molti dubitano della sua capacità di risolvere i problemi complessi che affliggono la Striscia.

Il Board of Peace nasce da un piano di pace annunciato da Trump a settembre 2023, nel quale proponeva una serie di misure per mettere fine al conflitto tra Israele e Hamas. Il progetto, chiamato "Piano 20 punti", includeva la creazione di un comitato internazionale per gestire la ricostruzione di Gaza e garantire l'accesso ai servizi essenziali. L'obiettivo era di ridurre la sofferenza dei palestinesi, ma il piano ha suscitato critiche per la sua natura non governativa e per il potere esecutivo che ne deriverebbe. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel novembre 2023, ha concesso al Board of Peace una missione per sostenere il cessate il fuoco in Gaza, ma la sua portata non è chiara. Il governo americano ha dichiarato che l'organismo potrebbe anche affrontare conflitti in altre regioni, sebbene non sia stato specificato il ruolo esatto di ogni Paese membro. Questa ambiguità ha alimentato le discussioni, soprattutto tra i Paesi che non hanno aderito al progetto, che temono un'intervento esterno che potrebbe minare la sovranità locale.

Le implicazioni del piano di Trump sono multiple e complesse. Da un lato, l'idea di un'organizzazione internazionale che gestisca la ricostruzione di Gaza potrebbe offrire una soluzione al caos e alla mancanza di risorse, ma dall'altro potrebbe suscitare risentimento tra i palestinesi, che vedrebbero nel piano un'ingerenza straniera. L'articolo sottolinea come il documento preveda l'esclusione di chi ha collaborato con Hamas, un'ipotesi che potrebbe creare tensioni con i funzionari locali che hanno lavorato in passato con il gruppo armato. Inoltre, il piano richiede la creazione di zone umanitarie, un'idea che potrebbe migliorare l'accesso alle risorse, ma non risolve i problemi strutturali della Striscia, come la mancanza di infrastrutture e la scarsità di acqua potabile. L'analisi di esperti ha evidenziato come il Board of Peace potrebbe diventare un'entità di grande potere, ma la sua legittimità giuridica resta incerta. Il documento, pur essendo simile a una risoluzione ONU, non ha ricevuto l'approvazione di tutti i membri, e la sua implementazione dipende interamente dall'impegno delle nazioni coinvolte.

La prospettiva futura del Board of Peace dipende da diversi fattori, tra cui il sostegno internazionale, la capacità di coordinare le risorse e la volontà di rispettare i diritti dei palestinesi. Sebbene alcuni Paesi, come l'Azerbaijan e il Qatar, abbiano aderito al progetto, altri, come la Francia e il Regno Unito, hanno espresso scetticismo, preoccupati per la mancanza di un quadro legale chiaro e per il rischio di un intervento non democratico. Il ruolo del presidente Trump, che potrebbe esercitare un controllo diretto sulle decisioni, rimane un punto critico, poiché la sua leadership potrebbe influenzare in modo significativo il destino della Striscia. Tuttavia, la complessità del conflitto e le sfide logistiche della ricostruzione di Gaza richiedono un approccio collaborativo, che non può essere garantito da un'unica entità. Il piano di Trump, pur avendo potenzialità, dovrà affrontare le resistenze interne ed esterne se vuole diventare un'alternativa reale per la pace in Medio Oriente. La strada per la soluzione non è semplice, ma il Board of Peace rappresenta un tentativo di riformulare il dibattito su un tema che ha diviso il mondo per anni.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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