11 mar 2026

Come gestisce la crisi il vertice del potere in Iran

La politica iraniana si concentra sulla gestione del potere durante una transizione, con un sistema complesso che coinvolge istituzioni, corpi di sicurezza e figure chiave come Larijani e Shamkhani. La stabilità dipende dall'equilibrio tra interessi e relazioni per evitare frammentazioni.

28 febbraio 2026 | 15:24 | 5 min di lettura
Come gestisce la crisi il vertice del potere in Iran
Foto: El País

La situazione politica in Iran oggi si concentra non tanto sul sostituto del leader supremo Ali Khamenei, quanto sulla definizione di chi ha il potere effettivo per gestire un eventuale passaggio di consegne nel caso in cui il vertice del sistema si trovasse improvvisamente in una posizione di incertezza. Questo aspetto è cruciale perché, all'interno della Repubblica Islamica, una transizione di potere non rappresenta solo un problema costituzionale, ma anche una prova di coesione tra le istituzioni, le fazioni e i apparati di sicurezza. Il tema è già in atto, anche se nessuno lo annuncia apertamente. La complessità del sistema iraniano richiede una analisi approfondita per comprendere i meccanismi che governano il potere e le dinamiche che potrebbero influenzare un futuro scenario.

Il sistema iraniano funziona come un meccanismo di arbitraggio, in cui l'autorità ultima si basa su una rete di organi formali e centri informali. In caso di un cambio di leadership, l'Assemblea dei Guardiani avrebbe il ruolo formale di approvare il successore, ma la decisione non sarebbe autonoma. L'equilibrio tra l'Ufficio del Leader, i corpi di sicurezza, il clero e le istituzioni di arbitraggio politico definirebbe il risultato finale. Questo sistema di potere non si basa solo su ideologie, ma su una rete di relazioni e interessi che si estende al di fuori della sfera politica. La capacità di mantenere la coerenza tra i diversi attori è fondamentale per evitare una frammentazione del potere.

Tra i personaggi chiave che emergono oggi, Alì Larijani, segretario del Consiglio della Sicurezza Nazionale, si distingue per il suo ruolo strategico. Nonostante non abbia un profilo ideologico particolarmente marcato, Larijani rappresenta una figura utile per il sistema, in quanto è in grado di collegare la logica della sicurezza, la gestione politica e la comunicazione esterna. La sua importanza deriva dalla capacità di agire come intermediario tra diverse istituzioni, garantendo un flusso di informazioni e un coordinamento tra i diversi settori. In un contesto di transizione, Larijàni potrebbe assumere un ruolo chiave per mantenere la stabilità interna e la coerenza delle decisioni.

Un'altra figura rilevante è Ali Shamkhani, segretario del Consiglio Nazionale della Difesa. Il suo ritorno in una posizione attiva suggerisce che il sistema sta prioritariamente valorizzando l'esperienza operativa e la capacità di coordinamento rispetto alle rivalità interne. Shamkhani incarna un ruolo di collegamento tra il settore militare, le strategie di sicurezza e le relazioni estere. Il suo posizionamento indica che, in caso di un passaggio di potere, uno degli obiettivi principali sarebbe la prevenzione di eventuali vuoti di comando e la garanzia di una catena di decisioni chiara. Questo aspetto è particolarmente importante in un momento in cui la coesione tra le istituzioni è cruciale per mantenere la stabilità del regime.

Un altro attore significativo è Bagher Ghalibaf, che occupa un ruolo centrale nel potere securitario con una facciata istituzionale. Come presidente del Parlamento, Ghalibaf non decide solo leggi, ma contribuisce a tradurre la logica della sicurezza in un discorso politico, nella gestione dell'ordine interno e nel messaggio verso l'esterno. Il suo ruolo è fondamentale in un contesto di transizione, poiché offre un elemento che il sistema valuta particolarmente nei momenti critici: la capacità di gestire la narrativa della stabilità mentre si rafforza il controllo interno. La sua posizione permette al sistema di mantenere un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e la gestione delle relazioni internazionali.

Il contesto politico iraniano si basa su un sistema in cui il potere non è concentrato in un'unica figura, ma distribuito tra diversi attori che si influenzano reciprocamente. La figura del Leader supremo, pur essendo centrale, dipende da una rete di istituzioni e personaggi che operano in modo coordinato. Questo modello ha permesso al regime di sopravvivere nonostante le sfide interne ed esterne, ma ha anche creato un sistema complesso e fragile. La capacità di mantenere la coesione tra i diversi elementi del potere è diventata una priorità, soprattutto in un momento in cui l'incertezza potrebbe minare la stabilità del sistema. La gestione di un eventuale passaggio di consegne richiede quindi una attenta bilanciatura tra le esigenze di continuità e la possibilità di adattamento alle nuove condizioni.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela che un cambiamento di leadership potrebbe portare a una serie di conseguenze sia a livello interno che esterno. All'interno del Paese, la priorità rimarrebbe quella di preservare la coerenza del sistema e evitare una frammentazione del potere. Questo potrebbe portare a un periodo di transizione controllata, in cui i diversi attori si coordinano per mantenere la stabilità. A livello internazionale, un cambio di leadership potrebbe aprire spazi per una desescalation tattica, ma non necessariamente per una riconciliazione strategica. Il sistema iraniano, infatti, è orientato a mantenere la sua identità e i suoi interessi, anche in un contesto di cambiamento. La possibilità di una apertura significativa rimane limitata, poiché la priorità è sempre la continuità.

La prospettiva futura indica che un eventuale passaggio di potere potrebbe portare a un periodo di riduzione dei rischi e di negoziazione di alivi parziali, piuttosto che a una riconciliazione completa. Il sistema iraniano, pur essendo in grado di adattarsi, non è propenso a modificare radicalmente la sua struttura. La priorità rimane la stabilità e la coerenza, anche se ciò potrebbe richiedere un equilibrio tra le esigenze interne ed esterne. In un contesto di incertezza, la gestione del potere diventa una sfida cruciale per il regime, che dovrà trovare un modo per mantenere la propria coesione senza compromettere i suoi obiettivi fondamentali. La situazione rimane complessa, ma il sistema si mostra in grado di adattarsi ai cambiamenti, pur mantenendo il controllo sulle sue dinamiche interne.

Fonte: El País Articolo originale

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