11 mar 2026

Colloqui tra Iran e Usa a Genova: Téhéran conferma no armi nucleari

La presidente iraniana, Massoud Pezeshkian, ha rafforzato oggi il suo impegno a non perseguire l'acquisizione di armi nucleari, durante un discorso tenuto a Teheran, mentre si svolgono nuovi colloqui indiretti con gli Stati Uniti a Ginevra.

26 febbraio 2026 | 12:55 | 5 min di lettura
Colloqui tra Iran e Usa a Genova: Téhéran conferma no armi nucleari
Foto: Le Monde

La presidente iraniana, Massoud Pezeshkian, ha rafforzato oggi il suo impegno a non perseguire l'acquisizione di armi nucleari, durante un discorso tenuto a Teheran, mentre si svolgono nuovi colloqui indiretti con gli Stati Uniti a Ginevra. Queste discussioni, che segnano il terzo ciclo di negoziati dal loro inizio a febbraio in Oman, rappresentano un tentativo di ripristinare un dialogo interrotto da tensioni geopolitiche e da accuse reciproche. Il presidente iraniano ha ribadito che il suo paese non intende sviluppare armi nucleari, in linea con le dichiarazioni del leader supremo, l'ayatollah Ali Khamenei, e ha sottolineato che le posizioni del governo sono guidate da una "dottrina non modificabile". Questi colloqui, tuttavia, si svolgono in un contesto di profonda incertezza, poiché Washington e Teheran continuano a minacciare l'uso di forze militari e a escludere da un accordo qualunque compromesso. L'obiettivo principale delle discussioni, comunque, sembra concentrarsi esclusivamente sulla questione nucleare, con l'aggiunta di un impegno del capo dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) a partecipare alle trattative.

I colloqui di oggi sono stati accompagnati da dichiarazioni contrapposte da entrambi i lati. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha precisato che le discussioni si concentreranno esclusivamente sul programma nucleare, rifiutando di discutere l'intero programma missilistico, un tema che gli Stati Uniti considerano cruciale per la sicurezza globale. Marco Rubio, segretario di Stato americano, ha accusato Téhéran di rifiutare di parlare delle capacità missilistiche iraniane, che Washington ritiene in grado di minacciare l'Europa e le basi militari statunitensi. Al contempo, il ministero degli Esteri iraniano ha smentito tali affermazioni, sottolineando che il paese ha limitato la portata dei propri missili a 2.000 chilometri e che il programma missilistico è stato completato senza esagerare. L'Iran, inoltre, ha sottolineato che le sue capacità sono state limitate a raggiungere Israele e alcuni paesi europei orientali, ma non hanno mai intenzione di sfidare gli Stati Uniti direttamente. Queste dichiarazioni, però, non hanno rimosso le tensioni, poiché gli Stati Uniti continuano a sostenere che il programma missilistico iraniano rappresenta un pericolo globale.

Il contesto delle negoziazioni si inserisce in un quadro di conflitti duraturi tra Iran e Stati Uniti, alimentati da accuse reciproche e da un clima di scontro internazionale. La crisi attuale è il risultato di anni di tensioni, che si sono intensificate dopo l'attacco israeliano a Teheran nel giugno del 2023, un evento che ha scatenato una guerra di dodici giorni e ha portato a un blocco delle negoziazioni. Gli Stati Uniti, alleati di Israele, avevano partecipato temporaneamente alle discussioni, ma la situazione è rimasta bloccata fino a oggi. Inoltre, le sanzioni economiche internazionali, imposte per limitare il programma nucleare iraniano, hanno messo in crisi l'economia del paese, spingendolo a cercare una soluzione diplomatica. Tuttavia, l'Iran ha sempre rifiutato di discutere le questioni legate al sostegno a gruppi armati hostili a Israele, un tema che Washington considera indispensabile per una soluzione completa. Queste divergenze, insieme alle minacce di azioni militari da entrambe le parti, hanno reso i colloqui un'impresa complessa, ma non impossibile.

L'analisi delle negoziazioni rivela un equilibrio fragile tra il desiderio di risolvere il conflitto e la volontà di mantenere la posizione di forza. Il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, ha espresso ottimismo, affermando che un accordo "è a portata di mano" e che l'Iran è pronto a fare concessioni, purché si rispettino le sue condizioni. Allo stesso tempo, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha sottolineato che gli Stati Uniti preferiscono la diplomazia, ma non escludono la possibilità di azioni militari se non si raggiungerà un accordo. Questo atteggiamento contrastante crea un ambiente di incertezza, in cui entrambe le parti cercano di bilanciare il rispetto delle proprie posizioni con la volontà di evitare un conflitto aperto. La partecipazione dell'AIEA alle discussioni potrebbe rappresentare un passo importante per costruire fiducia, ma il rischio di un fallimento rimane elevato, soprattutto se non si riuscirà a superare le divisioni su questioni come il programma missilistico e il sostegno a gruppi esterni.

La chiusura delle trattative dipende da una combinazione di fattori, tra cui la capacità di entrambi i paesi di mostrare flessibilità e il rispetto delle condizioni reciproche. Il presidente iraniano ha espresso speranza per un accordo, ma ha anche riconosciuto che il successo dipende "dal serio impegno dell'altra parte" e dalla capacità di evitare posizioni contrapposte. Gli Stati Uniti, rappresentati da Steve Witkoff e Jared Kushner, devono confrontarsi non solo con l'Iran, ma anche con l'Ucraina, che ha fissato un incontro parallelo a Ginevra. Questo contesto aggiunge ulteriore complessità alle negoziazioni, poiché gli Stati Uniti devono gestire simultaneamente diversi fronti di tensione. La possibilità di un accordo, però, rimane aperta, sebbene le sfide siano numerose. L'Iran, in particolare, ha bisogno di una soluzione che permetta di alleviare le sanzioni economiche, mentre gli Stati Uniti cercano di garantire la sicurezza globale. La prossima settimana sarà cruciale per capire se le trattative riusciranno a superare le divisioni e a portare a un risultato concreto.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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