11 mar 2026

Collectif Némésis non parteciperà al corteo di protesta femminista a Parigi il 8 marzo

Il 5 marzo, il collettivo di estrema destra Némésis ha annunciato che non parteciperà alla manifestazione per la Giornata internazionale dei diritti delle donne prevista a Parigi il 8 marzo.

05 marzo 2026 | 17:05 | 4 min di lettura
Collectif Némésis non parteciperà al corteo di protesta femminista a Parigi il 8 marzo
Foto: Le Monde

Il 5 marzo, il collettivo di estrema destra Némésis ha annunciato che non parteciperà alla manifestazione per la Giornata internazionale dei diritti delle donne prevista a Parigi il 8 marzo. In sostituzione del tradizionale corteo che solitamente organizza, il gruppo ha deciso di tenere un proprio raduno nel 16 gradi arrondissement della città. La decisione è arrivata dopo che diverse organizzazioni femministe e sindacati avevano richiesto al ministero dell'Interno l'interdizione della partecipazione del collettivo alla manifestazione. La presidente di Némésis, Alice Cordier, ha spiegato in un comunicato che il raduno sarà un omaggio alle vittime, in sostituzione del corteo abituale. L'annuncio ha suscitato reazioni contrastanti, con alcune forze politiche e movimenti femministi che hanno espresso preoccupazione per la presenza di un gruppo riconosciuto per le sue posizioni estremiste.

La richiesta di escludere Némésis dalla manifestazione è arrivata dopo anni di tensioni tra il collettivo e le organizzazioni femministe. La prefettura di Parigi ha ricevuto una lettera firmata da diverse sigle sindacali e movimenti, tra cui la CGT, la CFDT, l'Unsa, Solidaires, la FSU, il Planning familial e Osez le féminisme!. La lettera ha sottolineato come le manifestazioni del 8 marzo fossero state "perturbate" dalla partecipazione del collettivo negli anni precedenti. Osez le féminisme! ha criticato specificamente le "intrusioni" di militanti di Némésis in eventi femministi, le loro "accointance" con gruppi identitari e l'"strumentalizzazione del discorso femminista a fini razzisti", definendo questa pratica come "femonazionalismo". La decisione di escludere il collettivo, però, non è stata unanime, con alcuni esponenti del mondo sindacale che hanno espresso dubbi sull'effettiva efficacia di questa misura.

Il contesto della vicenda si radica in un lungo confronto tra il movimento femminista e movimenti di destra radicale, che negli anni ha visto scambi di accuse e tensioni crescenti. Némésis, noto per la sua opposizione al "feminismo di sinistra" e per la promozione di una visione "culturale" dei diritti delle donne, ha sempre suscitato preoccupazione per le sue posizioni. Il 14 febbraio, un episodio drammatico ha ulteriormente acceso le tensioni: durante un corteo a Parigi, un militante di estrema destra, Quentin Deranque, è stato ferito mortalmente da un gruppo antifascista, a causa delle violenze scatenatesi durante un confronto con gli attivisti. L'episodio ha riacceso il dibattito su come garantire la sicurezza durante le manifestazioni e su come gestire i conflitti tra diverse correnti politiche.

L'analisi della situazione rivela un quadro complesso, in cui le tensioni tra movimenti femministi e gruppi di destra radicale si incrociano con questioni di sicurezza pubblica e di libertà di espressione. La scelta di Némésis di organizzare un proprio raduno, piuttosto che partecipare alla manifestazione, riflette una strategia di autoregolamentazione, ma anche un atteggiamento di sfida verso le forze che lo hanno escluso. Per parte sua, il movimento femminista ha sottolineato l'importanza di mantenere lo spazio delle proprie iniziative, senza subire intrusioni da parte di gruppi con idee contrapposte. La sfida, però, è come bilanciare la lotta contro l'estremismo con la difesa di un'azione collettiva inclusiva. La questione non riguarda solo il 8 marzo, ma rappresenta un'eco di un dibattito più ampio su come costruire un'identità femminista in un contesto politico sempre più polarizzato.

La chiusura dell'articolo si concentra sui prossimi sviluppi e sulle implicazioni future per il movimento femminista e per la società francese. La manifestazione del 8 marzo sarà un'occasione per verificare se le misure adottate saranno efficaci nel prevenire conflitti e nel mantenere la coesione del corteo. Tuttavia, l'esclusione di Némésis potrebbe non risolvere definitivamente le tensioni, poiché il gruppo potrebbe cercare altre forme di partecipazione o collaborazione. Per il movimento femminista, sarà cruciale dimostrare che le proprie iniziative possono resistere alle pressioni esterne senza compromettere i valori di inclusione e solidarietà. La questione del 8 marzo rappresenta, in un certo senso, un banco di prova per il futuro della lotta per i diritti delle donne in un Paese segnato da divisioni ideologiche sempre più profonde.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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