11 mar 2026

Cocaina nel veicolo di Petro: nuova denuncia di sabotaggio riaccesa guerra in ombra

Un nuovo episodio ha nuovamente acceso le tensioni politiche e le preoccupazioni per la sicurezza in Colombia.

12 febbraio 2026 | 08:38 | 4 min di lettura
Cocaina nel veicolo di Petro: nuova denuncia di sabotaggio riaccesa guerra in ombra
Foto: El País

Un nuovo episodio ha nuovamente acceso le tensioni politiche e le preoccupazioni per la sicurezza in Colombia. Il presidente Gustavo Petro, durante un lungo Consiglio dei Ministri tenutosi martedì, ha rivelato due complotti che, secondo lui, hanno messo in pericolo la stabilità del governo e la sua persona. La prima accusa riguarda un tentativo di omicidio avvenuto durante un viaggio in elicottero, durante il quale l'aeromobile sarebbe stato costretto a deviare la rotta e a rimanere in volo per quattro ore per evitare un pericolo. La seconda, altrettanto grave, riguarda una presunta operazione per introdurre sostanze psicoattive nel veicolo presidenziale con l'obiettivo di sabotare un incontro con Donald Trump. Petro non ha fornito dettagli specifici né indizi concreti, ma ha sottolineato come queste minacce siano state ignorate inizialmente e solo rivelate in seguito. Queste rivelazioni, se confermate, potrebbero avere ripercussioni significative sulle relazioni internazionali e sull'immagine del presidente.

Le accuse del presidente hanno suscitato reazioni immediate all'interno del governo. Il ministro della Difesa, Pedro Sánchez, ha ordinato alle forze di sicurezza di rafforzare le capacità di intelligence e contraintelligence per prevenire qualsiasi minaccia. Inoltre, Sánchez ha annunciato che esaminerà formalmente le informazioni fornite da Petro per valutarne la credibilità. La questione ha anche generato tensioni tra le agenzie di sicurezza, con accuse reciproche di manipolazione e mancanza di rigor. La Direzione Nazionale dell'Intelligence (DNI), organismo diretto da Petro, è stata indicata come possibile fonte di informazioni, ma non è stata fornita alcuna prova concreta. Gli analisti sottolineano che le denunce del presidente, sebbene gravi, non sono accompagnate da indagini approfondite, il che solleva dubbi sulla loro autenticità.

Il contesto politico e sociale di Colombia si presenta come un mix di sfide e tensioni interne. Petro, che ha iniziato il suo mandato nel 2022, ha sempre denunciato una serie di complotti mirati a destabilizzare il governo o a danneggiare la sua immagine. Questo atteggiamento, spesso definito da critici come una mania persecutoria, ha radici nel suo passato come leader guerrigliero, in cui ha vissuto esperienze di abbandono e tradimento. La sua posizione di presidente ha reso più evidente questa tendenza a sospettare di chiunque, anche se non esistono prove concrete. Gli esperti osservano che queste accuse, se non supportate da indagini, possono creare un clima di insicurezza e indebolire la credibilità delle istituzioni. La DNI, che Petro ha diretto con personaggi di sua fiducia, è diventata un simbolo di questa dinamica, poiché è stata accusata di fornire informazioni non verificate.

Le implicazioni di queste accuse vanno ben al di là del singolo episodio. La politica colombiana, già segnata da tensioni tra forze di sicurezza e partiti, potrebbe vedersi ulteriormente complicata da accuse infondate. Gli analisti sottolineano che il presidente usa spesso queste denunce come strumento per generare attenzione e pressione su temi di interesse politico, come l'imputazione di un ex alleato o il processo per un membro della sua famiglia. La questione delle sostanze psicoattive nel veicolo presidenziale, per esempio, è stata collegata a accuse di collusione con il narcotraffico, un tema sensibile in un Paese dove il traffico di droga è un problema strutturale. Tuttavia, la mancanza di prove tangibili ha reso la situazione ambigua, con le istituzioni che devono bilanciare la protezione del presidente con la necessità di evitare un clima di paranoia.

La situazione si complica ulteriormente con il coinvolgimento di figure chiave del governo. Il generale Edwin Urrego, che è stato rimosso da un ruolo di prestigio, ha rifiutato le accuse e ha sostenuto che le informazioni provenienti dalla DNI siano state manipolate. D'altro canto, il ministro del Interior, Armando Benedetti, ha accusato Urrego di aver agito per interessi personali, collegandolo a un'operazione per sabotare il presidente. Queste accuse reciproche, che non si basano su fatti concreti, stanno alimentando un clima di sospetto e conflitto all'interno delle istituzioni. Il presidente, in un momento in cui affronta diversi dossier giudiziari, sembra usare queste denunce per rafforzare la sua posizione, ma il rischio è di indebolire la credibilità del governo e creare divisioni interne. La sicurezza del presidente, un dovere di Stato, diventa così un tema di dibattito pubblico, con le istituzioni chiamate a trovare un equilibrio tra protezione e trasparenza.

Fonte: El País Articolo originale

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