Cina aumenta spesa militare del 7% per 2026
La Cina ha annunciato il 5 marzo un incremento del 7% del budget per la difesa del 2026, proseguendo una politica di espansione militare che si è protratta da diversi anni.
La Cina ha annunciato il 5 marzo un incremento del 7% del budget per la difesa del 2026, proseguendo una politica di espansione militare che si è protratta da diversi anni. Questo aumento, che porta il fondo totale a 1.909,6 miliardi di yuan (circa 238,7 miliardi di euro), mira a rafforzare la sua capacità di dissuasione nei confronti degli Stati Uniti e a intensificare la posizione nei confronti di Taiwan e delle Filippine. L'annuncio è stato reso noto durante l'apertura della sessione parlamentare, segnando una continuità rispetto alle precedenti spese, nonostante la campagna anticorruzione che ha portato alla caduta di diversi alti gradi, tra cui Zhang Youxia, uno dei generali più potenti. La crescita del fondo per la difesa si attesta intorno al 7-8% annuo dal 2016, con un aumento del 7,2% nel 2025. Nonostante l'impegno, il budget cinese resta tre volte e mezza inferiore a quello degli Stati Uniti, che nel 2025 ha superato i 778 miliardi di dollari.
L'aumento del fondo per la difesa cinese è destinato a finanziare diverse iniziative strategiche, tra cui il potenziamento dei salari dei militari, l'organizzazione di esercitazioni e manovre vicino a Taiwan, il rafforzamento delle capacità in guerra digitale e l'acquisto di tecnologie avanzate. Secondo gli esperti, questa politica di investimento mira a sostenere la politica estera indipendente della Cina, che si propone di ridurre la dipendenza da altre potenze, in particolare dagli Stati Uniti. "Le capacità militari e tecnologiche devono seguire la politica estera, altrimenti rischiamo di essere sottoposti a coercizione o dominazione da altre nazioni", ha dichiarato Song Zhongping, ex insegnante dell'esercito cinese. Inoltre, l'esercito deve rafforzare le sue capacità per "ristabilire completamente la sovranità sugli isolotti dei Spratleys", un'area in conflitto con le Filippine nel Mare della Cina Meridionale.
Questo incremento del fondo per la difesa non deve essere visto come un atteggiamento isolazionista, ma come una risposta alle crescenti preoccupazioni per la sicurezza regionale. Niklas Swanström, direttore dell'Institute for Security and Development Policy, ha sottolineato che il budget cinese è proporzionato alle sue esigenze di difesa e all'economia nazionale, ma il suo volume assoluto e la rapidità con cui si sta rafforzando la potenza militare inquietano i vicini. La Cina ha solo una base militare esterna, a Djibouti, mentre gli Stati Uniti ne possiedono centinaia. Tuttavia, il rafforzamento della potenza cinese ha alimentato una corsa agli armamenti in Asia, spingendo alcuni paesi con differenze territoriali a rafforzare i legami con Washington. Ad esempio, le Filippine hanno concesso agli Stati Uniti l'accesso a più basi militari, mentre in Giappone, nonostante la Costituzione pacifista, la premier Sanae Takaichi ha espresso l'intenzione di aumentare significativamente il fondo per la difesa.
L'incremento del fondo per la difesa cinese ha suscitato dibattiti su quanto possa realmente influenzare la bilancia di potere regionale. Mentre la marina cinese è considerata la più numerosa al mondo, resta inferiore agli Stati Uniti in termini di tonnellaggio, sottomarini a propulsione nucleare e portaerei (3 contro 11). James Char, esperto dell'università tecnologica di Nanyang, ha sottolineato che le forze armate americane rimangono le migliori al mondo in termini di equipaggiamento e esperienza operativa. Tuttavia, Song Zhongping ha riconosciuto che la Cina potrebbe essere in posizione di svantaggio in acque remote, dove gli Stati Uniti detengono un'advantage significativo. Inoltre, se gli Stati Uniti intervenissero militarmente a favore di Taiwan, la Cina potrebbe sfruttare la sua vicinanza geografica, l'arsenale di missili convenzionali, i sistemi antiaerei e la potenza di fuoco per contrastare l'intervento. Tuttavia, entrambi i lati rischiano di subire danni economici, perdite umane e un rischio di escalation nucleare, che potrebbe portare a conseguenze catastrofiche.
La politica di difesa della Cina, pur mirata a proteggere il proprio territorio, ha generato tensioni con i vicini, alimentando una dinamica di competizione per la supremazia regionale. L'aumento del fondo per la difesa non solo rafforza la capacità di dissuasione cinese, ma anche il potere di influenza sulle nazioni limitrofe. Questa evoluzione ha portato a un'intensificazione delle alleanze con gli Stati Uniti, come nel caso delle Filippine e del Giappone, che cercano di bilanciare il crescente potere cinese. Tuttavia, la strategia cinese si basa su un'equilibrio tra rafforzamento interno e controllo delle tensioni, cercando di evitare una escalation che potrebbe coinvolgere potenze globali. Sebbene la Cina non possa competere direttamente con gli Stati Uniti in scenari globali, il suo rafforzamento militare potrebbe modificare la geografia della sicurezza in Asia, creando una complessità di relazioni internazionali che richiede una gestione attenta da parte di tutti i protagonisti.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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