11 mar 2026

Chi controlla la scena mondiale? Chiedi ai burattini

Eurasia Group, la società di consulenza geopolitica guidata da Ian Bremmer, ha lanciato un progetto inedito che mescola satira e analisi politica: il canale Instagram "Puppet Regime".

18 febbraio 2026 | 06:43 | 5 min di lettura
Chi controlla la scena mondiale? Chiedi ai burattini
Foto: The New York Times

Eurasia Group, la società di consulenza geopolitica guidata da Ian Bremmer, ha lanciato un progetto inedito che mescola satira e analisi politica: il canale Instagram "Puppet Regime". Questo spettacolo, nato come forma di intrattenimento ma con un'agenda politica, raffigura leader mondiali come Vladimir Putin, Xi Jinping e Donald Trump attraverso puppets di feltro, accompagnati da musiche e testi ironici. L'idea, nata da un'idea di Bremmer, ha immediatamente suscitato curiosità, dato che il fondo del progetto non è un'azienda di produzione cinematografica, ma un'istituzione che si occupa di rischi geopolitici. Il canale, che pubblica video ogni due settimane, ha raggiunto oltre 510.000 follower in meno di un anno, dimostrando un'attenzione bipartisan, con l'interesse anche di personaggi come Sebastian Gorka, ex consigliere di Trump. La satira, però, non è solo un divertimento: è un mezzo per spiegare complessi fenomeni geopolitici, come le tensioni tra Iran e Stati Uniti, o le strategie di potere di leader come Kim Jong-un.

Il "Puppet Regime" si distingue per la sua capacità di trasformare eventi drammatici in spettacoli leggeri, rendendo accessibili argomenti che altrimenti potrebbero sembrare inaccessibili. I video, che spaziano da parodie di eventi contemporanei a canzoni musicali, sono realizzati da Alex Kliment, ex giornalista del Financial Times e collaboratore di Eurasia Group da oltre una decina di anni. Kliment, che voceggia i puppets, ha creato una serie di testi che mescolano ironia e analisi, utilizzando personaggi come Trump, Putin o Xi Jinping per commentare questioni come il conflitto tra Stati Uniti e Iran o le mosse di Kim Jong-un per sviluppare la sua economia. La produzione, semplice ma curata, si svolge in un studio minimalista: un iPhone, uno schermo verde e un laptop. I puppets, realizzati a costi che variano tra 500 e 2.500 euro, sono progettati per essere flessibili, con alcuni modelli che permettono di sostituire abiti o espressioni facciali per creare personaggi diversi. Questo approccio ha permesso di creare una serie di figure, tra cui Trump, Putin, Netanyahu e Khamenei, che condividono lo stesso corpo ma diversi abiti e accessori.

L'idea del "Puppet Regime" nasce da un'esperienza personale di Bremmer, che da anni si appassiona ai Muppets. Durante un incontro a Davos, nel 2017, Bremmer aveva espresso il desiderio di creare un progetto che unisse satira e geopolitica, un'idea che ha trovato un'eco in un amico, Brian Collins. Due anni più tardi, durante un pranzo a Abu Dhabi, Bremmer si è trovato circondato da un puppets che lo rappresentava, un regalo che ha segnato l'inizio di un progetto che unisce arte e analisi. Questo ha portato all'idea di un episodio dedicato alla satira all'interno del programma "GZERO World With Ian Bremmer", un canale televisivo che Eurasia Group gestisce. Con il tempo, il progetto si è sviluppato in un canale Instagram autonomo, che ha raggiunto un successo inaspettato. I video, inizialmente visto da circa 10.000 persone, hanno superato i 400.000 visualizzazioni in poche ore, dimostrando l'interesse del pubblico per un formato che mescola informazione e umorismo.

La satira, però, non è mai senza controcancello. Alcuni osservatori politici, come Ned Price, ex portavoce del Dipartimento di Stato, hanno espresso preoccupazioni sul fatto che un'azienda che si occupa di consulenza geopolitica possa usare la satira come strumento di comunicazione. Price ha sottolineato che la funzione di un comico come Jon Stewart è quella di far ridere, non di fornire un'analisi imparziale. Tuttavia, Bremmer ha rifiutato di considerare il progetto come una distrazione dal lavoro principale di Eurasia Group. Secondo lui, i leader con cui si confronta non hanno mai espresso preoccupazioni per il progetto, né i CEO dei suoi clienti. Il rischio, però, è che la satira possa ridurre la gravità di questioni complesse, soprattutto in contesti dove la compagnia ha interessi economici. Bremmer ha rifiutato di parlare di un "muro cinese" tra il lavoro di consulenza e quello del canale Instagram, sottolineando che entrambi si basano su analisi simili.

Il successo del "Puppet Regime" ha portato a un'attenzione crescente, ma anche a dibattiti su come la satira possa influenzare la percezione del potere. I video, che spesso mettono in ridicolo leader autoritari, hanno suscitato reazioni da parte di alcuni governi, come nel caso del contrasto con gli artisti che si esibiscono in Arabia Saudita. Tuttavia, Bremmer ha sottolineato che il progetto non è mai stato inteso come un'arma politica, ma come un modo per rendere accessibili concetti complessi. La domanda rimane: quanto può un'azienda che si occupa di geopolitica usare la satira per influenzare il dibattito pubblico? La risposta potrebbe dipendere da come il pubblico percepisce il progetto, non solo come un divertimento, ma come un'arma di informazione. Con il tempo, il "Puppet Regime" potrebbe diventare un'altra voce nel dibattito globale, un'alternativa alla politica seria, ma non per questo meno rilevante.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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