11 mar 2026

Che fare per combattere il fascismo? Immersione negli scritti di Gramsci, Eco e Marcuse

L'idea che il fascismo non sia un fenomeno esclusivamente storico ma un'incarnazione persistente della modernità ha trovato un'eco rinnovata in un dibattito accademico italiano.

28 febbraio 2026 | 00:02 | 5 min di lettura
Che fare per combattere il fascismo? Immersione negli scritti di Gramsci, Eco e Marcuse
Foto: Le Monde

L'idea che il fascismo non sia un fenomeno esclusivamente storico ma un'incarnazione persistente della modernità ha trovato un'eco rinnovata in un dibattito accademico italiano. Il tema, affrontato da studiosi come la filosofa Haud Guéguen, sottolinea come il neo-fascismo non rappresenti solo un ritorno di ideologie del passato, ma un'evoluzione di dinamiche sociali e politiche che trovano radici nella struttura stessa del capitalismo contemporaneo. Questa prospettiva, che unisce pensatori come Herbert Marcuse e Antonio Gramsci, ha riacquistato rilevanza in un contesto in cui movimenti reazionari stanno riacquistando spazio, alimentati da una mistura di populismo, identitarismo e repressione sociale. Il fascismo, in questo senso, non è mai morto, ma si è trasformato in una forma di potere che si nutre della democrazia stessa, sfruttandone i meccanismi per consolidare il controllo su gruppi marginali e sulla popolazione in generale. La discussione si sviluppa attraverso un'analisi che unisce teorie filosofiche e dati sociali, rivelando come il pericolo non risieda solo in manifestazioni estreme, ma in un'evoluzione graduale di strutture politiche e economiche.

Il filosofo Herbert Marcuse, esule negli Stati Uniti dopo la caduta del regime hitleriano, aveva già intuito nel 1971 che il fascismo potesse emergere attraverso canali democratici. Nella sua opera Eros e civiltà, Marcuse aveva sottolineato come le istituzioni democratiche potessero essere strumentalizzate per diffondere un'ideologia autoritaria, che si maschera dietro slogan di libertà e progresso. Questo concetto, oggi più che mai attuale, ha trovato conferma in contesti come quelli statunitensi, dove le forze di polizia immigrazione, dotate di poteri crescenti, si sono trasformate in una sorta di milizia paramilitare. Secondo Haud Guéguen, il neo-fascismo si alimenta di pulsioni individualistiche e di una cultura della performance aggressiva, che si sposa con la logica del capitalismo predatorio. La filosofa sottolinea come il fascismo moderno non sia più legato a simboli estremi, ma si muova in un'area di confine tra democrazia e repressione, sfruttando le fragilità di un sistema economico che privilegia l'accumulazione su ogni altro valore. Questa evoluzione ha reso il fascismo un fenomeno complesso e multiforme, che non può essere affrontato solo attraverso repressioni esterne, ma richiede un'analisi radicale delle sue radici.

Il contesto storico e politico in cui si colloca questa discussione è segnato da una crescente polarizzazione sociale e da un aumento di movimenti estremi che si muovono al margine delle istituzioni. Il neo-fascismo, come lo ha definito Haud Guéguen, si nutre di una combinazione tra ideologia nazionalista e logiche economiche che privilegiano la competizione su ogni altro valore. Questo approccio ha trovato spazio in contesti in cui le istituzioni democratiche, anziché regolamentare, si sono trasformate in strumenti di controllo sociale. La filosofa ha anche sottolineato come il fascismo moderno si presenti come una forma di potere che si integra con la democrazia, sfruttandone le strutture per consolidare il proprio dominio. Questo fenomeno non si limita a singoli paesi, ma è parte di una tendenza globale che si manifesta in diverse forme, spesso legata a dinamiche di crisi economica e di disoccupazione. La diffusione di ideologie che promettono una soluzione radicale ai problemi sociali, ma in nome di un'idea di ordine e superiorità, ha reso il neo-fascismo una minaccia non solo politica, ma anche culturale.

L'analisi delle implicazioni di questa evoluzione del fascismo rivela un'interdipendenza tra struttura economica e ideologia politica. Il capitalismo, come lo ha descritto Antonio Gramsci, si è rivelato una forma di potere che si fonda sulla violenza e sull'oppressione, e il fascismo ne rappresenta l'incarnazione più estrema. Nell'articolo Qu'est-ce que la réaction?, Gramsci aveva sottolineato come il fascismo non fosse solo una forma di governo, ma un'azione politica che si svolge nel contesto di una società stratificata. Questa visione, oggi più che mai rilevante, ha trovato eco in contesti in cui le élite economiche utilizzano il dissenso sociale per consolidare il proprio potere. Il rischio, come hanno sottolineato gli studiosi, non è solo la diffusione di ideologie estreme, ma la normalizzazione di un sistema che permette a questi movimenti di esistere e crescere. La conseguenza è una società in cui i valori democratici vengono progressivamente marginalizzati, sostituiti da un'idea di ordine che si basa sulla repressione e sulla divisione. Questo scenario ha reso necessaria una riflessione approfondita non solo sulle strategie di contrasto, ma anche sulle radici di una struttura economica che permette al fascismo di sopravvivere.

La prospettiva futura di questo dibattito si concentra su come affrontare un fenomeno che non si limita a singole espressioni politiche, ma si intreccia con le dinamiche economiche e sociali di interi paesi. La sfida non è solo quella di contrastare i movimenti estremi, ma di riformulare un modello sociale che non permetta alla violenza e alla repressione di trovare spazio. Il ruolo della cultura, della educazione e delle istituzioni democratiche diventa cruciale in questo senso, poiché è attraverso questi canali che si può riconoscere e contrastare l'evoluzione del fascismo. La discussione tra filosofi come Marcuse e Gramsci offre un'arma intellettuale per comprendere le radici di un fenomeno che non può essere affrontato solo attraverso la repressione, ma richiede una trasformazione radicale delle strutture che lo hanno generato. In un mondo in cui il capitalismo sembra essere l'unica alternativa, il compito dei pensatori e dei politici è quello di riconoscere le contraddizioni del sistema e di cercare vie di uscita che non si basino su nuove forme di oppressione. La lotta contro il fascismo, in questo senso, diventa una lotta per il futuro della democrazia e della libertà.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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