11 mar 2026

Centinaia di aerei Usa pronti a colpire, esercitazioni russe e cinesi a Teheran

L'imminente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha visto la mobilitazione di un'armata senza precedenti, con il Pentagono che concentra risorse e forze per un possibile conflitto.

18 febbraio 2026 | 08:41 | 5 min di lettura
Centinaia di aerei Usa pronti a colpire, esercitazioni russe e cinesi a Teheran
Foto: Repubblica

L'imminente escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran ha visto la mobilitazione di un'armata senza precedenti, con il Pentagono che concentra risorse e forze per un possibile conflitto. La scena si svolge nel Medio Oriente, dove il Pentagono ha iniziato a spostare una flotta di caccia e unità navali, preparandosi a un intervento che potrebbe mettere a rischio la stabilità regionale. La portaerei USS Ford, la più avanzata della Marina americana, si avvicina a Gibilterra, pronta a entrare in azione insieme a una flotta composta da due portaerei, quindici cacciatorpediniere e tre sottomarini nucleari. L'obiettivo, secondo fonti militari, è spingere Teheran a negoziare un accordo o a fronteggiare un confronto con esiti imprevedibili. La situazione è ulteriormente complessificata dall'arrivo in zona di navi cinesi e russe, che potrebbero influenzare la bilancia di potere. La Casa Bianca, guidata da Donald Trump, ha messo a disposizione un'armata di circa 110 velivoli da combattimento, inclusi caccia F16, F22 e F35, uniti a centocinquanta aerei da combattimento in base saudita e giordana. Questa forza, più potente di quella utilizzata dagli israeliani durante la guerra del 2016, rappresenta un'operazione di massima priorità.

La preparazione americana si basa su diversi scenari, tra cui la possibilità di un intervento diretto o un colpo di sorpresa contro figure chiave del regime iraniano. Le squadriglie che hanno partecipato al raid in Venezuela per catturare il presidente Maduro sono state spostate in blocco, con l'obiettivo di lanciare un'operazione a sorpresa. Questo scenario, però, non è escluso da altre ipotesi, come l'uso di missili Tomahawk per attaccare installazioni chiave. Al tempo stesso, il Pentagono ha concentrato centinaia di missili cruise su navi navali, creando una capacità di attacco prolungata nel tempo. La strategia sembra mirare a un'escalation graduale, con la possibilità di colpire strutture di potere iraniano, inclusi i palazzi dei Guardiani della Rivoluzione. Tuttavia, questa mossa rischia di scatenare una reazione iraniana, con la minaccia di un'offensiva aerea su Israele e alleati arabi. Per questo motivo, parte della task force americana è dedicata alla difesa, con jet F16, F15E e A10 impegnati a contrastare droni, mentre batterie Thaad e Patriot saranno utilizzate per intercettare missili balistici.

Le tensioni tra Usa e Iran non sono nuove, ma l'escalation attuale è senza precedenti. La crisi ha radici negli scontri per il controllo del Golfo Persico, con l'Iran che ha cercato di contrastare l'influenza americana attraverso operazioni di guerriglia e supporto a gruppi armati. La scorsa estate, la guerra dei 12 giorni ha visto un'offensiva israeliana che ha danneggiato infrastrutture iraniane, ma il risentimento è rimasto. La situazione si è aggravata con l'ingresso del presidente Trump in carica, il quale ha espresso un atteggiamento più aggressivo nei confronti di Teheran. L'Iran, però, non è rimasto inerte. Il leader supremo Ali Khamenei ha minacciato di colpire una portaerei americana, sottolineando che la potenza militare non è invincibile. Inoltre, i Guardiani della Rivoluzione, il corpo militare più potente del Paese, hanno messo in guardia contro la chiusura dello Stretto di Hormuz, un'azione che potrebbe danneggiare il commercio globale di petrolio. Questa minaccia è stata rafforzata dalle esercitazioni "Cintura di sicurezza", in cui l'Iran ha simulato il blocco del traffico mercantile.

L'arrivo in zona di navi russe e cinesi ha ulteriormente complicato la situazione. Mosca e Pechino, che hanno perso il controllo del Venezuela, sembrano intenzionate a proteggere l'Iran da un'eventuale aggressione americana. Le esercitazioni iraniane hanno incluso la partecipazione di cacciatorpediniere russi e cinesi, creando un fronte di potere che potrebbe influenzare il corso della crisi. Questo scenario non solo mette a rischio la stabilità del Golfo Persico, ma anche la sicurezza globale, dato che il traffico petrolifero passa attraverso lo Stretto di Hormuz. L'Iran, però, non si limita a minacciare: le sue forze stanno rafforzando la presenza in regione, con operazioni mirate a creare un equilibrio di forze. La reazione americana, se dovesse scattare, potrebbe coinvolgere anche la NATO, con un impegno di difesa collettiva. Tuttavia, l'incertezza rimane elevata, e la possibilità di un conflitto a livello regionale o globale appare sempre più concreta.

La prospettiva futura dipende da come si svilupperà la situazione. Se il Pentagono dovesse lanciare un attacco, l'Iran potrebbe rispondere con una offensiva aerea o con la chiusura dello Stretto di Hormuz, un'azione che potrebbe causare un collasso del mercato petrolifero. Al tempo stesso, la presenza di navi cinesi e russe potrebbe far sì che il conflitto si trasformi in un confronto multilaterale, con implicazioni internazionali. L'Europa, che ha un interesse economico nel Golfo Persico, potrebbe essere coinvolta in una mediazione, ma le tensioni tra Usa e Iran potrebbero rendere complicata qualsiasi soluzione diplomatica. La Casa Bianca, però, sembra preferire un approccio decisivo, con l'obiettivo di spingere Teheran verso un accordo. Tuttavia, il rischio di un'escalation rimane alto, e il mondo attende con preoccupazione l'evolversi della situazione. La questione non è solo un conflitto tra due potenze, ma una crisi che potrebbe ripercuotersi su tutta la regione e oltre.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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