11 mar 2026

Cecchini italiani a Sarajevo negli anni 90: altri quattro indagati

SAN VITO AL TAGLIAMENTO - Un ex camionista di San Vito al Tagliamento, un'anziana figura del centro-nord Italia, è al centro di un'inchiesta internazionale che ha scosso le comunità friulane e le autorità giudiziarie milanesi.

06 febbraio 2026 | 18:03 | 4 min di lettura
Cecchini italiani a Sarajevo negli anni 90: altri quattro indagati
Foto: Repubblica

SAN VITO AL TAGLIAMENTO - Un ex camionista di San Vito al Tagliamento, un'anziana figura del centro-nord Italia, è al centro di un'inchiesta internazionale che ha scosso le comunità friulane e le autorità giudiziarie milanesi. L'uomo, già indagato e convocato per il 9 febbraio a Milano, è stato individuato come uno dei presunti "cecchini del weekend" che, durante la guerra di Sarajevo tra il 1992 e il 1996, avrebbero ucciso civili in modo deliberato, spesso per motivi di gioco o di profitto. La procura di Milano, guidata dal procuratore capo Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis, ha avviato un'indagine straordinaria che coinvolge non solo l'Italia, ma anche autorità estere, tra cui quelle belga, francese e svizzera. L'obiettivo è individuare altri soggetti, tra cui almeno quattro nomi di alto profilo, che potrebbero essere stati coinvolti in azioni criminali durante il conflitto. L'ipotesi investigativa si basa su testimonianze e segnalazioni raccolte negli anni, che indicano un network di persone che, partendo da Torino, Milano e Trieste, si spostavano nei weekend verso la Bosnia per compiere atti di violenza.

L'inchiesta ha rivelato un'ampia rete di individui che, attraverso un sistema di finanziamento e coordinamento, avrebbero svolto operazioni di tiro a segno su strade come Ulica Zmaja e Bosne, note come "vicoli dei cecchini". Queste aree, centrale a Sarajevo, erano particolarmente pericolose, con numerose vittime tra donne, anziani e bambini. Secondo le indagini, alcuni di questi soggetti, tra cui un banchiere di Trieste e un residente in una zona montana del Friuli, sono già sotto l'attenzione degli inquirenti. Altri nomi, tra cui un torinese e un milanese, potrebbero essere aggiunti all'elenco dei sospettati. L'ipotesi di un "mercato" di cecchini, in cui le vittime venivano pagate per essere uccise, ha suscitato indignazione tra i residenti di San Vito, un paese che si trova sulle rive del fiume Tagliamento. Nei bar e nei mercati locali, si parla di una storia che ha colpito la comunità, con reazioni di sconvolgimento e di rabbia.

La guerra di Sarajevo, un conflitto durato quattro anni, ha visto la città assediata da forze serbo-bosniache, con un'epidemia di violenza e sofferenza. Tra le tragedie più emblematiche, c'è il caso della donna che, il 1 gradi luglio 1995, correva tenendo per mano la figlia mentre il cartello "Pazi Snajper!" (Attenzione, cecchino!) indicava la pericolosità del centro. Le strade di Sarajevo, in particolare quelle che portavano all'aeroporto, erano note per essere teatro di atti di guerra. L'ipotesi che alcuni italiani abbiano partecipato a queste azioni, spesso in modo anonimo e senza alcun senso di responsabilità, ha suscitato dibattiti su responsabilità morale e legale. I testimoni raccolti dagli inquirenti indicano un'organizzazione che si estendeva dal Piemonte alla Lombardia, fino al Friuli, con un'azione coordinata che coinvolgeva anche individui di altri Paesi.

L'analisi del caso rivela una complessità giuridica e morale. I presunti cecchini, se riconosciuti colpevoli, potrebbero essere accusati di omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti, come il fatto che le vittime erano civili. La collaborazione internazionale, in particolare con le autorità belghe, francesi e svizzere, indica la gravità del caso e la volontà di perseguire ogni possibile responsabile. Il coordinamento con il Tribunale penale internazionale, che ha già esaminato i crimini commessi durante la guerra in ex Jugoslavia, potrebbe fornire elementi chiave per la prosecuzione dell'indagine. Tuttavia, la mancanza di conferme ufficiali e la difficoltà di ricostruire fatti avvenuti venti anni fa rendono il caso un esempio di come la memoria storica possa intersecarsi con questioni giudiziarie.

La comunità di San Vito al Tagliamento, pur rimanendo in attesa di risposte ufficiali, ha espresso un forte impegno civile. I residenti, tra cui un anziano che ha partecipato attivamente alle discussioni nei mercati, hanno espresso indignazione per l'ipotesi che alcuni concittadini potessero aver contribuito a una tragedia così atroce. L'inchiesta, se confermata, potrebbe avere conseguenze significative, non solo per gli indagati, ma anche per il rapporto tra le comunità locali e la giustizia. La procura di Milano, con l'aiuto di investigatori internazionali, cercherà di chiarire i fatti, ma il processo potrebbe richiedere anni. Per il momento, la comunità friulana rimane in attesa, con il timore che il passato possa ripetersi o, almeno, essere finalmente illuminato.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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