11 mar 2026

Cdm convocato alle 12 dopo Cassazione su nuovo quesito

Il referendum sulla riforma della giustizia, un tema che da mesi divide il Paese, ha visto oggi un momento decisivo.

07 febbraio 2026 | 10:31 | 4 min di lettura
Cdm convocato alle 12 dopo Cassazione su nuovo quesito
Foto: Repubblica

Il referendum sulla riforma della giustizia, un tema che da mesi divide il Paese, ha visto oggi un momento decisivo. La Suprema Corte ha reso pubblica un'ordinanza che ha modificato il quesito referendario, cancellando le aspettative della maggioranza sulla "inutilità" della raccolta di 546.463 firme per il no. Il Consiglio dei ministri si è riunito alle 12 per cercare una soluzione, ma il governo non ha ancora fissato una data per il voto, sebbene il ministro Nordio abbia aperto al ritardo di qualche settimana. Dall'altra parte, il comitato "volenterosi", guidato dall'avvocato Carlo Guglielmi, ha dichiarato la sua soddisfazione per la decisione della Corte di Cassazione, che ha ritenuto legittima la richiesta di riformulare il quesito. La questione, però, rimane aperta: il governo dovrà decidere se posticipare il voto previsto per il 22 e 23 marzo o mantenere la data originaria, mentre i sostenitori del no attendono un segnale chiaro da Roma.

La modifica del quesito referendario ha suscitato reazioni contrastanti. Per i quindici giuristi che hanno ottenuto il via libera della Cassazione, la decisione è un successo che conferma l'utilità della loro iniziativa. Nella nota collettiva, hanno sottolineato come la riforma costituzionale, approvata nel dicembre 2025, modifica articoli cruciali della Costituzione, e quindi è necessario fornire agli elettori una chiara indicazione di cosa è stato cambiato. "La decisione della Corte dimostra che la nostra richiesta era giustificata e che il dibattito pubblico deve concentrarsi sui contenuti della riforma", hanno sottolineato. Per il comitato, il ritardo sul voto non è solo un diritto ma un dovere: "Gli elettori devono comprendere il peso delle modifiche alla giustizia e all'equilibrio dei poteri dello Stato". L'obiettivo, dunque, è garantire una informazione trasparente e una partecipazione democratica piena.

Il contesto della vicenda risale a mesi fa, quando il governo aveva iniziato a raccogliere firme per il no al referendum sulla riforma della giustizia. La maggioranza aveva sostenuto che il voto fosse inutile, visto che il testo era già stato approvato da una Camera. Tuttavia, la Lega aveva lanciato una campagna per bloccare il processo, sostenendo che il referendum era un modo per evitare una discussione pubblica. La Suprema Corte, però, ha ritenuto che il quesito originale fosse troppo vago e non sufficientemente specifico, rendendo necessaria una riformulazione. Questo ha scatenato una battaglia tra i sostenitori del no, che hanno visto nella modifica un segnale di forza, e il governo, che ha cercato di arginare le critiche. La decisione della Cassazione ha quindi dato un'accelerata al dibattito, ma non ha risolto le tensioni tra i partiti.

Le implicazioni del processo sono profonde, tanto per la politica quanto per la società. Per il governo, il ritardo sul voto potrebbe essere un modo per evitare un confronto diretto con la Lega e i suoi alleati, ma anche un rischio di perdere il controllo del dibattito pubblico. Per i sostenitori del no, la modifica del quesito è un passo avanti, ma resta il problema di come far capire al Paese l'importanza della riforma. "L'informazione deve essere chiara e non ambigua, altrimenti il voto non sarà un espressione reale del pensiero popolare", ha affermato un portavoce del comitato. Inoltre, la decisione della Corte ha sollevato interrogativi su come si gestiranno i prossimi passaggi: se il governo deciderà di posticipare il voto, come si eviterà una percezione di manipolazione da parte del pubblico? La sfida è non solo tecnica ma anche culturale: il referendum non è più solo un'opzione, ma un momento cruciale per il dibattito democratico.

La chiusura del dibattito dipende da come il governo affronterà il prossimo Consiglio dei ministri. Se deciderà di fissare una nuova data, il voto potrebbe essere spostato a maggio, evitando un confronto diretto con la Lega, ma rischiando di ridurre l'interesse del pubblico. Se invece mantiene la data originaria, il governo dovrà affrontare le critiche interne e le preoccupazioni dei sostenitori del no. La decisione finale, però, non sarà solo un atto politico: sarà un test per la capacità del Paese di partecipare a un dibattito complesso e di esprimere un giudizio consapevole. Per il comitato "volenterosi", il risultato del referendum non sarà solo una vittoria o una sconfitta, ma un momento per riflettere su come la democrazia italiana si confronta con le sfide della giustizia e del potere. Il futuro del dibattito, dunque, dipende da come si gestirà questa fase cruciale.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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