11 mar 2026

Caso libertà stampa in pericolo, da avvocato che lo ha scritto

Alan Dershowitz lancia una causa contro la sentenza Sullivan (1964), accusando la Corte Suprema di aver limitato eccessivamente la libertà di espressione. La Corte Distrettuale ha respinto la richiesta, riconoscendo la validità del principio, ma sollevando dibattiti su equilibrio tra stampa e reputazione.

19 febbraio 2026 | 23:04 | 5 min di lettura
Caso libertà stampa in pericolo, da avvocato che lo ha scritto
Foto: The New York Times

Alan Dershowitz, il celebre professore di diritto alla Harvard Law School e avvocato di fama internazionale, ha lanciato una battaglia legale senza precedenti contro una delle decisioni più emblematiche della storia del diritto americano: il caso New York Times v. Sullivan (1964). Questa sentenza, emessa dalla Corte Suprema, ha stabilito un standard rigoroso per la difesa della libertà di stampa, rendendo estremamente difficile per i pubblici ufficiali e le figure pubbliche vincere cause per diffamazione. Dershowitz, che ha rappresentato figure come O.J. Simpson, Jeffrey Epstein e il presidente Donald Trump, ha però espresso un'opposizione decisa al principio giuridico che ha protetto per decenni la libertà di espressione. La sua azione legale, presentata contro il network CNN, mira a mettere in discussione la validità della sentenza, un passo che potrebbe avere ripercussioni profonde sulle norme che regolano la libertà di stampa negli Stati Uniti. La questione si complica ulteriormente dal fatto che Dershowitz, pur criticando Sullivan, ha riconosciuto la sua importanza storica, sottolineando come la sentenza originale fosse volta a proteggere i governanti e non i cittadini comuni.

La causa legale, presentata da Dershowitz, si basa su un episodio avvenuto durante l'impeachment del presidente Trump nel 2020. All'epoca, il legale aveva espresso un'opinione controversa sull'indagine parlamentare, proponendo un test tripartito per valutare la responsabilità di un presidente. Secondo Dershowitz, il governo poteva giustificare la rimozione di un leader per motivi pubblici, interessi politici o interessi personali, ma non per motivi pecuniari. Tuttavia, CNN ha ritenuto di aver distorto il suo pensiero, riferendosi esclusivamente al secondo punto del test, e ha accusato il legale di aver voluto costruire una figura di un "intellettuale che ha perso la mente". Dershowitz ha quindi avanzato una causa per diffamazione, sostenendo che CNN aveva volontariamente manipolato le sue parole. La Corte Distrettuale di Fort Lauderdale, guidata dal giudice Raag Singhal, ha però rifiutato la sua richiesta, riconoscendo che non c'era prova di "malizia effettiva" come richiesto da Sullivan. Il giudice ha espresso un'opinione critica della sentenza originale, ma ha riconosciuto che la legge era vincolante.

Il contesto storico della sentenza Sullivan risale a un periodo in cui la libertà di stampa era considerata un diritto fondamentale, ma anche un'arma potente che poteva danneggiare i governanti. La Corte Suprema, guidata da Justice William Brennan, ha stabilito che i giornalisti non erano responsabili per le dichiarazioni che potessero essere considerate offensive, a condizione che non fossero fatte con "malizia effettiva". Questo principio ha protetto i media da accuse di diffamazione, ma ha anche reso difficile per i politici ottenere risarcimenti per danni reputazionali. Negli anni, il criterio è stato esteso a figure pubbliche come attori, imprenditori e personalità, un'evoluzione che Dershowitz ritiene inadeguata alle nuove sfide del mondo digitale. La sua posizione è radicata in una critica al modo in cui la sentenza è stata interpretata nel corso del tempo, con un'attenzione particolare alle conseguenze per i cittadini comuni. Per Dershowitz, il diritto alla libertà di espressione non dovrebbe essere limitato da considerazioni di reputazione, nemmeno per chi non ha un ruolo istituzionale.

L'analisi delle implicazioni di questa battaglia legale rivela un conflitto tra due valori fondamentali: la libertà di stampa e la protezione della reputazione. Se la Corte Suprema dovesse annullare Sullivan, potrebbe ridurre il margine di sicurezza per i media, rendendo più facile per i pubblici ufficiali e i cittadini ottenere risarcimenti per dichiarazioni offensive. Tuttavia, questa mossa potrebbe anche limitare la capacità dei giornalisti di esercitare un'inchiesta rigorosa, un aspetto che molti difensori della libertà di espressione considerano cruciale. Dershowitz ha sottolineato che il testo originale di Sullivan era più ristretto, applicabile solo ai governanti, e che la sua espansione a figure come lui non era giustificata. La sua richiesta di revisione non è quindi un attacco indiscriminato al diritto di stampa, ma un tentativo di ricondurre il principio alle sue origini. Tuttavia, il dibattito sollevato dalla causa mostra una profonda divisione tra chi ritiene che la libertà di espressione deve essere protetta a ogni costo e chi sostiene che i diritti individuali non dovrebbero essere abbandonati per il bene della società.

La chiusura di questa vicenda potrebbe segnare un momento cruciale nella storia giuridica americana. La Corte Suprema ha già mostrato una volontà di rivedere precedenti in casi di grande rilevanza, come quelli sull'aborto e sull'affirmative action. Se Dershowitz riuscirà a ottenere il sostegno di quattro giudici, il caso potrebbe essere ascoltato, aprendo la strada a un'interpretazione radicalmente diversa del diritto di stampa. Tuttavia, la decisione di CNN di non presentare una risposta al ricorso ha creato un clima di incertezza, con alcuni osservatori che ritengono che il network abbia scelto di non impegnarsi in un confronto legale. Per Dershowitz, questa scelta ha dimostrato un'audacia che lui stesso ha apprezzato, ma la sua richiesta di revisione rimane un'ipotesi che potrebbe modificare il quadro giuridico su cui si basa la libertà di espressione. Il caso non solo mette in discussione un pilastro della democrazia americana, ma anche la capacità della giustizia di equilibrare i diritti individuali e la responsabilità sociale. Il destino di Sullivan, e della libertà di stampa, potrebbe dipendere da una decisione che risulterà essere un punto di svolta per il futuro del diritto.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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