Case Enasarco, assemblea di fuoco a San Basilio: scontro tra residenti e Campidoglio
Roma Capitale acquista 401 appartamenti per far scorrere la graduatoria Erp, ma i residenti temono riduzione del valore immobiliare e tensioni sociali nei condomini misti. L'incontro ha visto tensioni e proteste per la gestione dell'acquisto e le priorità di assegnazione.
Una riunione tensionata si è svolta nella serata di lunedì 9 febbraio, presso il centro anziani di San Basilio, quartiere del IV municipio di Roma, dove il presidente della commissione Politiche abitative, Yuri Trombetti, ha incontrato residenti e rappresentanti dei comitati di quartiere per discutere dell'acquisto da parte di Roma Capitale di 401 appartamenti di proprietà della Fondazione Enasarco. L'incontro, caratterizzato da scambi di opinioni spesso accesi e momenti di forte tensione, ha visto la partecipazione anche del consigliere municipale di Forza Italia, Fabrizio Montanini, e ha segnato un ulteriore passo nel processo avviato a dicembre dello scorso anno, quando la giunta capitolina ha approvato due delibere per acquisire al patrimonio pubblico 1.040 immobili, finanziati con un stanziamento di 250 milioni di euro. L'operazione, che dovrebbe concludersi entro la fine del 2026, mira a utilizzare gli appartamenti per far scorrere la graduatoria Erp, un sistema che permette agli abitanti di accedere a case popolari. Tuttavia, la decisione ha suscitato numerose proteste tra i residenti, che temono un impatto negativo sul valore immobiliare e preoccupazioni legate alla gestione di condomini misti.
La controversia nasce da un'idea di fondo: trasformare appartamenti considerati "normali" in unità abitative popolari potrebbe ridurre il valore di quei immobili già acquistati da altri cittadini. I residenti lamentano che il progetto potrebbe creare condomini misti, dove si mescolano persone con diversi livelli economici e background sociali, e che, sebbene non venga detto esplicitamente, si teme che possano abitare individui "poco raccomandabili". Questo timore ha alimentato proteste già registrate in passato, alcune delle quali sono giunte fino al Campidoglio. I comitati di quartiere, in particolare quelli di Pietralata, San Basilio, Casal Bruciato e Portonaccio, hanno espresso preoccupazioni non solo per le implicazioni economiche, ma anche per la percezione di una "degradazione" del quartiere. L'opposizione si è fatta sentire durante l'incontro, dove alcuni residenti hanno espresso critiche aspre, con accuse rivolte al Comune per una gestione "disorganizzata" e per non aver consultato a sufficienza i cittadini prima di avviare il piano.
Il contesto della vicenda si colloca all'interno di un più ampio quadro di politiche abitative promosse dal governo regionale e nazionale per ridurre la disoccupazione immobiliare e garantire accesso a case popolari. L'acquisto di proprietà Enasarco, fondazione che gestisce immobili di proprietà pubblica, è parte di un piano nazionale per sostenere famiglie in difficoltà e garantire abitabilità a costi ridotti. Tuttavia, a Roma, il progetto ha suscitato resistenze specifiche, legate alla storia del IV municipio, un quartiere che ha visto negli anni un aumento del costo delle abitazioni e una forte pressione su chi già possiede immobili. La decisione di Roma Capitale di intervenire direttamente su questi immobili, invece di lasciare la gestione a enti privati o a fondazioni, ha suscitato scalpore. Per i residenti, il problema non è solo economico, ma anche sociale: si teme che il progetto possa creare una sorta di "filtro" tra chi ha la possibilità di acquistare e chi non lo ha, generando tensioni interne ai condomini.
L'analisi delle implicazioni rivela un doppio aspetto: da un lato, la volontà del Comune di affrontare una questione complessa con un approccio partecipativo, dall'altro, il rischio di un confronto non risolto che potrebbe degenerare in conflitti. Trombetti, nel corso dell'incontro, ha riconosciuto la validità delle preoccupazioni dei cittadini e ha promesso di organizzare nuove riunioni con l'amministrazione del IV municipio e il dipartimento competente per costruire "insieme i bandi per l'assegnazione". Tuttavia, il dibattito rimane acceso, soprattutto perché il piano prevede l'utilizzo di graduatorie non in ordine numerico, ma con priorità per categorie specifiche come donne vittime di violenza, famiglie monoparentali e personale delle forze dell'ordine. Questo approccio, sebbene giustificato da considerazioni sociali, potrebbe alimentare ulteriori critiche, soprattutto se non saranno chiarite le regole di assegnazione. Inoltre, il Comune ha annunciato l'attivazione di un bando "Ers", che riguarda coloro che non sono riusciti a acquistare una casa Enasarco e sono sotto sfratto, ma il rischio è che questa misura non basti a placare le tensioni.
La chiusura del dibattito si orienta verso un futuro di confronto continuo e di tentativi di trovare un equilibrio tra interessi pubblici e preoccupazioni dei residenti. Trombetti ha sottolineato che le convocazioni per i prossimi incontri inizieranno già dalla prossima settimana, con l'obiettivo di coinvolgere non solo i comitati di quartiere, ma anche associazioni e rappresentanti delle forze locali. Tuttavia, il cammino verso una soluzione definitiva sembra lungo, soprattutto perché la questione non riguarda solo l'assegnazione di case, ma anche il ruolo della proprietà privata in un contesto di crescente pressione abitativa. La sfida per Roma Capitale è dunque quella di dimostrare che l'intervento non porterà a una "degradazione" del quartiere, ma a un miglioramento delle condizioni di vita per chi vive in aree critiche come San Basilio. L'obiettivo, in sintesi, è trovare un modello di gestione che rispetti le esigenze dei cittadini, senza compromettere le finalità di una politica abitativa inclusiva e sostenibile.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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