11 mar 2026

Casal de' Pazzi, ex cinema non diventerà fast food: Tar del Lazio favorisce Roma

Il cineteatro dell'ex istituto Marchesa Gerini, situato a Ponte Mammolo, non diventerà un fast food.

03 febbraio 2026 | 00:39 | 4 min di lettura
Casal de' Pazzi, ex cinema non diventerà fast food: Tar del Lazio favorisce Roma
Foto: RomaToday

Il cineteatro dell'ex istituto Marchesa Gerini, situato a Ponte Mammolo, non diventerà un fast food. Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla società Ampliared, che aveva impugnato la decisione del Comune di Roma di negare l'approvazione del progetto per la realizzazione di un nuovo ristorante McDonald's al posto dello spazio culturale. La sentenza, emessa il 9 gennaio, conferma l'obbligo del Comune di consegnare la struttura al demanio pubblico, con l'obiettivo di riqualificarla e restituirla alla città. L'obiezione di Ampliared si basava su un accordo del 2007, in cui la società aveva promesso di cedere il teatro in cambio di un riconoscimento di cubatura su altre aree, ma il tribunale ha ritenuto che l'obbligo fosse stato integralmente sostituito da un accordo del 2009, che eliminava ogni condizione legata al trasferimento di volumetria. La decisione del Tar ha quindi sancito che il teatro non può essere convertito in un'attività commerciale, poiché la sua destinazione principale deve rimanere culturale.

La vicenda ha radici che risalgono ai primi anni 2000, quando i salesiani, che avevano fondato l'istituto nel 1957 grazie all'impegno del marchese Alessandro Gerini, decisero di vendere una parte degli stabili, tra cui il teatro. L'obiettivo iniziale era realizzare una scuola, impianti sportivi e un orfanotrofio, ma nel tempo la proprietà si è frammentata. Nel 2007, il Comune di Roma intervenne per occupare gli edifici oggetto della cessione, grazie al sostegno di artisti e cittadini romani, impedendo la demolizione delle strutture sportive. Il teatro, invece, resistette alle demolizioni, diventando un simbolo di resistenza e memoria culturale. L'obiettivo del Comune era preservare la struttura, ma la società Ampliared, acquisita nel 2007, aveva già iniziato a pianificare un utilizzo commerciale del luogo.

L'evoluzione del rapporto tra il Comune e Ampliared si è fatta più complessa negli anni. Nel 2007, fu sottoscritto un accordo in cui la società si impegnava a cedere il teatro entro 18 mesi, a condizione che il Comune riconoscesse la cubatura su altre aree. Questo accordo, però, fu modificato nel 2009 con un nuovo atto, in cui Ampliared si impegnava a non abbattere il teatro e a cederlo "a semplice richiesta" del Comune, senza vincoli temporali o condizioni legate al trasferimento di volumetria. Secondo i giudici del Tar, questo accordo superò integralmente l'obbligo del 2007, rendendo il teatro un bene pubblico. Il Comune aveva quindi il diritto di richiedere la sua consegna, senza dover garantire nuove aree commerciali alla società. La sentenza sottolinea che il progetto di Ampliared, che prevedeva una conversione totale in attività commerciale, violava le normative regionali, che limitano l'uso commerciale a una funzione accessoria (fino al 30% della superficie) con l'obbligo di mantenere la destinazione prevalente culturale.

Le implicazioni della sentenza sono profonde, non solo per la salvaguardia del teatro ma anche per il ruolo del patrimonio culturale nella città. Il Tribunale ha riconosciuto che il Comune ha il diritto di acquisire il bene, nonostante le richieste di Ampliared di riconoscere la cubatura, poiché la società aveva già volontariamente ceduto il diritto di volumetria in precedenti passaggi amministrativi. La decisione conferma che il teatro non può essere trasformato in un fast food, ma deve essere messo in sicurezza, riqualificato e restituito alla comunità. La sentenza ha anche sottolineato l'importanza di preservare spazi culturali come luoghi di aggregazione e partecipazione, non solo come attrazioni turistiche. Il Comune, quindi, ha il dovere di ripristinare la funzione originale del teatro, che era parte integrante della vita sociale del IV municipio.

La battaglia per il recupero del teatro Gerini non è ancora conclusa. Il Consiglio comunale e la giunta municipale del IV distretto hanno espresso un forte sostegno al progetto di riqualificazione, sottolineando l'urgenza di restituire il bene alla collettività. Il consigliere capitolino Ferdinando Bonessio ha sottolineato che il teatro è un patrimonio storico e culturale che non può essere ridotto a un'attività commerciale. L'assessore alla Cultura, Maurizio Rossi, ha aggiunto che la città ha bisogno di spazi culturali per costruire comunità e cittadinanza, e che il Gerini rappresenta un'occasione per ripristinare un'importante struttura. La società Ampliared potrebbe tentare un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, ma il Comune ha intenzione di proseguire con la procedura per acquisire il bene, con l'obiettivo di farlo diventare un'area pubblica e accessibile a tutti. La decisione del Tar ha quindi aperto la strada a un futuro in cui il teatro Gerini potrebbe tornare a essere un luogo di cultura, socialità e partecipazione, come era in passato.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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