11 mar 2026

Carlo Levi e il popolo lucano: Domenico Notarangelo a Roma

La Fondazione Carlo Levi ETS ospita a Roma una mostra che unisce la memoria storica e culturale della Lucania con l'arte fotografica di Domenico Notarangelo. L'esposizione, intitolata Il popolo lucano di Carlo Levi.

27 febbraio 2026 | 14:38 | 5 min di lettura
Carlo Levi e il popolo lucano: Domenico Notarangelo a Roma
Foto: RomaToday

La Fondazione Carlo Levi ETS ospita a Roma una mostra che unisce la memoria storica e culturale della Lucania con l'arte fotografica di Domenico Notarangelo. L'esposizione, intitolata Il popolo lucano di Carlo Levi. Memoria e fotografia di Domenico Notarangelo, è promossa da un'ampia collaborazione tra l'Associazione culturale Pier Paolo Pasolini di Matera, la Fondazione Carlo Levi ETS e una squadra di curatori che include Giuseppe Decio Notarangelo, Antonio Notarangelo e Stefano Di Tommaso. L'evento, che si svolgerà a partire dal 28 febbraio 2026, si terrà presso la sede della Fondazione in via Ancona 21, a Roma. L'inaugurazione è prevista per venerdì 19 febbraio alle ore 17.00, con un'apertura al pubblico che si protrarrà fino al 17 aprile. La mostra propone un percorso visivo e intellettuale che intreccia l'opera e il pensiero di Carlo Levi con il lavoro fotografico di Notarangelo, ricostruendo la complessità sociale, umana e simbolica del Mezzogiorno italiano nel secondo Novecento. Questo progetto non solo celebra l'eredità di Levi, ma anche il rapporto personale e artistico tra il fotografo e l'uomo che, attraverso le sue opere, ha reso visibile le ingiustizie e le resistenze del Sud Italia.

L'esposizione si concentra su un'idea centrale: il rapporto tra Carlo Levi e Domenico Notarangelo, che si sviluppò nel quindicennio tra il 1960 e il 1975, culminando con la partecipazione del fotografo ai funerali di Levi, celebrati ad Aliano nel 1935-1936. Questo legame non è solo storico, ma anche culturale e politico, poiché entrambi si sono confrontati con il tema della memoria e della lotta per la giustizia sociale. Le fotografie di Notarangelo, in particolare, restituiscono una profondità umana che va oltre la semplice documentazione, catturando la dignità, la memoria e la verità di una regione spesso dimenticata. La mostra raccoglie immagini inedite realizzate durante la lavorazione del film Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi (1979), in cui Notarangelo collaborò strettamente con il regista e con l'attore Gian Maria Volonté. Queste immagini, che testimoniano un rapporto di profonda intesa artistica, rivelano come la fotografia possa diventare un mezzo per raccontare non solo il passato, ma anche la persistenza delle sue tracce nel presente. L'idea di unire scrittura, pittura e fotografia è una scelta deliberata per creare un'esperienza multisensoriale che coinvolga il visitatore in un dialogo tra arte e storia.

Il contesto della mostra si radica in una lunga tradizione culturale che ha visto Carlo Levi come uno dei più importanti scrittori e intellettuali italiani del Novecento. La sua opera, soprattutto Cristo si è fermato a Eboli, è diventata un simbolo della lotta contro le ingiustizie sociali e della ricerca di una identità diversa dal Nord Italia. La scelta di dedicare una mostra alla sua eredità non è casuale, poiché la Lucania, terra di origine di Levi, rappresenta un'area geografica e sociale che ha sempre vissuto le tensioni tra modernità e tradizione. Domenico Notarangelo, invece, è stato un fotografo che ha scelto di concentrarsi su queste realtà, documentandole con una sensibilità che va oltre il realismo. Le sue immagini non si limitano a ritrarre luoghi e persone, ma cercano di catturare l'essenza di un mondo in transizione, dove la memoria delle lotte e delle resistenze è ancora viva. Questa mostra non solo celebra due figure chiave del Novecento, ma anche il valore del lavoro collettivo per preservare una memoria che altrimenti rischierebbe di essere dimenticata. La Fondazione Carlo Levi ETS, che ha promosso l'iniziativa, ha sottolineato come il progetto sia un atto di restituzione della memoria collettiva del Mezzogiorno, un atto che riafferma il ruolo civile e politico dello sguardo artistico.

L'analisi della mostra rivela come essa abbia un impatto significativo sul dibattito culturale e sociale attuale. In un'epoca in cui la memoria storica è spesso ridotta a dati o statistiche, la scelta di presentare una narrazione visiva e umana ha un valore simbolico e pratica. Le fotografie di Notarangelo non solo testimoniano la realtà del Mezzogiorno, ma anche la capacità di riconoscere e valorizzare la diversità culturale. Questo approccio è particolarmente rilevante in un contesto in cui la rappresentazione del Sud Italia rimane spesso marginalizzata, se non addirittura demonizzata. La mostra, quindi, non solo ricorda il contributo di Levi e Notarangelo, ma anche la necessità di riconoscere e riconoscere le complessità di una regione che ha sempre rappresentato un'alternativa al modello economico e sociale del Nord. Inoltre, la collaborazione tra diverse istituzioni e artisti dimostra come la cultura possa essere un ponte tra passato e presente, tra memoria e innovazione. L'idea di unire il lavoro fotografico con il pensiero letterario di Levi si traduce in un'esperienza che non solo educativa, ma anche emozionale, invitando il pubblico a riflettere su quanto sia importante preservare e trasmettere le storie che formano l'identità di un Paese.

La chiusura del progetto si colloca nel contesto di un'apertura al pubblico che dura quasi due mesi, permettendo a un ampio pubblico di accedere a un'esperienza culturale che va oltre il semplice consumo di immagini. La gratuità dell'ingresso e gli orari di apertura, che coprono diverse fasce della giornata, rendono l'esposizione accessibile a tutti, inclusi i visitatori che non possono dedicare tempo ai fine settimana. Questo aspetto è particolarmente significativo, poiché la cultura deve essere un diritto, non un privilegio. La Fondazione Carlo Levi ETS, con questa iniziativa, dimostra una volontà di promuovere la conoscenza e il rispetto per il patrimonio culturale italiano, soprattutto in una regione che ha sempre avuto un rapporto complesso con il resto del Paese. L'evento non si limita alla mostra stessa, ma anche alle attività collaterali che potrebbero coinvolgere scuole, associazioni e studiosi. In un'epoca in cui la cultura si scontra spesso con la crisi economica e sociale, un progetto come questo rappresenta un atto di speranza e di riconoscimento delle radici di un Paese che cerca di definire il proprio futuro. La mostra, quindi, non è solo un omaggio a due grandi figure, ma anche un invito a riconsiderare il valore della memoria e del lavoro artistico come strumenti di crescita collettiva.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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