11 mar 2026

Bruxelles, governo assente da 600 giorni: il 'filet de sécurité' si indebolisce

La regione di Bruxelles-Capitale, terza regione belga, ha superato il record mondiale per il più lungo periodo di crisi senza governo in funzione, raggiungendo un totale di 600 giorni.

11 febbraio 2026 | 07:09 | 4 min di lettura
Bruxelles, governo assente da 600 giorni: il 'filet de sécurité' si indebolisce
Foto: Le Monde

La regione di Bruxelles-Capitale, terza regione belga, ha superato il record mondiale per il più lungo periodo di crisi senza governo in funzione, raggiungendo un totale di 600 giorni. Questo record, precedentemente detenuto dal governo federale belga, che aveva registrato 541 giorni di blocco tra il 2010 e il 2011, oggi è stato superato da questa situazione. Nonostante la mancanza di un governo operativo, le attività essenziali come i trasporti pubblici, il raccolto dei rifiuti, i servizi sanitari e l'istruzione continuano a funzionare senza interruzioni. La situazione, tuttavia, ha suscitato preoccupazioni tra i cittadini e le organizzazioni locali, che segnalano un impatto crescente su servizi sociali e struttura comunale. I politici, al contrario, sembrano ritenere che il vuoto di governo non abbia conseguenze drammatiche, ma piuttosto un blocco inevitabile dovuto alle complessità delle regole linguistiche e delle esclusioni reciproche tra i partiti.

La crisi politica si è protratta per anni a causa delle norme linguistiche che obbligano il governo regionale a includere rappresentanti di entrambi i gruppi linguistici, francofoni e nederlandofoni, e a garantire una leadership "asessuata linguistica" (ovvero non legata a un quorum linguistico). Questo sistema, volto a garantire l'equilibrio tra le due comunità, ha reso impossibile la formazione di un esecutivo stabile. Il governo regionale, infatti, deve essere composto da almeno cinque ministri e tre segretari d'Stato, con un presidente che non sia legato a un quorum linguistico. Queste regole, sebbene mirate a evitare discriminazioni, hanno creato un clima di incertezza e di conflitti tra le forze politiche, impedendo la conclusione di un accordo. I partiti, spesso in competizione per il controllo del potere, si sono ritrovati bloccati in un'escalation di esclusioni e rifiuti reciproci, che hanno alimentato il caos amministrativo.

La mancanza di un governo operativo ha avuto ripercussioni dirette sulle istituzioni locali e sui servizi pubblici. A Bruxelles-Capitale, ad esempio, le entrate fiscali sono state ridotte, e le risorse destinate ai progetti di sviluppo urbano e sociale sono state ridistribuite in modo caotico. La città, che è il cuore economico e sociale della regione, ha visto un aumento delle disuguaglianze e una crescita del numero di persone in difficoltà. L'associazione L'Ilot, che gestisce 13 centri d'ospitalità per senza fissa dimora, ha segnalato un aumento del 500% dei SDF negli ultimi quindici anni, con un totale di almeno 11.000 persone in situazione di emergenza. Questi centri, finanziati per il 60% da fondi regionali e supportati da donazioni private, sono diventati il "ultimo filo di sicurezza" per chi non ha accesso a altre forme di assistenza. La crisi politica ha messo a rischio il loro funzionamento, con un calo delle risorse e un aumento delle richieste.

La situazione ha suscitato critiche da parte di esperti e organizzazioni non governative, che hanno sottolineato come il blocco del governo abbia danneggiato non solo i servizi pubblici, ma anche la stabilità economica della regione. La mancanza di un piano di governo ha portato a una gestione delle risorse non coordinata, con decisioni prese in modo improvvisato e a volte in contrasto tra le diverse autorità. Questo ha creato un ambiente di incertezza per le imprese locali e per i cittadini, che si sono trovati a dover gestire situazioni di emergenza senza un quadro normativo chiaro. Inoltre, la mancanza di un governo ha reso difficile l'accesso a fondi europei e a programmi di sviluppo, che richiedono una gestione centralizzata e una pianificazione a lungo termine. I sindaci delle 19 municipalità che compongono la regione hanno espresso preoccupazioni per il futuro, con l'incertezza di un ritorno alla normalità.

La crisi politica potrebbe risolversi solo quando le forze in gioco riusciranno a trovare un accordo su una formula di governo che rispetti le regole linguistiche senza bloccare il funzionamento delle istituzioni. Alcuni partiti stanno già cercando di riposizionare le proprie posizioni, cercando di conciliare le esigenze di rappresentanza linguistica con la necessità di un governo stabile. Tuttavia, il rischio di un ulteriore allungamento del periodo di crisi rimane elevato, con conseguenze potenzialmente gravi per la popolazione. La comunità internazionale ha seguito con attenzione la situazione, sperando in un ripristino della stabilità, ma il futuro sembra dipendere da un compromesso difficile da trovare. La regione di Bruxelles-Capitale, simbolo di una complessità politica e sociale unica, potrebbe diventare un caso di studio per l'Europa, dove la gestione delle istituzioni e la coesione sociale saranno al centro di nuove sfide.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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