11 mar 2026

Bando sui social per minorenni: addicione riconosciuta per giochi, dibattita per social

L'Assemblée nationale francese ha approvato, nella notte tra lunedì e martedì, un emendamento legislativo che introduce un divieto sull'accesso ai social media per i minori di quindici anni.

27 gennaio 2026 | 17:45 | 4 min di lettura
Bando sui social per minorenni: addicione riconosciuta per giochi, dibattita per social
Foto: Le Monde

L'Assemblée nationale francese ha approvato, nella notte tra lunedì e martedì, un emendamento legislativo che introduce un divieto sull'accesso ai social media per i minori di quindici anni. La misura, che ha suscitato un ampio dibattito tra esperti, educatori e cittadini, mira a tutelare la salute mentale e fisica degli adolescenti da potenziali rischi derivanti dall'uso eccessivo di piattaforme digitali. La legge, presentata da Laure Miller, ha visto la sua discussione approfondita nel corso di una seduta parlamentare caratterizzata da un dibattito acceso tra sostenitori e oppositori. La scelta dell'età di quindici anni, piuttosto che un limite più elevato come in Australia o un valore più basso come tredici anni, ha suscitato numerose domande, tra cui quelle relative alla base scientifica di questa decisione. La proponente ha spiegato che il numero è stato selezionato sulla base di un consenso scientifico interno alla comunità di ricerca, citando le raccomandazioni di un rapporto presentato al presidente Emmanuel Macron nel 2024.

L'approvazione della norma ha suscitato reazioni contrastanti da parte di diversi settori della società. Medici, psicologi e pedagoghi hanno espresso preoccupazione per gli effetti potenzialmente dannosi di un uso eccessivo dei social media, che potrebbero influire negativamente sulla salute mentale e fisica degli adolescenti. Tra i professionisti più critici, la Société française de pédiatrie ha lanciato un appello nel 2025, chiedendo di limitare l'esposizione agli schermi per i bambini di età inferiore ai sei anni, considerati non adatti al corretto sviluppo cerebrale. Inoltre, numerose figure del mondo sanitario hanno sottolineato l'importanza di lasciare spazio al gioco, alla creatività e al tempo libero, elementi che, secondo loro, potrebbero essere compromessi da un'immersione eccessiva in piattaforme digitali. Gli esperti criticano anche le strategie di retention degli utenti utilizzate da aziende come TikTok, che sfruttano algoritmi complessi per mantenere gli adolescenti attivi per lungo tempo, spesso a scapito della loro autonomia e benessere.

Il dibattito sull'età di quindici anni ha suscitato numerose polemiche, soprattutto tra chi sostiene che un divieto più severo potrebbe essere più efficace. I critici della misura, tra cui alcuni deputati e rappresentanti del mondo educativo, hanno sottolineato la mancanza di un'alternativa chiara a questa scelta. Molti hanno rilevato che l'età di quindici anni non è sufficientemente giustificata, poiché in Australia si è optato per un limite di sedici anni, mentre altri deputati avevano proposto un valore più basso. I sostenitori del divieto hanno ribattuto che il quindici anni rappresenta un'età in cui i ragazzi si trovano in un periodo di crescita cruciale, in cui la loro capacità di discernimento e la loro autoregolazione non sono ancora mature. La ministra Anne Le Hénanff, delegata al digitale, ha sottolineato che l'obiettivo è proteggere i giovani da un sistema che, secondo lei, "ha promesso di collegare, ma ha fragmentato; ha promesso di informare, ma ha saturato; ha promesso di divertire, ma ha imprigionato".

La norma, tuttavia, non è priva di lacune e potenziali critiche. Tra le principali preoccupazioni vi è la mancanza di un'indicazione chiara su quali servizi saranno esclusi dal divieto, nonostante il governo abbia espresso l'intenzione di applicarla a funzionalità "semi-pubbliche" di messagerie come WhatsApp. Inoltre, la misura non prevede un periodo di prova o un meccanismo di controllo per verificare l'efficacia del provvedimento. Gli esperti hanno anche messo in guardia sul rischio che i ragazzi possano semplicemente spostare l'uso di piattaforme digitali su alternative meno visibili, come accaduto in Australia, dove i giovani si sono rivolti a servizi meno famosi ma altrettanto pericolosi. La sfida, quindi, non è solo quella di limitare l'accesso ai social media, ma anche di garantire che i ragazzi sappiano gestire in modo responsabile l'uso del digitale.

La legge, entrata in vigore il 10 dicembre 2025, ha già suscitato reazioni contrastanti da parte del pubblico. Molti adolescenti, pur non essendo completamente contrari al divieto, hanno espresso preoccupazione per la possibilità di limitare il loro accesso a informazioni importanti. Allo stesso tempo, i sostenitori della misura hanno sottolineato che la norma rappresenta un passo significativo verso la tutela del benessere dei giovani. La questione, tuttavia, non è affatto conclusa. Gli esperti continuano a chiedere un maggiore coinvolgimento delle famiglie e delle scuole nella gestione dell'uso del digitale, mentre il governo dovrà valutare l'efficacia della misura e eventuali aggiustamenti. La discussione sull'equilibrio tra libertà digitale e protezione dei minori sembra destinata a proseguire, anche al di fuori del contesto legislativo.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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