11 mar 2026

Autovelox non omologati: mappa e ricorso per multe non valide

Il caos legato agli autovelox si protrae ancora, pur se un snodo decisivo potrebbe arrivare entro l'estate.

10 febbraio 2026 | 03:37 | 5 min di lettura
Autovelox non omologati: mappa e ricorso per multe non valide
Foto: La Stampa

Il caos legato agli autovelox si protrae ancora, pur se un snodo decisivo potrebbe arrivare entro l'estate. Tuttavia, il rischio concreto di una valanga di ricorsi resta elevato, visto che solo 1.282 dispositivi di rilevazione della velocità potrebbero soddisfare i requisiti per rimanere attivi. Gli altri, se non disattivati, potrebbero portare a contestazioni legali che coinvolgerebbero migliaia di automobilisti. La situazione si complica ulteriormente per il contrasto tra il concetto di "approvazione" e "omologazione", con la Cassazione che ha sottolineato la differenza tra i due procedimenti. Il ministero dei Trasporti e l'avvocatura dello Stato, invece, considerano i due termini equivalenti, ma questa interpretazione non è sufficiente a risolvere il problema. L'ultimo atto giudiziario di rilievo è stato emesso dagli Ermellini, che hanno stabilito che le sanzioni per eccesso di velocità rilevate con autovelox non omologati sono illegittime. Questo ha messo in evidenza una contrapposizione tra la normativa nazionale e la giurisprudenza di controllo, creando un vuoto normativo che alimenta il caos.

La questione è emersa nel 2023, quando il ministero dei Trasporti tentò di risolvere il problema con una circolare, ma la sua presentazione a Bruxelles fu ritirata a causa di "ulteriori approfondimenti". In seguito, la Cassazione confermò il sequestro di un autovelox non omologato e annullò le circolari ministeriali in vigore, sottolineando che la sola approvazione non basta per rendere legale l'uso dei dispositivi. Nel maggio 2025, il Mit chiese ad Anci di procedere a un censimento degli autovelox installati sul territorio italiano, accompagnato da una piattaforma elettronica dove gli enti locali dovevano comunicare dati tecnici e posizionamenti. Tuttavia, i risultati del censimento rivelano un quadro preoccupante: su circa 11 mila dispositivi informali, solo 3.800 sono stati registrati, e di questi, poco più di mille rientrano nei requisiti di omologazione. Questo significa che meno di un quarto degli autovelox in uso oggi potrebbero essere legalmente utilizzabili, creando un dilemma tra sicurezza stradale e rispetto della legge.

Il contesto della vicenda risale a un lontano pasticcio tra approvazione e omologazione, che ha generato una serie di contenziosi legali. Il ministero dei Trasporti ha sempre sostenuto che la semplice approvazione basti a rendere legale l'uso degli autovelox, ma la Cassazione ha ribadito che solo l'omologazione, un procedimento più rigoroso, è necessaria. Questo contrasto ha portato a una serie di ricorsi da parte di automobilisti e amministrazioni locali, che hanno sostenuto l'illegittimità delle multe emesse con dispositivi non omologati. La questione si è complicata ulteriormente quando il Mit ha presentato un decreto di sanatoria, ma la sua sottoposizione a Bruxelles ha richiesto ulteriori modifiche, ritardando il risoluzione del problema. Inoltre, la mancanza di dati ufficiali sulla reale presenza degli autovelox sul territorio ha alimentato ulteriore incertezza. Anci ha chiarito di non aver informazioni certe su un numero così elevato di dispositivi, mentre il Mit ha ribadito che i dati ufficiali provengono solo dal censimento in corso. Questo ha creato una situazione di caos, con enti locali che si trovano a decidere se mantenere o disattivare i dispositivi in uso.

L'analisi delle implicazioni rivela un quadro complesso che coinvolge sicurezza stradale, diritti dei cittadini e finanze pubbliche. Gli autovelox, se installati in modo appropriato, hanno dimostrato di ridurre significativamente gli incidenti mortali, con cali stimati tra il 15% e il 26% negli ultimi anni. Tuttavia, la disattivazione di dispositivi non omologati potrebbe compromettere questa efficacia, aumentando il rischio di incidenti. Al contempo, i Comuni che continuano a utilizzare autovelox non conformi rischiano una valanga di ricorsi, con costi legali elevati che potrebbero portarli davanti alla Corte dei Conti per danno erariale. Il Codacons ha sottolineato che la disattivazione di dispositivi non omologati è necessaria, anche se alcuni sistemi come Tutor e Vergilius, utilizzati su tratte autostradali, potrebbero essere interessati. Questo ha reso urgente trovare una soluzione che equilibri la sicurezza stradale e la legalità, evitando di mettere a rischio la protezione dei cittadini. Inoltre, il calo delle entrate derivanti dalle multe stradali, che nel 2025 ha registrato un decremento del 4,4% rispetto al 2024, ha messo in evidenza come l'incertezza legale possa influenzare anche i bilanci comunali.

La chiusura del tema si concentra su possibili sviluppi e soluzioni per il futuro. Il decreto sull'omologazione dei dispositivi, in fase di esame da parte della Commissione europea, potrebbe finalmente risolvere il problema entro 90 giorni, con un via libera atteso a fine maggio. Tuttavia, il periodo transitorio necessario per adattare i dispositivi esistenti potrebbe complicare la transizione. Il Mit ha chiarito che solo i dispositivi omologati a partire dal 2017 saranno considerati validi, mentre quelli precedenti dovranno essere adeguati. I produttori dei prototipi potranno modificare i dispositivi esistenti, ma i Comuni dovranno rispettare le nuove norme. Per gli automobilisti, la situazione resta incerta, con il consiglio di verificare i verbali di accertamento e di controllare la validità delle sanzioni emesse. L'obiettivo finale è trovare un equilibrio tra sicurezza stradale e rispetto della legge, evitando che il caos degli autovelox si protragga ulteriormente. La soluzione dovrà considerare non solo le esigenze legali, ma anche l'efficacia dei dispositivi nell'abbattere gli incidenti, garantendo una protezione reale per i cittadini.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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