11 mar 2026

Autorità confermano evasioni massive di famiglie jihadiste dal campo di Al-Hol, a gennaio.

Il ministero dell'Interno siriano ha reso noto, durante una conferenza stampa del 25 febbraio, che sono avvenute fuggie di massa da Al-Hol, il più grande campo di detenuti familiari di combattenti dell'ISIS nel nord-est della Siria.

25 febbraio 2026 | 18:37 | 5 min di lettura
Autorità confermano evasioni massive di famiglie jihadiste dal campo di Al-Hol, a gennaio.
Foto: Le Monde

Il ministero dell'Interno siriano ha reso noto, durante una conferenza stampa del 25 febbraio, che sono avvenute fuggie di massa da Al-Hol, il più grande campo di detenuti familiari di combattenti dell'ISIS nel nord-est della Siria. Le informazioni sono state convalidate dopo il ritiro delle Forze democratiche siriane (FDS), dominate dai kurdi, che avevano controllato il campo dal 20 gennaio. Il ministro ha sottolineato che le fuggie sono state causate da un'apertura casuale del perimetro del campo, che ha creato condizioni di caos. Secondo le autorità, sono state registrate oltre 138 aperture nel muro di 17 chilometri, permettendo ai detenuti di scappare attraverso reti di contatti esterni. L'annuncio conferma le segnalazioni di due fonti umanitarie del quotidiano Le Monde, che avevano rivelato i movimenti di fuga poco dopo la ritirata delle FDS. La situazione, ora sotto il controllo delle forze siriane, ha messo in evidenza una grave instabilità nel campo, dove vivono circa 23.500 persone, tra cui migliaia di donne e bambini. Le autorità hanno già evacuato le famiglie rimaste, spostandole in un altro sito del nord della Siria, ma il rischio di ulteriori fuggie rimane preoccupante.

L'evacuazione del campo di Al-Hol è avvenuta in un contesto di tensioni crescenti tra le forze siriane e le FDS, che avevano mantenuto il controllo del campo per anni. Le FDS, iniziative di un'alleanza di gruppi curdi e di minoranze etniche, avevano assunto un ruolo centrale nella lotta contro l'ISIS, ma il loro ritiro improvviso ha creato un vuoto di potere. Secondo il portavoce del ministero, Noureddine Al-Baba, la decisione di ritirarsi è stata presa senza coordinamento con le autorità siriane o la coalizione internazionale anti-djihadista, causando un disordine che ha facilitato le fuggie. Le autorità siriane hanno affermato che le forze di Damas hanno esercitato pressione militare sulle FDS, costringendole a lasciare il campo. Tuttavia, la mancanza di comunicazione prealorativa ha esacerbato la situazione, con il rischio di perdere il controllo del campo e di permettere ai detenuti di raggiungere aree di sicurezza ridotta. Le fuggie, che hanno coinvolto migliaia di persone, includono anche famiglie di combattenti dell'ISIS, tra cui donne e bambini, che ora si trovano in zone sconosciute, aumentando il pericolo di espansione del terrorismo.

Il contesto storico del campo di Al-Hol è legato alla strategia di contenimento dell'ISIS, che si è sviluppata nel nord-est della Siria. Dopo la caduta di Raqqa nel 2017, il campo è diventato un punto strategico per isolare i combattenti dell'ISIS, che erano stati spostati in zone remote. Le FDS, con il supporto di potenze come la Turchia e gli Stati Uniti, hanno gestito il campo come un centro di detenzione per famiglie di combattenti, monitorando le loro attività e prevenendo il rischio di infiltrazioni. Tuttavia, il controllo del campo è stato un tema controverso, con accuse di abusi e di mancato rispetto dei diritti umani da parte delle forze curde. La presenza di circa 23.500 persone, tra cui 6.500 stranieri di 44 nazionalità, ha reso il campo un obiettivo di interesse per organizzazioni internazionali e per la comunità internazionale, che ha espresso preoccupazione per le condizioni di detenzione. L'evacuazione delle famiglie rimaste, avvenuta la settimana scorsa, segna un passo verso il rientro del campo sotto il controllo siriano, ma non risolve i problemi di sicurezza e di gestione che si sono verificati durante la ritirata delle FDS.

Le conseguenze delle fuggie da Al-Hol sono multiple e complesse, con impatti sia su sicurezza nazionale che su diritti umani. Le autorità siriane hanno espresso preoccupazione per il rischio che i detenuti possano raggiungere aree di frontiera o abbandonare il Paese, aumentando la possibilità di espansione dell'ISIS. Al contempo, le organizzazioni umanitarie e i gruppi di difesa dei diritti hanno denunciato il rischio di abusi e di mancato rispetto delle norme internazionali, soprattutto nei confronti di donne e bambini. La situazione ha riacceso il dibattito sulle politiche di detenzione e su come gestire i detenuti familiari di combattenti radicalizzati. Inoltre, la mancanza di coordinamento tra le forze siriane e la coalizione internazionale ha sollevato interrogativi sulla capacità delle autorità di gestire una crisi come questa. La complessità della situazione ha richiesto un approccio multifrontale, che includa sia misure di sicurezza che interventi umanitari, ma il ritardo nella risposta ha messo a rischio la stabilità del territorio.

Le prossime mosse del governo siriano e delle autorità internazionali saranno decisive per gestire l'emergenza. Le forze siriane, ora in carica del campo, hanno annunciato l'evacuazione delle famiglie rimaste, ma dovranno affrontare il compito di monitorare i detenuti e prevenire ulteriori fuggie. La cooperazione con la coalizione internazionale anti-djihadista sarà fondamentale per garantire una gestione efficace e per evitare la diffusione del terrorismo. Tuttavia, il rischio di conflitti tra le diverse fazioni e la mancanza di un accordo globale su come trattare i detenuti familiari di combattenti potrebbe complicare ulteriormente la situazione. La comunità internazionale, tra cui l'ONU e gli Stati Uniti, dovrà valutare le implicazioni di questa crisi e decidere se intervenire con sanzioni o con un piano di gestione più strutturato. La situazione di Al-Hol rappresenta un caso emblematico di come la guerra e la destabilizzazione possano creare scenari di rischio per la sicurezza globale, richiedendo un impegno condiviso per trovare soluzioni durabili.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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