Assemblea nazionale vota perennizzazione dispositivo Territori zero disoccupazione di lunga durata
L'Assemblée nationale ha approvato all'unanimità, nella serata del 27 gennaio, la proposta di legge per la prolungazione e l'integrazione del programma sperimentale "Territoires zéro chômeur de longue durée" nel diritto comune.
L'Assemblée nationale ha approvato all'unanimità, nella serata del 27 gennaio, la proposta di legge per la prolungazione e l'integrazione del programma sperimentale "Territoires zéro chômeur de longue durée" nel diritto comune. La misura, portata avanti dal deputato Stéphane Viry del gruppo "Libertés, indipendenze, outre-mer e territoires" delle Vosgi, è stata adottata con 96 voti favorevoli e 23 astensioni. L'approvazione segna un passo decisivo per la riconversione del progetto, che mira a creare posti di lavoro stabili per persone in difficoltà nel mercato del lavoro, e permetterà al testo di proseguire il suo iter al Senato. Questa iniziativa, nata come sperimentazione nel 2016, ha visto il suo termine originario fissato al 30 giugno 2026, ma grazie a un emendamento approvato durante la discussione del bilancio, il termine sarà esteso fino a fine anno. La proposta di legge, riscritta attraverso quattro emendamenti del governo, mira a garantire una "pérennisation" del dispositivo, con un "capitolo dedicato" nel codice del lavoro.
L'esperienza, che si basa sul concetto che "nessuno è inoccupabile", ha visto il coinvolgimento di 83 territori volontari, da 5 a 10.000 abitanti, che hanno creato "aziende a scopo di occupazione" (EBE) per assumere in tempo pieno persone in condizioni di lunga disoccupazione. Questi territori, in collaborazione con le autorità locali, hanno potuto offrire un'alternativa al sistema tradizionale di reinserimento nel mercato del lavoro, riducendo la dipendenza da dispositivi di sussidio. La prolungazione del progetto, però, non è stata accolta senza critiche. I gruppi parlamentari ecologisti e "insoumis" hanno espresso preoccupazione per le implicazioni economiche, sottolineando che il costo per le finanze pubbliche è elevato, con un'onere di 28.000 euro per ogni posto di lavoro a tempo pieno nel 2023. Inoltre, i deputati hanno sollecitato un controllo più rigoroso sulla gestione dei fondi, temendo che il meccanismo possa essere sfruttato in modo inefficace o troppo costoso.
Il progetto nasce da un'idea radicata nel desiderio di ridurre la disoccupazione strutturale, un problema che ha colpito il Paese per anni. L'esperienza, lanciata nel 2016, ha visto un incremento del numero di posti di lavoro, con circa 4.000 persone assunte nei territori coinvolti. La sperimentazione ha però subito un'espansione nel 2020, quando il governo ha deciso di prolungarla, nonostante il termine iniziale. La sua prosecuzione è stata salutata come un segno di attenzione verso le esigenze di un gruppo sociale spesso trascurato, ma ha anche suscitato dibattiti su come gestire i fondi e garantire la sostenibilità a lungo termine. La Cour des comptes, in un rapporto del giugno 2025, ha riconosciuto l'efficacia del programma, ma ha anche evidenziato i costi elevati, sottolineando la necessità di un'analisi critica per evitare sprechi o inefficienze.
La riforma, che prevede la creazione di un capitolo specifico nel codice del lavoro, cerca di rispondere a queste preoccupazioni, fissando un quadro normativo chiaro per la gestione delle EBE. Secondo il ministro del lavoro Jean-Pierre Farandou, l'obiettivo è garantire una "pérennisation" del dispositivo, permettendo ai territori di continuare a operare con maggiore autonomia. Tuttavia, il testo prevede che le EBE si siano da un lato delle convenzioni sottoscritte sotto l'egida dei prefetti e dei presidenti di regione, un aspetto che ha suscitato polemiche. I gruppi ecologisti e "insoumis" hanno criticato questa disposizione, ritenendola un "diritto di veto" che potrebbe limitare la capacità dei territori di agire in modo autonomo, soprattutto in contesti in cui la collaborazione con le autorità centrali è ostacolata da vincoli burocratici.
L'approvazione del testo segna un momento cruciale per il futuro del progetto, ma non risolve tutte le questioni. Il passaggio al Senato potrebbe richiedere ulteriori modifiche, specialmente per rispondere alle preoccupazioni su costi e governance. Il governo, però, ha espresso fiducia nell'efficacia del programma, riconoscendo il ruolo chiave delle EBE nel ridurre la disoccupazione. L'obiettivo finale è creare un modello replicabile, che possa essere adottato da altri territori e contribuire a una politica di occupazione più inclusiva. Sebbene il dibattito continui, l'approvazione del progetto rappresenta un passo avanti verso una gestione più strutturata del problema, con un'attenzione particolare alle esigenze di chi è stato escluso per anni dal mercato del lavoro. La sfida, però, è garantire che questa iniziativa non si trasformi in un meccanismo costoso e inadeguato, ma in una soluzione sostenibile e realmente inclusiva.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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