11 mar 2026

Assalto Cgil Roma: chiede in appello conferma condanne per Castellino, Fiore e Aronic

La procura generale ha chiesto la conferma integrale delle condanne inflitte nel processo di primo grado per l'assalto alla sede della Cgil durante la manifestazione 'no green pass' a Roma, avvenuta il.

26 febbraio 2026 | 19:18 | 4 min di lettura
Assalto Cgil Roma: chiede in appello conferma condanne per Castellino, Fiore e Aronic
Foto: RomaToday

La procura generale ha chiesto la conferma integrale delle condanne inflitte nel processo di primo grado per l'assalto alla sede della Cgil durante la manifestazione 'no green pass' a Roma, avvenuta il 9 ottobre 2023. La richiesta è stata avanzata ieri davanti alla prima sezione della corte d'Appello capitolina, dove il sostituto procuratore generale Francesco Scavo ha sottolineato l'attendibilità delle motivazioni emerse dal tribunale di Roma. Gli imputati principali, tra cui Roberto Fiore e Giuliano Castellino, leader di Forza Nuova, sono stati condannati a 8 anni e 6 mesi e 8 anni e 7 mesi rispettivamente, con accuse di devastazione aggravata in concorso, resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale e istigazione a delinquere. La sentenza di primo grado, emessa nel dicembre 2023, aveva già stabilito pene comprese tra 8 anni e 2 mesi e 8 anni e mezzo per altri cinque accusati, tra cui l'ex Nar Luigi Aronica. La procura ha ribadito che le motivazioni della sentenza sono state "puntuale e approfondita", sottolineando come le dichiarazioni di alcuni imputati siano state contraddette dai filmati acquisiti dagli investigatori.

La richiesta della pubblica accusa ha incluso anche l'istanza di divieto di espatrio per Fiore e Castellino, considerando il rischio di fuga legato al loro ruolo di segretari del movimento politico. Tuttavia, la corte d'Appello ha respinto questa richiesta, osservando che le informative depositate non presentavano elementi sufficienti a giustificarla. Durante l'udienza, Fiore ha espresso le sue dichiarazioni spontanee, sostenendo che le accuse derivano da una "discriminazione politica" e che le informative si riferiscono a fatti risalenti nel tempo, non a azioni recenti. Ha inoltre collegato la richiesta della procura al contesto di precedenti denunce da lui presentate contro poliziotti della Digos per presunte omissioni. La difesa ha sottolineato come le accuse siano legate a un "clima di tensione" creato da una serie di denunce, tra cui quelle relative a un rapporto investigativo che potrebbe aver influenzato il processo.

L'episodio del 9 ottobre 2023 rappresenta un caso emblematico del conflitto tra movimenti politici e istituzioni, con la manifestazione 'no green pass' che aveva visto migliaia di persone radunarsi in piazza per protestare contro le restrizioni sanitarie. La Cgil aveva subito un attacco fisico durante la manifestazione, con gravi danni alle strutture e ferite a diversi agenti. I giudici di primo grado avevano già attribuito un ruolo di capo promotore a Castellino, indicandolo come chi aveva indirizzato i partecipanti verso la sede sindacale. Questa assegnazione ha suscitato dibattiti su come le responsabilità siano state distribuite tra i membri del movimento, con accuse di "condanna a priori" da parte di alcuni esponenti politici. La procura ha ribadito che le prove acquisite dimostrano una "collaborazione organizzata" tra i protagonisti, con elementi che confermano la partecipazione attiva di Fiore e Castellino.

Le implicazioni di questa sentenza di appello riguardano non solo la giustizia penale, ma anche il dibattito pubblico su diritti civili, libertà di protesta e repressione politica. La conferma delle condanne potrebbe consolidare una posizione di forte condanna verso i movimenti che si oppongono alle misure sanitarie, ma potrebbe anche suscitare critiche per la percezione di un "doppio standard" in alcuni casi. La difesa, invece, ha sottolineato come le prove siano state utilizzate in modo "selettivo" per incriminare solo alcuni membri del movimento, mentre altri siano stati assolti o beneficiati di misure alternative. La sentenza, attesa nei prossimi mesi e potenzialmente annunciata in primavera, potrebbe influenzare future azioni legali e il ruolo di Forza Nuova nel contesto politico italiano.

La battaglia per la verità nel processo del 9 ottobre sembra essere lontana dall'essere conclusa. La segreteria nazionale di Forza Nuova ha annunciato che l'udienza ha visto l'apertura di nuove procedure, tra cui l'audizione dell'ex ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, allora prefetto di Roma. Questa richiesta è stata avanzata dopo le dichiarazioni di Piantedosi su Quarta Repubblica, in cui aveva ammesso una "discriminazione politica" nei confronti degli imputati. La corte ha riservato la decisione su questa richiesta, ma ha respinto la proposta di sequestro dei passaporti, considerando insufficienti le motivazioni presentate. L'interesse pubblico per il caso è cresciuto, con la possibilità di ulteriori sviluppi che potrebbero influenzare il dibattito su libertà e sicurezza in un momento di tensioni sociali e politiche. La sentenza finale potrebbe rappresentare un punto di svolta per il movimento e per il contesto giuridico italiano, con conseguenze a lungo termine sulle relazioni tra istituzioni e opposizione.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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