11 mar 2026

Askatasuna torna in piazza: nuova manifestazione il 28 marzo contro governo e guerre

Askatasuna, il centro sociale torinese noto per le sue iniziative di protesta e di lotta sociale, ha annunciato oggi una nuova manifestazione nazionale in programma il 28 marzo, in seguito agli scontri avvenuti il 31 gennaio.

10 febbraio 2026 | 03:14 | 6 min di lettura
Askatasuna torna in piazza: nuova manifestazione il 28 marzo contro governo e guerre
Foto: La Stampa

Askatasuna, il centro sociale torinese noto per le sue iniziative di protesta e di lotta sociale, ha annunciato oggi una nuova manifestazione nazionale in programma il 28 marzo, in seguito agli scontri avvenuti il 31 gennaio. L'evento, che mira a unire diverse realtà autorganizzate, sarà un ulteriore appuntamento per il movimento che ha visto il suo primo scontro pubblico con le forze dell'ordine. La scelta della data non è casuale: gli organizzatori hanno spiegato che il periodo intermedio servirà per creare un dibattito su temi chiave come il diritto alla casa, al lavoro, al welfare, alla formazione e all'opposizione alle guerre. Il rilancio della data del 28 marzo, inoltre, segna un passo avanti verso una mobilitazione nazionale, che potrebbe coinvolgere centri sociali e gruppi di resistenza in varie regioni d'Italia. La decisione di tornare in piazza nasce anche da una serie di appuntamenti già programmati, tra cui quelli del 21 e 23 febbraio a Livorno, che hanno visto la partecipazione di migliaia di persone. Questi eventi hanno rappresentato un momento di confronto e di riflessione, con la partecipazione di diversi esponenti del movimento e di cittadini comuni che hanno espresso preoccupazione per la politica attuale.

La conferenza stampa tenuta questa mattina da Askatasuna ha messo in luce anche l'importanza del dialogo interno al movimento, per garantire un'opposizione trasversale e popolare. Gli organizzatori hanno ribadito che la lotta non deve essere solo una reazione alle politiche del governo, ma un impegno a lungo termine per i diritti sociali. Il tema della violenza, in particolare, è stato affrontato con attenzione: gli esponenti del centro sociale hanno sottolineato che la questione va complessificata, tenendo conto di chi ha innalzato il livello di scontro. "Bisogna vedere chi ha portato in piazza molte persone sui temi cari ai centri sociali", hanno sottolineato, riferendosi alle richieste di giustizia sociale e alle iniziative contro le guerre. La frase "Blocchiamo tutto" ha avuto un impatto concreto, come riferito dagli stessi organizzatori, che hanno visto un aumento del coinvolgimento dei cittadini in attività di protesta e di solidarietà. Questo approccio, però, ha suscitato anche critiche e preoccupazioni, soprattutto per il rischio di escalation e per l'effettiva capacità del movimento di mantenere la coerenza tra le richieste e le azioni. La sfida, quindi, è quella di trovare un equilibrio tra determinazione e strategia, per evitare che le proteste diventino un'alternativa passiva alle istituzioni.

Il contesto di questa nuova mobilitazione è radicato in anni di tensioni tra i centri sociali e le forze di sicurezza, che hanno visto episodi di conflitto crescenti. Askatasuna, nata negli anni Novanta come spazio di aggregazione e di educazione non formale, si è trasformata nel tempo in un simbolo di resistenza contro le politiche di austerità e di privatizzazione del welfare. La sua posizione contraria alle guerre e al militarismo ha reso il movimento un punto di riferimento per molti giovani e per le comunità marginalizzate. Tuttavia, la scelta di tornare in piazza dopo gli scontri del 31 gennaio ha messo in evidenza anche i limiti dell'autorganizzazione: la mancanza di un coordinamento nazionale e la diversità di obiettivi tra le diverse realtà hanno spesso complicato le iniziative. Inoltre, il contesto politico italiano, segnato da un governo che ha ridotto i fondi per le politiche sociali e ha aumentato i controlli sulle manifestazioni, ha reso più difficile il lavoro di chi si batte per i diritti. Questo scenario ha spinto Askatasuna e altre realtà a cercare nuove forme di lotta, che possano superare le criticità interne e esterne e riuscire a coinvolgere un numero maggiore di persone. La manifestazione del 28 marzo potrebbe quindi rappresentare un tentativo di rilancio di un movimento che, nonostante le sfide, continua a essere un elemento chiave del dibattito pubblico italiano.

L'analisi della situazione rivela una serie di implicazioni importanti per la società e per le istituzioni. Prima di tutto, la decisione di organizzare una protesta nazionale potrebbe segnare un passo avanti verso una maggiore visibilità del movimento, ma allo stesso tempo mette in luce le divisioni interne. L'incapacità di creare un fronte unitario ha portato a critiche da parte di alcuni esponenti, che hanno sottolineato la necessità di un approccio più strategico e meno emotivo. Inoltre, il tema della violenza, che ha sempre accompagnato le azioni di Askatasuna, continua a suscitare dibattiti. Se da un lato la richiesta di "Blocchiamo tutto" è vista come un'espressione di frustrazione e di protesta, dall'altro la sua applicazione potrebbe portare a situazioni di tensione elevata, con conseguenze imprevedibili. Questo doppio aspetto - la determinazione del movimento e il rischio di escalation - rappresenta una delle sfide principali per il futuro. Allo stesso tempo, la presenza di centri sociali in diverse regioni e la loro capacità di mobilitare comunità locali potrebbero indicare un'evoluzione del movimento verso una forma di azione più radicata e partecipata. Tuttavia, la mancanza di un piano di coordinamento nazionale e la frammentazione dei soggetti coinvolti rimangono ostacoli significativi per un'effettiva trasformazione del dibattito politico italiano.

La prossima fase del movimento sarà determinante per il suo futuro. La manifestazione del 28 marzo potrebbe rappresentare un momento cruciale per valutare se il movimento è in grado di superare le divisioni interne e di riuscire a coinvolgere un numero maggiore di persone. Gli organizzatori, però, dovranno affrontare una serie di sfide: la gestione delle relazioni con le forze di polizia, la capacità di mantenere la coerenza tra le richieste e le azioni, e la ricerca di un equilibrio tra determinazione e strategia. Inoltre, il contesto politico italiano, segnato da un governo che ha ridotto i fondi per le politiche sociali e ha aumentato i controlli sulle manifestazioni, potrebbe limitare le possibilità di azione. Tuttavia, il movimento ha dimostrato di essere in grado di adattarsi a situazioni complesse, grazie alla sua capacità di mobilitare comunità locali e di creare un senso di appartenenza. Il successo della prossima manifestazione dipenderà anche da come il movimento riuscirà a coinvolgere nuove generazioni e a mantenere viva la sua capacità di agire. In un momento in cui il dibattito politico italiano è spesso dominato da questioni economiche e di sicurezza, il lavoro dei centri sociali potrebbe rappresentare un'alternativa importante per rilanciare un'idea di società più giusta e più inclusiva. La strada, però, è ancora lunga e richiede un impegno costante da parte di tutti coloro che credono in un'Italia diversa.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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