11 mar 2026

Armi sequestrate da cartello messicano collegate a una fabbrica dell'esercito Usa

Il ministro messicano ha rivelato che il 47% delle cartucce da 50 calibri sequestrate proviene da una fabbrica statunitense, alimentando il mercato nero. La diffusione di armi potenzialmente letali ha alimentato la violenza in Messico, richiedendo un coordinamento internazionale per fermare il flusso illegale.

11 febbraio 2026 | 01:56 | 5 min di lettura
Armi sequestrate da cartello messicano collegate a una fabbrica dell'esercito Usa
Foto: The New York Times

La notizia che ha scosso il mondo delle relazioni internazionali e della sicurezza è emersa durante un'intervista del ministro della Difesa messicano, generale Ricardo Trevilla Trejo, che ha rivelato come metà circa delle cartucce da 50 calibri sequestrate da cartelli criminali negli Stati Uniti e in Messico dal 2012 provengano da una fabbrica governativa ubicata fuori Kansas City, nello stato del Missouri. Questa azienda, nota come Lake City Army Ammunition Plant, è il principale produttore di cartucce per fucili utilizzate dall'esercito americano. Il dato emerge in seguito a una domanda di un giornalista riguardo a un'indagine congiunta tra il New York Times e l'International Consortium of Investigative Journalists, che ha svelato come le cartucce prodotte da Lake City, utilizzate anche da alcuni assassini di massa negli Stati Uniti, siano diventate un'arma di scelta per i gruppi criminali messicani. Il ministro ha precisato che finora sono state sequestrate 137.000 cartucce da 50 calibri, di cui il 47% proviene da Lake City e viene venduta in negozi di armi negli Stati Uniti meridionali. Questa rivelazione ha acceso un dibattito su come armi destinate esclusivamente all'esercito americano possano finire in mano a criminali, mettendo in luce una complessa rete di distribuzione che va oltre i confini nazionali.

La crisi dei flussi di armi illegali ha raggiunto un punto di svolta con l'indagine che ha evidenziato come l'uso di cartucce da 50 calibri prodotte da Lake City non si limiti ai militari, ma sia entrato nel mercato civile grazie a contratti con aziende private che gestiscono la fabbrica. L'esercito americano ha permesso a queste aziende di vendere il materiale a distributori, rivenditori e negozi al dettaglio, rendendo disponibili armi potenzialmente letali anche al pubblico. Secondo il rapporto del New York Times e dell'International Consortium of Investigative Journalists, almeno 16 rivenditori online hanno venduto cartucce perforanti prodotte da Lake City o contenenti componenti provenienti da questa fabbrica. Questo fenomeno ha creato un mercato parallelo che alimenta il terrorismo e la violenza in Messico, dove i cartelli utilizzano armi di alta potenza per attacchi aerei, uccisioni di funzionari governativi e operazioni contro forze di sicurezza. Il ministro Trevilla ha sottolineato che, dal 2024, quando è entrata in carica la presidente Claudia Sheinbaum, sono state sequestrate 18.000 armi, di cui il 80% proveniente dagli Stati Uniti. Tra le armi più distruttive c'erano fucili Barrett da 50 calibri, lanciagranate e lanciarazzi, oltre a mitragliatrici di vario calibro.

Il contesto del problema si colloca all'interno di un quadro di tensioni tra Messico e Stati Uniti, dove il controllo delle armi è diventato un tema centrale nella lotta contro il traffico di droga e la criminalità organizzata. Il Messico ha restrizioni rigorose sul possesso di armi, che possono essere acquistate solo in due negozi gestiti dall'esercito, ma il flusso illegale di armi statunitensi continua a essere un problema. Secondo stime governative, tra 200.000 e 500.000 armi vengono illegalmente importate in Messico dagli Stati Uniti ogni anno. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che il governo messicano ha tentato di ottenere un risarcimento legale dagli Stati Uniti per il danno causato da armi illegali, ma il caso è stato respinto dal Supremo Court americano, che ha dichiarato che i produttori non hanno un obbligo legale di prevenire le vendite illegali. Tuttavia, il tribunale ha riconosciuto che le armi statunitensi vengono comunque vendute a criminali messicani, pur senza un legame diretto con i produttori.

L'analisi delle conseguenze di questa situazione rivela un'ipocrisia strutturale: entrambi i governi, messicani e statunitensi, hanno gli obiettivi comuni di ridurre la violenza e la criminalità, ma la disponibilità di armi potenzialmente letali alimenta il potere dei cartelli. Secondo Cecilia Farfán Méndez, direttrice dell'Observatorio Nordamericano presso l'Initiative Against Transnational Organized Crime, il problema è che i gruppi criminali non solo accedono facilmente a queste armi, ma ne fanno un'arma di terrorismo e controllo. Le forze di sicurezza messicane, nonostante le loro capacità operative, non riescono a contrastare l'efficacia delle armi da 50 calibri, che sono in grado di perforare armature e causare danni estremi. Il ministro Trevilla ha citato un episodio in cui un convoglio militare è stato attaccato da un fucile Barrett, uccidendo un soldato e ferendone tre. Questo scenario mette in luce la gravità del problema e la necessità di un coordinamento internazionale per interrompere il flusso di armi.

La chiusura del dibattito si concentra sulle prospettive future, dove il governo messicano, guidato da Claudia Sheinbaum, continua a chiedere collaborazione con gli Stati Uniti per limitare la diffusione di armi e munizioni. Nonostante alcuni accordi di cooperazione siano stati siglati, come l'aumento delle ispezioni e lo scambio di informazioni tra i governi, il ministro della Sicurezza, Omar García Harfuch, ha dichiarato che i tentativi statunitensi di ridurre la fornitura di armi non sono stati sufficienti. Se i cartelli avessero difficoltà a ottenere armi di alta potenza, il conflitto potrebbe assumere un aspetto diverso. Tuttavia, il problema persiste, e la soluzione richiede un impegno concreto da parte di entrambi i Paesi, nonché un'azione diretta contro i mercati neri che alimentano la violenza. La complessità del fenomeno richiede una strategia multifacettata, che coinvolga politiche internazionali, controlli rigorosi e una maggiore responsabilità da parte delle aziende che gestiscono la distribuzione di armi. La sfida è enorme, ma la collaborazione tra i governi potrebbe essere il primo passo verso una riduzione della violenza in Messico e nei territori confinanti.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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