Approvato l'accoglienza per i senza dimora a EUR. Comune blocca opposizioni
La città di Roma ha visto prendere il via, nelle scorse settimane, un progetto di carattere socio-assistenziale che ha suscitato un vivace dibattito tra le istituzioni e i residenti del quartiere Ferratella, nel quadrante Eur.
La città di Roma ha visto prendere il via, nelle scorse settimane, un progetto di carattere socio-assistenziale che ha suscitato un vivace dibattito tra le istituzioni e i residenti del quartiere Ferratella, nel quadrante Eur. Si tratta della "stazione di posta", un servizio dedicato a persone senza dimora e a soggetti in situazioni di fragilità, che mira a offrire supporto e accoglienza in un'area strategica del quartiere. L'annuncio ufficiale del lancio del progetto è stato dato dall'assessora capitolina alle Politiche Sociali, Barbara Funari, durante l'ultima commissione Trasparenza convocata dal presidente Federico Rocca (FdI). Funari ha spiegato che parte del servizio è già attiva, mentre per l'"housing first"-una serie di appartamenti con 10 posti letto per soggiorni temporanei-bisognerà attendere l'arrivo degli arredi. L'assessora ha sottolineato l'importanza del lancio del servizio, pur riconoscendo la necessità di un momento di inaugurazione formale. Tuttavia, il progetto ha subito un'accoglienza contraddistinta da forti resistenze da parte di alcuni residenti, che hanno espresso preoccupazioni e critiche sin dalla sua presentazione.
La contestazione ha visto il coinvolgimento del presidente del comitato di quartiere, Claudio Vitalini, che da giugno 2024 ha più volte sollevato questioni riguardanti le irregolarità del progetto e le presunte mancanze nell'approccio amministrativo. Vitalini, supportato da esponenti della Lega e di Fratelli d'Italia, ha denunciato situazioni di degrado, come discariche abusive nel giardino esterno dell'edificio e occupazioni illegali all'interno di un'area non interessata alla manutenzione straordinaria finanziata con oltre un milione di euro di fondi Pnrr. Tra le critiche più ricorrenti, quelle relative alla sicurezza sismica dell'edificio. Vitalini ha spiegato che i tecnici incaricati avevano confermato l'assenza di certificazioni per l'agibilità dell'immobile, un aspetto che ha generato preoccupazioni circa la sicurezza dei futuri utenti del servizio. A dicembre 2024, il comitato ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare "gravi e pericolose omissioni" nella progettazione dell'opera.
Il progetto, però, non è rimasto senza risposte. L'assessora Funari e il dipartimento delle Politiche Sociali hanno sottolineato che il lavoro svolto a via Comisso 23 non rientra nel campo della vulnerabilità sismica, poiché si tratta di manutenzione straordinaria piuttosto che di ristrutturazione. Michela Micheli, direttrice del dipartimento, ha chiarito che la perizia esterna aveva erroneamente considerato i servizi come "socio-sanitari", quando in realtà si trattava di servizi "socio-assistenziali". Questo equivoco, ha aggiunto, aveva portato a una falsa assimilazione del progetto a una Rsa, pur non essendo il caso. Inoltre, Stefano Leonardi, esperto del settore, ha sottolineato che i lavori di adeguamento impiantistico e funzionale non avevano modificato la struttura dell'edificio, quindi non era previsto un controllo sismico. Queste spiegazioni hanno cercato di dissipare le preoccupazioni, ma non hanno risolto del tutto le tensioni.
Tra le critiche, anche quelle relative a occupazioni abusive. Il comitato di quartiere ha segnalato la presenza di una baracca alle spalle dell'alloggio del custode, che sarebbe occupata da un uomo disoccupato e separato. Paola Colasanti, dirigente del IX Gruppo di polizia locale, ha precisato che la baracca è abitata da un cittadino italiano di 59 anni, che ha già ricevuto supporto da parte dei servizi sociali e dovrà attendere il compimento dei 60 anni per accedere a un sussidio. Per quanto riguarda l'alloggio del portiere, è occupato da un uomo di 90 anni, disabile e assistito da associazioni locali. Queste spiegazioni hanno cercato di mettere in luce che le occupazioni non erano abusive ma legate a situazioni di emergenza sociale. Tuttavia, il comitato ha continuato a lamentare il degrado del giardino, che sarebbe diventato una discarica abusiva con frigoriferi abbandonati e altro materiale.
La situazione in via Comisso 23, pur essendo sotto controllo, rimane un tema di dibattito. L'assessora Titti Di Salvo ha sottolineato l'installazione di videosorveglianza e l'allocazione di fondi per ulteriori interventi di manutenzione. Tuttavia, il comitato di quartiere ha espresso preoccupazioni circa l'impatto del progetto sul quartiere, sottolineando come le critiche siano cambiate nel tempo, passando da preoccupazioni immobiliari a questioni di sicurezza. L'assessora ha riconosciuto il diritto del comitato di esprimere opinioni, ma ha sottolineato la necessità di un "punto e dire basta" per evitare ulteriori tensioni. La questione, dunque, si presenta come un equilibrio tra esigenze sociali e preoccupazioni locali, con un futuro che dipende dal coinvolgimento delle istituzioni e della comunità.
Fonte: RomaToday Articolo originale
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