11 mar 2026

Antonio: una vita in taxi tra vip e comuni, ha visto cambiare Roma

Antonio, un uomo di circa 75 anni, ha trascorso la sua vita professionale come tassista a Roma, una città che ha visto crescere e trasformarsi sotto i suoi occhi.

29 gennaio 2026 | 12:21 | 4 min di lettura
Antonio: una vita in taxi tra vip e comuni, ha visto cambiare Roma
Foto: RomaToday

Antonio, un uomo di circa 75 anni, ha trascorso la sua vita professionale come tassista a Roma, una città che ha visto crescere e trasformarsi sotto i suoi occhi. Nato a Bari, ha scelto di trasferirsi nella Capitale all'età di 15 anni, dopo aver completato le scuole medie. La sua carriera iniziò negli anni Settanta, quando la città era ancora in un periodo di profonda trasformazione sociale e politica. "Avevo 15 anni e ho lavorato nei bar per circa otto anni, ma mi divertivo molto", racconta. Dopo il servizio militare, ha ottenuto la licenza di tassista, un lavoro che lo ha tenuto occupato per quasi mezzo secolo. "Quando tornai dalla leva, avevo ventidue anni e iniziai dicendo: "se trovo meglio cambio"", spiega. Nonostante la pensione, Antonio continua a guidare ogni giorno, un gesto che riflette la sua profonda connessione con la città.

La sua esperienza di tassista lo ha reso un testimone privilegiato dei cambiamenti di Roma. "La mia prima corsa fu il giorno dopo la festa della Liberazione, nel 1972. Era un periodo di tensioni, gli anni di piombo", ricorda. La città era diversa: "Erano anni di guerra civile, la radio e i giornali sembravano bollettini di guerra. Le strade erano piene di scontri tra gruppi politici, e noi tassisti dovevamo evitare quelle zone". La Roma di allora era più verde e concentrata, con il lavoro principalmente al centro, a Piazza di Spagna o a Piazza San Silvestro. "La mattina uscivano le persone che andavano in stazione, ma le periferie non erano frequentate", spiega. Ora, invece, la città è diventata una metropoli gentrificata, con un turismo fiorente ma una popolazione locale in calo. "Il centro è sempre affollato, ma la gente locale è scomparsa. Oggi lavoriamo nei quartieri o nelle stazioni principali come Termini e Tiburtina", aggiunge.

Il confronto tra il passato e il presente di Roma è evidente non solo nei quartieri, ma anche nei comportamenti delle persone. Antonio ha incontrato tante figure, dalla gente comune a personaggi noti. "Ho portato tanti politici, come Gianni Letta e Albano, sua moglie", racconta. Questi incontri, per lui, sono un'occasione per arricchire la sua cultura. "Per me ogni incontro è un'esperienza. Faccio il tassista, ma rimango sempre informato sui fatti della città", sottolinea. Il suo taxi è diventato un ambiente di dialogo, dove si possono affrontare argomenti politici, sportivi o filosofici. "Se il cliente è interessato, posso parlare di qualsiasi cosa. Se no, mi tengo zitto", dice. Tuttavia, nonostante la sua curiosità, Antonio riconosce i limiti del lavoro. "Certe persone non vogliono chiacchierare, e allora non ci siamo", conclude.

La trasformazione di Roma ha avuto conseguenze profonde, non solo architettoniche ma anche sociali. La gentrificazione ha reso alcuni quartieri più costosi, spostando la popolazione originaria in periferia. "La città è diventata più moderna, ma perde la sua anima", osserva Antonio. Allo stesso tempo, il traffico è rimasto un problema ineluttabile. "Negli anni Settanta non c'erano semafori, e l'Olimpica era un caos. Ora i sindaci hanno provato a migliorare la viabilità, ma Roma resta Roma", afferma. Il caos stradale, però, è diventato un elemento di routine per i tassisti. "Il traffico non è cambiato, solo la tecnologia. Ora ci sono auto elettriche, ma le strade sono sempre intasate", spiega. Questo scenario ha influenzato anche la professione: "I clienti oggi cercano velocità e comfort, ma io resto fedele al mio stile", dice.

La storia di Antonio è un microcosmo della trasformazione di Roma, una città che ha vissuto epoche diverse senza mai smettere di evolversi. Il suo lavoro, oltre a essere un mezzo di sussistenza, è diventato un ponte tra passato e presente. "Faccio il tassista, ma anche un osservatore. Ogni corsa è un'esperienza unica", afferma. Tuttavia, il futuro non è certo. Il traffico, il costo della vita e la competizione con nuovi mezzi di trasporto potrebbero modificare ulteriormente il ruolo del tassista. "Non so cosa accadrà, ma cercherò di mantenere la calma, come sempre", conclude. La sua voce, però, rimane un ricordo vivido di una Roma che non è mai stata uguale a se stessa.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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