11 mar 2026

Anco, il lupo più prolifico di Roma, se ne va

Il branco di Castel di Guido, noto per la sua presenza stabile nel territorio romano, ha perso il suo leader, Anco, un esemplare di lupo che aveva guidato il gruppo da circa quattro anni.

18 febbraio 2026 | 07:45 | 4 min di lettura
Anco, il lupo più prolifico di Roma, se ne va
Foto: RomaToday

Il branco di Castel di Guido, noto per la sua presenza stabile nel territorio romano, ha perso il suo leader, Anco, un esemplare di lupo che aveva guidato il gruppo da circa quattro anni. La carcassa del maschio, identificato come il capo del branco, è stata scoperta da un residente nelle campagne che circondano la Tenuta di Castel di Guido. Dopo la segnalazione, i guardiaparco della Regione hanno trasportato il corpo presso l'Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana, dove sono state condotte analisi per determinare la causa della morte. L'identità dell'esemplare è stata confermata grazie alle impronte e alle caratteristiche fisiche, mentre le indagini hanno rivelato che la morte è avvenuta a causa di un'aggressione inter-specie, un episodio raro ma non insolito in contesti di forte competizione per il territorio. La notizia ha suscitato interesse tra gli esperti, in quanto segna un momento cruciale per la conservazione della specie nel bacino del Lazio.

La morte di Anco, avvenuta in un periodo di transizione per il branco, ha acceso dibattiti tra biologi e ambientalisti. L'esemplare, arrivato a Castel di Guido nel 2022, aveva preso il posto del precedente maschio riproduttore, il quale era deceduto in un momento di instabilità per il gruppo. Anco, noto per la sua capacità di gestire il branco, ha contribuito al proliferare della specie, permettendo la nascita di una ventina di cuccioli. Tuttavia, solo una metà di questi animali è riuscita a raggiungere l'età adulta, un dato in linea con le statistiche della specie. La sua presenza ha reso il branco un punto di riferimento per la popolazione di lupi che si è stabilita nel territorio romano negli ultimi anni. La sua morte, quindi, non solo rappresenta una perdita per il branco, ma anche un segnale di dinamicità nella gestione della fauna selvatica.

Il contesto della vicenda si colloca all'interno di un quadro più ampio, in cui i lupi stanno riacquistando una presenza significativa in aree che un tempo erano considerate inospitali. Castel di Guido, un'area protetta gestita dall'Oasi LIPU, è diventata un'importante zona di rifugio per la specie. La presenza di Anco e del branco ha contribuito a stabilizzare la popolazione, riducendo i conflitti con gli agricoltori e migliorando la coesistenza tra fauna selvatica e attività umane. Tuttavia, la morte del leader ha reso evidente la fragilità di questo equilibrio. Gli esperti hanno sottolineato che l'aggressione inter-specie, pur se rara, rappresenta un rischio per la sopravvivenza dei branchi, specialmente in contesti in cui i territori si sovrappongono. Questo episodio ha messo in luce l'importanza di monitorare i comportamenti dei lupi e di intervenire in modo preventivo per evitare conflitti tra branchi.

Le conseguenze della morte di Anco si estendono ben al di là del branco che ha guidato. La presenza di tre branchi stabili nel litorale romano - uno a Castel di Guido, un altro a Fregene Maccarese e un terzo tra Aranova e Testa di Lepre - indica un processo di adattamento della specie a un ambiente sempre più complesso. L'analisi condotta dagli esperti ha evidenziato che la stabilizzazione della popolazione è un risultato positivo, in quanto riduce il rischio di estinzione e favorisce la coesistenza con gli esseri umani. Tuttavia, la morte di Anco ha reso necessario un intervento immediato per garantire la sopravvivenza del branco. La gestione del territorio e la protezione delle aree di riproduzione sono diventati temi centrali per gli ambientalisti, che hanno chiesto una maggiore attenzione da parte delle autorità regionali. Il caso di Anco rappresenta un esempio di come la conservazione della fauna selvatica richieda un approccio multidisciplinare, che tenga conto di fattori biologici, ecologici e sociali.

La prospettiva futura per il branco di Castel di Guido dipende da quanto gli esperti riusciranno a gestire la dinamica tra i branchi e a mitigare i conflitti territoriali. L'assenza di un leader potrebbe portare a una fase di instabilità, ma anche a un'opportunità per il branco di riprendersi e rafforzare la sua struttura. Gli ambientalisti hanno espresso ottimismo, in quanto la morte di Anco non sembra rappresentare un colpo decisivo per la specie, ma piuttosto un momento di transizione. La gestione del territorio e la collaborazione tra istituzioni, agricoltori e comunità locali saranno fondamentali per garantire la sopravvivenza dei lupi nel litorale romano. L'episodio di Anco, dunque, non solo conferma la stabilità della specie, ma anche la necessità di un impegno continuo per la sua protezione. Il caso del branco di Castel di Guido potrebbe diventare un modello per la gestione delle specie selvatiche in contesti urbani e rurali, dove il rispetto per la natura e la convivenza con gli animali selvaggi devono diventare priorità.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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