11 mar 2026

Ambasciatore Usa a Bruxelles convocato per accuse di antisemitismo

Il governo belga ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti, Bill White, dopo che quest'ultimo aveva accusato il paese ospitante di un'azione antisemita e criticato un funzionario belga su piattaforme sociali.

18 febbraio 2026 | 03:01 | 4 min di lettura
Ambasciatore Usa a Bruxelles convocato per accuse di antisemitismo
Foto: The New York Times

Il governo belga ha convocato l'ambasciatore degli Stati Uniti, Bill White, dopo che quest'ultimo aveva accusato il paese ospitante di un'azione antisemita e criticato un funzionario belga su piattaforme sociali. L'incontro, avvenuto martedì tra l'ambasciatore e un rappresentante del ministero degli Esteri belga, si è svolto in un momento di tensione crescente tra il governo americano e diversi governi europei, accusati di non allinearsi con i valori statunitensi. La scintilla dell'incidente è arrivata quando White, su X, aveva denunciato un'indagine in corso a Antwerp riguardante alcuni mohel ebrei che praticano la circoncisione rituale, accusati di eseguire procedure senza formazione medica. L'ambasciatore ha definito l'azione belga come un "processo ridicolo e antisemita" e ha chiesto al ministro della salute belga di intervenire per permettere ai mohel di svolgere il loro lavoro. Questa vicenda ha scatenato una reazione diplomatica e una discussione su libertà religiosa, diritti umani e sovranità nazionale.

La polemica si è intrecciata con il contesto più ampio delle relazioni tra gli Stati Uniti e l'Europa, dove il governo di Washington ha più volte criticato la politica di alcuni paesi membri dell'Unione Europea, accusandoli di non rispettare i valori democratici. Nella fattispecie, l'indagine a Antwerp riguarda una pratica religiosa che, pur essendo ampiamente accettata negli Stati Uniti e in Israele, è meno comune in Europa. In Belgio, le leggi prevedono che ogni intervento medico sia eseguito da un medico abilitato, una norma che ha suscitato dibattiti su come conciliare libertà religiosa con sicurezza pubblica. L'ufficio del pubblico ministero di Antwerp ha confermato che l'indagine è ancora in corso, ma ha precisato che non ci sono "prosecuzioni in corso", sottolineando che si tratta di un procedimento amministrativo. Questo ha alimentato le critiche dell'ambasciatore, il quale ha ritenuto che il governo belga non stesse rispettando la libertà dei mohel ebrai.

Il contesto di questa vicenda si colloca all'interno di una serie di tensioni diplomatiche tra gli Stati Uniti e diversi paesi europei, dove le accuse di antisemitismo e le preoccupazioni per la libertà religiosa sono state spesso al centro di dibattiti. Il ministero degli Esteri belga ha reagito con fermezza, sottolineando che gli attacchi personali e l'intervento in materia giudiziaria violano le norme diplomatiche. Il ministro degli Esteri, Maxime Prévot, ha espresso il proprio disappunto in un post su X, definendo le accuse come "false, offensive e inaccettabili", e ha ribadito che il Belgio non ha alcuna intenzione di permettere che le autorità giudiziarie siano influenzate da pressioni esterne. L'ambasciatore White, invece, ha affermato di non credere che il Belgio sia antisemita, ma di essere frustrato dal ritardo nella risoluzione del caso. Ha anche sottolineato che non vuole che il governo interviene in modo diretto sul processo giudiziario, ma che vorrebbe un sostegno pubblico per i mohel in questione.

Le implicazioni di questa vicenda toccano temi fondamentali come il rispetto delle istituzioni giudiziarie e la sovranità nazionale. In Europa, i governi tendono a mantenere una distanza rispetto al sistema giudiziario per evitare di compromettere l'indipendenza delle autorità. Il ministro belga ha ribadito che il dialogo con gli Stati Uniti è essenziale, ma deve basarsi su rispetto reciproco e rispetto delle istituzioni. La reazione del ministero degli Esteri belga ha anche messo in luce la sensibilità del paese verso le questioni antisemite, un tema che ha sempre avuto un'importanza cruciale nel contesto europeo. Al contempo, la posizione di White ha sollevato domande sulle frontiere tra libertà religiosa e sicurezza pubblica, un dibattito che continua a suscitare interesse in diversi paesi.

La situazione si sta evolvendo con ulteriori reazioni da parte di altri attori. Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa'ar, ha commentato la vicenda su X, sottolineando che il Belgio dovrà prendere atto della sua posizione e riconoscere la realtà del problema. L'ambasciatore White, però, ha ribadito che non intende scusarsi per le sue dichiarazioni, e ha espresso la sua convinzione che il caso non riguardi un antisemitismo diffuso. Inoltre, ha riferito che ha già avuto colloqui privati con funzionari belgi, ma che la mancanza di progressi lo ha spinto a sollevare la questione pubblicamente. Questa vicenda potrebbe avere ripercussioni sulle relazioni bilaterali tra Washington e Bruxelles, soprattutto se si dovesse arrivare a un confronto più diretto. Al contempo, il governo belga ha mantenuto una posizione ferma, enfatizzando il suo impegno a difendere i diritti dei cittadini e a garantire la sicurezza pubblica. La questione rimane aperta, con la prospettiva di ulteriori sviluppi che potrebbero influenzare il dibattito internazionale su libertà religiosa, diritti umani e relazioni diplomatiche.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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